Taylor-Serrano, il tabù preso a pugni: il Madison Square Garden apre al mondiale femminile

Amanda Serrano e Katie Taylor
di Gianluca Cordella
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Giovedì 28 Aprile 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 16:25

Madison Square Garden, New York. Sportivamente parlando, il tempio del machismo. Qui i New York Knicks hanno scritto pagine gloriose del basket, prima di un tunnel lunghissimo dal quale non sono ancora usciti. Qui, sul ring, hanno incrociato i guantoni le leggende della boxe, dando vita ad alcuni dei match più iconici della storia. Muhammad Ali contro Joe Frazier, Jake LaMotta contro Sugar Ray Robinson, Rocky Marciano contro Joe Louis. Anche l’Italia ha dato il suo contributo al mito, con Nino Benvenuti e le due vittorie della trilogia mondiale contro Emile Griffith. Un tempio che ha raccontato 140 anni di Noble Art. Al maschile. Per trovare traccia di una presenza femminile in grado di smuovere media e storia nello stesso modo bisogna andare indietro fino al 19 maggio 1962, quando i riflettori si accesero sulla bellezza abbagliante di Marilyn Monroe che augurava buon compleanno al presidente John Fitzgerald Kennedy. Oppure si può fare un salto in avanti a sabato prossimo, quando nella notte italiana due campionesse purosangue scriveranno una pagina preziosa della parità di genere sportiva. Non sono famose come Marilyn, ci mancherebbe, ma Katie Taylor e Amanda Serrano possono diventare a modo loro dei simboli, proprio come l’icona di Hollywood. La prima irlandese, campionessa mondiale dei pesi leggeri WBC, WBA, IBF e WBO, imbattuta sin qui nei 20 incontri disputati. La seconda portoricana, unica pugile in grado di allacciarsi alla vita la cintura iridata in più di quattro categorie di peso. Piccolo dettaglio: lei in realtà lo ha fatto in sette, vincendo 42 dei 44 incontri disputati (con un pareggio e una sconfitta), ben 30 per ko. Non è un caso che nel profilo Twitter, alla voce descrizione, abbia piazzato un “assassina del ring”. La sfida, trasmessa in diretta da Dazn, è stata “confezionata” come “biggest fight in women’s boxing history”. Sarà il main event della serata newyorkese e al Madison una cosa così non si era mai vista prima. Sold out i 20 mila biglietti messi in vendita. E le borse, che storicamente non sono mai note con certezza, su una certezza viaggiano: “entrambe ne avranno una a sette cifre”, assicurano i promoter di Matchroom Boxing, Eddie Hearn, e della Most Valuable Promotions, Jake Paul. Insomma, borse superiori al milione di dollari per entrambe le combattenti: altra rivoluzione.

Massimo rispetto

E allora che rivoluzione sia: via anche il trash talking, a volte macchiettistico, che accompagna i combattimenti dei colleghi uomini. Qui si parla solo con rispetto. «Sfidare Katie per il titolo mondiale in questo contesto è la cosa migliore che potesse capitare alla mia carriera», ammette la Serrano, abbattendo con le parole il luogo comune delle offese pre-match all’avversario. D’altra parte Amanda è una che sa dare il giusto peso alle cose importanti. Specie in via d’estinzione: è tra i pochissimi abitanti del mondo a non possedere un telefonino. «Mi distrarrebbe da ciò che conta nella mia vita», ammette. E quando sui social posta qualche selfie – gli sponsor, si sa, devono fare il loro corso – si affretta a specificare «una foto scattata con lo smartphone di mia sorella». Dura e pura, insomma. Lei che aveva scelto il nuoto e ha virato sulla boxe, accompagnando in palestra la sorella Cindy, mondiale a sua volta nei Piuma nel 2016. Le uniche sorelle iridate del pugilato femminile, una versione light dei Klitschko. Dai supermosca ai superleggeri, ha vinto in ogni fascia di peso. Con i leggeri scriverebbe un altro capitolo dell’antologia di una campionessa.

Dal pallone al ring

Fuoriclasse vera del ring, come l’irlandese che in soli 20 incontri ha unificato il mondiale dei Leggeri, portandosi a casa una cintura dopo l’altra. Non male per una ragazza che fino al 2009 era capitana della nazionale di calcio del suo Paese. Già tirava di boxe, ma il suo destino sembrava un altro. Undici presenze con la Nazionale verde che inseguiva gli Europei di Finlandia e due gol, uno segnato all’Italia. Professione attaccante e cos’altro poteva essere visto quello che ha mostrato dopo sul ring? Nel frattempo però arrivavano anche i titoli mondiali fra i dilettanti e così Katie, figlia d’arte (papà Pete è stato campione del mondo dei mediomassimi), lascia il pallone e si dedica solo ai guantoni. Vince l’oro alle Olimpiadi di Londra 2012, nel 2016 passa tra i professionisti e tutto il resto che abbiamo raccontato lo fa in appena sei anni. Sabato, insieme ad Amanda, lanceranno la boxe femminile in un’altra dimensione. In palio il titolo di miglior pugile della storia. E di ciò che pensa la supercampionessa Claressa Shields, per ora, non sembra importare molto a nessuno.

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