Lazio, in Europa League c'è una sorpresa in serbo

Lazio, in Europa League c'è una sorpresa in serbo
di Alberto Abbate
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Mercoledì 16 Settembre 2015, 06:07 - Ultimo aggiornamento: 10:17

ROMA Fudbaler o futbolista? Milinkovic o Savic? Entrambi dai. Doppio cognome e via, in Spagna si usa così. Il primo del padre, ex calciatore, il secondo della madre, ex giocatrice di basket. Geni educati allo sport, figlio d'arte cresciuto tra tiri liberi e punizioni. Sempre in campo a dar spettacolo, per domani Sergej prepara uno show sulla trequarti. Tutti ad aspettarlo al posto o al fianco di Biglia, Pioli lo prova sulla mattonella di Mauri nel 4-2-3-1. Ovunque sia, Milinkovic-Savic è pronto a esordire dal primo minuto in Europa League e il turnover per Dnipro sembra coinvolgerlo. Ai suoi fianchi la fantasia di Felipe e Kishna, al centro lui dovrà servire il mitra Matri.
In realtà non parliamo certo di un assist-man (appena 2), ma da lì può far male alla Del Piero. Con quell'innato vizio del gol (un totale di 9 su 40 partite). Ha già scaldato il piede la scorsa settimana in Nazionale: doppietta contro la Lituania Under 21 per far capire a Roma chi è. Il migliore dell'ultimo mondiale baby, non certo quel Marcantonio lento e ingolfato del primo mese biancoceleste. Sergej ora mette il turbo ucraino.
IL TALENTO
Genio catalano e indole slava, forse per questo sempre a rischio giallo. Da placare l'irruenza della gioventù (classe '95), ma sul talento non si discute. Anzi la Lazio c'ha messo a caro prezzo la firma: 9 milioni al Genk più le commissioni (intorno al milione) al procuratore Kezman. Fondamentale la sua intermediazione sulla mancata firma di Sergej a Firenze: c'era una promessa da tre mesi alla Lazio. Mantenuta. Eppure adesso ce n'é un'altra da confermare: «Sarà lo Yaya Touré biancoceleste».
Magari. Il fisico è quello, 192 centimetri d'esplosività, più di Pogba e Kondonbia, per intenderci. Dall'alto Milinkovic-Savic guarda tutto con altri occhi, mette paura agli avversari. Ma non è solo questo che Pioli vuole da lui.
LA FAMIGLIA
Cuore diviso a metà, dicevamo, un po' serbo e un po' spagnolo tra rakija e sangria. Nato a Lleida (Catalunya), eppure tifoso sfegatato del Real. Il suo sogno, un giorno, è essere “galactico”. Forse non è un caso che abbia scelto la maglia numero 21, in Italia “esclusiva” dell'idolo Zidane. Cresciuto nel Vojvodina, esploso nel Genk (24 presenze e 5 reti lo scorso anno), Milinkovic-Savic deve ancora sfoggiare alla Lazio i suoi numeri, a ritmo di musica folk. E' legato alle tradizioni e alla famiglia. Vive vicino Formello con la fidanzata, ma il padre è la sua ombra: lo segue e lo consiglia di continuo. Fa lo stesso col fratello minore di proprietà del Man United (Vanja, portiere classe '97 in prestito al Vojvodina) e con la sorellina ginnasta Jana.
LA CRESCITA
Testa alta e tanta tecnica nel Dna, sbirciate il gol contro il Mekelen: tiro a giro all'incrocio dalla trequarti. Da lì ora vuole lanciarlo anche Pioli. Nelle giovanili Sergej è titolare fisso, grazie al suo contributo la nazionale di Paunovic è riuscita a vincere il Mondiale U20 in Nuova Zelanda. Sei gare da titolare, una rete e medaglia d'oro. C'è chi lo vede meglio come cursore, ma è uno che non recupera solo palloni.
Li smista con ottima visione di gioco e impressionante rapidità di pensiero. Anche al Genk aveva iniziato in panchina: dopo 90' col Kortrijk, era già il pupillo di McLeish. In biancoceleste ha collezionato ancora 73 minuti in tre gare, fra campionato e coppa. Neigli ultimi scampoli con l'Udinese, Sergej ha fatto le prove da trequartista. Lì Pioli ha la sua sorpresa in serbo per l'Europa.