Volley. Ai mondiali il Brasile ferma sempre l'Italia. Sylla non basta, 1-3 e finale per il bronzo con gli Usa

Volley. Ai mondiali il Brasile ferma sempre l'Italia. Sylla non basta, 1-3 e finale per il bronzo con gli Usa
di Vanni Zagnoli
8 Minuti di Lettura
Venerdì 14 Ottobre 2022, 00:12

Le ragazze più amate dagli italiani si fermano in semifinale, contro il Brasile che aveva rischiato l’eliminazione con il Giappone. Era sotto 2-0, in parità a quota 11 nel tiebreak. La stessa Serbia, l'altra finalista, era indietro nel 5° set, con la Polonia e fuori casa, insomma le finaliste in campo domani sera, dalle 20, hanno rischiato infinitamente di più nei quarti che in semifinale, chiuse entrambe per 3-1. Saranno di fronte le vicecampionesse olimpiche, le brasiliane, e le campionesse del mondo, le serbe guidate da Daniele Santarelli, il marito di Monica De Gennaro.

L’Italia faticherà enormemente anche con gli Usa di Karch Kiraly, perchè ha solo due giorni per riprendersi dal contraccolpo psicologico, si gioca domani alle 16,m sempre ad Apeldoorn, Olanda. Era favorita, era il suo mondiale, dice tutto Anna Danesi, quasi commossa: “Lavoravamo da 4 anni per questo obiettivo”. 

Il 3-1 peggiora il 3-2 della seconda fase, con le verdeoro. “Grande merito al Brasile - spiega la centrale cresciuta nel Volleyro’, a Casal de’ Pazzi, Roma -, per avere replicato la partita dell’altro giorno. Hanno difeso tantissimo, abbiamo commesso troppi errori, faremo un esamino di coscienza. Ora c’è una medaglia da andare a prendere, non quella che volevamo, ma ci si prova”.

L’Italia ha avuto un setpoint nel terzo parziale. “E averlo sprecato ci ha affossate. Avevamo comunque faticato sempre, non esprimendo il nostro gioco. Non mi aspettavo un quarto set così brutto, adesso recuperiamo le energie mentali”.

Marina Lubian è la meno esperta del sestetto azzurro, ha giocato benino per tre set, Mazzanti ha preferito lei a Chirichella, che era stata la meno appariscente delle titolari, prima di accusare un problema agli addominali dopo il successo sull’Argentina. 

“Loro sono state più brave - sospira l’altra centrale - e a loro è anche andato tutto bene, ma hanno lavorato anche forte. La loro correlazione muro-difesa è stata eccellente, quando non ci prendevano sopra la rete lo facevano con i salvataggi. Potevamo fare meglio ma era difficile mettere giù la palla”.

“Conosciamo il nostro valore, quel che vogliamo, andiamo a prenderci il bronzo sul quadrato del campo”, conclude Lubian. Ma quella frase “Conosciamo il nostro valore e sappiamo quel che vogliamo” è stato il mantra di questo mondiale lunghissimo, in cui l’Italia era favorita per gli ori all’Europeo e in Nations league e in cui non è arrivata al top della forma.

Davide Mazzanti sperava in un’altra partita, ma i prodromi si erano visti in varie gare della competizione, spesso in altalena di rendimento.

“E’ stata una partita sempre a inseguire - spiega il ct -, mai siamo rimasti comodi sul campo, a differenza del solito. Mi aspettavo una partita punto a punto ma in cui riuscire a fare il nostro gioco. Si è faticato in cambio palla e poi nel sistemarci in contrattacco punto che in genere viene naturale. Abbiamo vissuto il match con affanno, senza la lucidità necessaria”.

Resta quel muro di Danesi, nel terzo set, che aveva portato al setpoint. “Avevamo la grande possibilità di andare noi sul 2-1, l’abbiamo sprecata, è diventata ancora più difficile e abbiamo visto allontanarsi la finale. Avevamo terminato idee e lucidità, dispiace non essere stati in campo come volevamo”.

L’Italia si aspettava la schiacciatrice Gaby, invece è stata dominata dalle due Carol, le centrali, a muro. “Il Brasile è abilissimo nel giocare anche in situazioni difficili, ha molta qualità nel ricostruire, non siamo però stati dentro la partita come volevamo. Per domani rimettiamo insieme la nostra consapevolezza, perchè ha subito un colpo importante”.

C’erano i sorrisi abituali, nel prepartita, un po’ per dissimulare la tensione, si sono ripetuti gli errori gratuiti di Paola Egonu, come nelle occasioni in cui l’Italia non ha vinto, ovvero esclusi gli Europei e la Volley Nations league. L’opposto di famiglia nigeriana sale in cielo più di ogni altra ma ancora perde il controllo dei colpi, lunghi o fuori, soprattutto nelle gare più tirate. Ha 23 anni ma a 17 era già titolare a Rio 2016, le manca quell’ultimo step, il più difficile. Nel riscaldamento entra su Sky per salutare Francesca Piccinini, titolare in 4 olimpiadi, era il suo mito, dovrà aspettare il 2026 per emularla, ovvero l’unico campionato del mondo vinto dall’Italia femminile, 20 anni fa. 

Al palleggio c’è Alessia Orro, faceva la schiacciatrice e ogni tanto ama chiudere di persona il punto, non sarà la serata giusta. 

