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Chi è Matteo De Nora, team principal di New Zealand: per Luna Rossa aria di derby

Chi è Matteo De Nora, team principal di New Zealand: per Luna Rossa aria di derby
di Francesca Lodigiani
4 Minuti di Lettura
Martedì 9 Marzo 2021, 07:30

L’ora della verità è arrivata. Mercoledì, alle 16.15 di Auckland, le 4.15 di questa notte in Italia, debutta la 36ª America’s Cup. A confrontarsi il Defender Emirates Team New Zealand e il Challenger Luna Rossa Prada Pirelli, il Royal New Zealand Yacht Squadron e il Circolo Vela Sicilia, gli Ac 75 volanti Te Rehutai e Luna Rossa, il CEO kiwi Grant Dalton e il Team Director e Skipper Max Sirena, Checco Bruni, Jimmy Spihill e Pietro Sibello e Peter Burling, Blair Tuke e Glenn Ashby, gli 8 grinder, ma non solo, della Luna e gli 8 grinder, ma non solo, di Te Rehutai, l’Italia e la Nuova Zelanda, il chairman di Luna Rossa Prada Pirelli Patrizio Bertelli e il team principal di Emirates Team New Zealand Matteo De Nora
Sì un nome italiano. L’avversaria di Luna Rossa nella Coppa America che parte oggi ha un team principal di solide radici imprenditoriali italiane. De Nora infatti, nato a New York, figlio di Vittorio, è nipote di quell’Oronzio che ha inventato l’Amuchina e creato la De Nora, impresa di successo a suo tempo definita “multinazionale tascabile”. Laurea alla Bocconi, appassionato di offshore nei tempi d’oro di Abbate e Casiraghi, e anche di automobilismo, tanto da esser amico di Jacky Icks, imprenditore, attivo nella finanza, filantropo, Matteo De Nora non ha mai avuto interessi nella “De Nora”. «In effetti siamo stati diretti concorrenti in alcuni campi - racconta - Quando ho ceduto la mia azienda, però ho venduto a loro la parte che comunque aveva un’origine in comune (due fratelli). Sono contento di averlo fatto».
L’incontro di Matteo De Nora con Team New Zealand avviene per caso mentre è a Auckland nel 2003 per la sua barca a vela con la quale ha fatto più volte il giro del mondo, Artide e Antartide compresi. 

LA STORIA
Ma facciamo un passo indietro. Per la Nuova Zelanda la missione America’s Cup parte con l’edizione australiana del 1987. Ci vogliono 8 anni però per vincerla dopo aver sconfitto gli americani a San Diego nel 1995. Segue nel 2000 la difesa trionfante capitanata da Sir Peter Blake contro Luna Rossa Silver Bullett, ma nel 2003 i kiwis perdono male. Dopo che i talenti migliori, capitanati da Russell Coutts, hanno cambiato bandiera, sono tornati con Alinghi sotto bandiera svizzera, e si sono portati la Coppa delle 100 Ghinee sul lago di Ginevra. De Nora, colpito dalla situazione in cui si trova quel che resta di Team New Zealand, che sente ingiusta, e dalla personalità di Dalton, si appassiona all’impresa e decide di dare una mano, finanziaria, ma non solo. Da allora lui che si considera cittadino del mondo, o meglio «meno del 50% italiano... Il resto Argentina, Nuova Zelanda e Monaco ovviamente» è con i kiwis. Il suo ruolo? «Più angelo custode e parafulmine che decision maker - lo definisce - Anche se…”. Quanto al suo click con i kiwis «come spesso accade - dice - servono due o tre coincidenze per far succedere una cosa inaspettata. Per me il click è scattato dopo aver visto Team New Zealand fallire completamente nella campagna del 2003, aver conosciuto Grant Dalton. E aver avuto un incidente in una gara automobilistica che mi ha spinto a vendere la mia azienda». Quanto ai rapporti di Team New Zeland con Luna Rossa De Nora sostiene che «non sono stati così stretti in passato e non sono così terribili oggi» e aggiunge: «la Coppa America deve rimanere così, spesso sveglia emozioni estreme. Altrimenti che Coppa America sarebbe?». Il Team Principal di Team New Zealand ha dichiarato in più occasioni di ritenere il più pericoloso dei challenger Ineos Team UK e nonostante i risultati in mare, non sembra aver cambiato idea. 

TRA LE RIGHE
«Tra i Challenger il più veloce era American Magic e Ineos il miglior team» anche se «poi nelle finali può succedere di tutto». De Nora non esprime un giudizio sugli odierni contendenti, è però entusiasta degli AC 75 volanti: «Queste barche sono il più grande successo di Coppa a prescindere da chi vincerà. Ci ho anche navigato… una volta è sufficiente!». Barche che in effetti hanno affascinato tutti, anche i più scettici degli esordi, oggi pronti a godersi lo spettacolo, a tifare e a sperare che la Luna faccia sognare. 
 

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