Petrucci: «Sì alle donne professioniste, ma non solo nel calcio»

Lunedì 30 Dicembre 2019 di Marino Petrelli
Fine anno di bilanci e programmi anche nel mondo della pallacanestro. La Virtus Bologna prima in classifica non sorprende Gianni Petrucci, presidente della Federazione. «Sono un po’ ambizioso e presuntuoso nel dire che mi aspettavo Bologna così in alto. Abbiamo un campionato con grandi campioni, le neo promosse stanno giocando un bel basket, Sassari, Roma e Brindisi, squadre del sud, hanno un progetto a lunga scadenza e a loro va un plauso particolare». E sulla Nazionale aggiunge: «In Cina, ai Mondiali, ci è mancato poco, ma abbiamo ottenuto il pass per il pre-olimpico. Sono arrivati ottimi risultati dalle nazionali giovanili e nel settore femminile siamo primi in Europa davanti a Spagna e Francia».
Il 2019 si chiude però con la diatriba tra Fip e Legabasket. Che sta succedendo?
«Abbiamo un ottimo rapporto con tutte le società, anche quelle di A2 e femminile. Ai primi di ottobre avevo già chiesto alla Lega di fare un corpo unico. Oggi le carenze che avevo evidenziato esistono ancora e l’assenza di alcune società non aiuta. Lasciamo da parte le divisioni e presentiamo un progetto unitario per il basket. Se le società non si accordano, la Federazione dovrà convocare un consiglio straordinario e decidere al posto di chi non decide».
Sta pensando al commissariamento?
«La parola commissariamento la evito al 100 per cento perché non rientra nel dna della Federazione. Si può parlare di nuove deleghe e di una nuova visione d’insieme. Noi non abbiamo crisi nei nostri tesserati, il basket da questo punto di vista è in salute. Ho sempre avuto una particolare predilezione per Roberto Mancini, mi auguro che anche gli allenatori del basket lancino i giovani italiani. Serve per il cambiamento e per avvicinare il grande pubblico».
Le dico due date: giugno 2020 e giugno 2021…
«A Belgrado ci giocheremo le Olimpiadi senza paura, sapendo che sarà molto difficile, ma noi non siamo secondi a nessuno. Il 2021 è l’anno degli Europei con un girone a Milano e mi auguro di vedere il Forum esaurito. Coincide con il centenario della Federbasket, vogliamo arrivarci preparati, in campo e fuori».
Tiene banco anche la nuova legge delega sullo sport italiano. Quale è la sua opinione?
«È il momento più delicato per lo sport italiano. Il ministro dello Sport non ha nessuna responsabilità, ma confido in lui che porti una parola di chiarezza con i prossimi decreti delegati che dovranno dipanare la matassa. Anche il presidente Malagò avrà una funzione importante portando, direttamente o indirettamente, la voce del Cio. Non da ultime, le federazioni dovranno avere un ruolo fondamentale. Mi auguro che il Consiglio nazionale sarà l’unico organismo dove si dibattono, e possibilmente si risolvono, i problemi».
La nuova legge apre anche al professionismo nel mondo femminile. Cosa ne pensa?
«Io non posso seguitare ad accettare che si parli di professionismo o semi professionismo solo nel calcio. Quando Gravina fece questa proposta eravamo d’accordo nel portare avanti questo discorso in tutti gli sport, ora vedo che si fa riferimento solo al calcio. Il mondo della pallacanestro è molto interessato. Saranno le singole federazioni, dopo aver sentito tutte le società, a decidere se questo discorso può interessare o meno. In Consiglio nazionale contiamo uno, ma i pesi sono nettamente diversi, non possiamo paragonare una federazione come un’altra. Lo dicevo anche quando ero presidente del Coni, non ho cambiato parere».
Come si considera Petrucci alla fine del 2019?
«“Poco se mi valuto, molto se mi confronto”. Lo diceva Giulio Andreotti, mio maestro che mi portò alla Roma».
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