Al centro Danesi incide meno del solito, Lubian combatte. In banda Bosetti uscirà dopo un set e qualcosa, Sylla sarà trascinante nel secondo e nel terzo, non basterà. E i tuffi di Monica De Gennaro spesso non bastano a portare punti, la dirimpettaia Nyeme farà imprevedibilmente meglio.

L’Italia va a più 3 a metà del primo set, Egonu inizia a sbagliare qualcosa. Malinov in regia fatica a entrare solo per alzare il muro, avrebbe bisogno di partire titolare, per incidere nel gioco come sa, ha perso il posto da un anno, dall’Europeo in Serbia. Il suo ingresso coincide con uno dei 21 muri del Brasile, tantissimi per questo sport e in 4 set e in un match teoricamente molto equilibrato. Lo mette Caroline Gattaz, centrale di 41 anni: ha sempre giocato in Brasile, escluso un anno e mezzo in Azerbaijan ed è inconsueto, in un volley femminile che da una ventina d’anni porta le migliori in più nazioni, inseguendo ingaggi migliori ed esperienze di vita in campionati anche inconsueti.

Svetta anche l’altra Carol, da Silva, su Egonu, e porta a due palle set. Sylla piazza un pallonetto, Egonu manda fuori, è il 23-25. Accadde anche al cubano Herrera negli ottavi contro l’Italia maschile, il più forte sbaglia conclusioni in apparenza facili. Manca il controllo del polso, a volte, o si cerca il tocco del muro che non arriva. 

Nel Brasile spicca Rosamaria, Mazzanti deve cambiare qualcosa, nel secondo parziale leva Bosetti per Pietrini, il cambio più logico. 

Dal 5-8 Egonu progredisce, Gaby e la ricezione imprecisa di Sylla vanificano lo sforzo. Però la capitana aumenta i giri, pallonetto, schiacciate di potenza come nei giorni migliori, sino a un anno e mezzo fa. Lubian si tuffa, Egonu sbaglia, Carol da Silva mura. L’Italia però resta davanti, al massimo è pari. Gaby spreca il diagonale, è 24-22, e chiude Sylla, la tigre.

Terzo set, ancora Brasile, +3, Mazzanti invita a non incaponirsi nelle stesse destinazioni di battuta. Il punto più lungo è conquistato da Rosamaria, altro segnale negativo. Il ct invita ancora a prenderle a pallonate. “Chi tira la palletta, peste la colga”, disse in semifinale di Champions league Angelo Lorenzetti, alla Trento maschile. Era stato ascoltato, contro Perugia. Egonu gli dà retta ma sbaglia ancora, Sylla dà il -2 e la guarda. Nei tre anni condivisi a Conegliano hanno vinto tutto, ma anche perso una Champions e un mondiale per club. Lorenne mura Pietrini, -4, sembra andato il set che spesso nel volley fa la differenza. Sbaglia Macris, Sylla e una difesa di Bosetti regalano la parità a 21. Quando Danesi mura Carol da Silva, è il sorpasso, da non credere. Egonu mette il vecchio cambio palla ma non il contrattacco del 2-1. Carol Gattaz battezza il primo tempo di Lubian, Lorenne contrattacca sulla ricezione a mani aperte di Pietrini, è il suo punto debole. Il terzo set è fatto di 5 muri verdeoro e di 8 errori punto azzurri.

Esultano i brasiliani in tribuna, sono in prevalenza, e fra loro c’è anche il presidente dell’Fivb Ari Graça

La ricezione azzurra fatica, il quarto set sarà mortificante. A quota c’è l’unica parità, un parziale di 0-8 con Carol Gattaz è schiacciante. C’è il classico rilassamento di chi ormai sa di aver vinto, solo per questo finisce 19-25. 

Spuntano lacrime, fra le azzurre, in mezzo al campo resta il presidente federale Manfredi, con i vice Bilato e Cecchi, a interrogarsi su un oro assoluto che non arriva, fra olimpiadi e mondiali, per questa generazione comunque fenomenale. Quattro anni fa arrivò la finale, persa al tiebreak con la Serbia, nel 2014 il Brasile ci privò del bronzo ma l’Italia non era così forte. E per Parigi 2024 tornerà il timore di non raggiungere la prima semifinale olimpica, al femminile la parte psicologica incide tanto. Ma queste azzurre resisteranno altri due anni, perlomeno.

“Neanche nei migliori sogni avrei pensato di battere l’Italia in semifinale”, ammette Zè Roberto, oro olimpico del ’92 con i maschi e due con le donne. Le allena quasi ininterrottamente dal 2003, è un record, per lo sport ai massimi livelli. Ha 68 anni e gli manca solo l’oro mondiale. Vinse anche due scudetti a Pesaro, femminile.

L'Italia femminile mai ha battuto il Brasile ai mondiali. Perse nel 1990 (3-0 negli ottavi), nel 2010 (3-0 nella prima fase, ma determinante per l'esclusione dalle semifinale), nel 2014 e ieri sera. 

Il tabellino della semifinale.

Italia-Brasile 1-3: 23-25, 25-22, 24-26, 19-25.
Italia: Sylla 17, Danesi 10, Egonu 30, Bosetti 5, Lubian 8, Orro 1; De Gennaro (l); Pietrini 7. Ne: Gennari, Bonifacio, Fersino, Chirichella, Nwakalor. All. Mazzanti.
Brasile: Gabi 20, Carol 17, Lorenne 14, Rosamaria 11, Carol Gattaz 11, Macris 2; Nyeme (l); Kisy 2; Pri Daroit, Roberta. Ne Kudiessm Lorena, Tainara, Natinha (L). All. Zé Roberto. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA