Italia, c'è un futuro azzurro oltre i “soliti” fuoriclasse

Martedì 30 Luglio 2019 di Gianluca Cordella
Simona Quadarella a Fiumicino ieri sera
«Riporre nella vaschetta gli oggetti metallici». E così, almeno una quindicina di volte, gli addetti agli imbarchi dell’aeroporto di Gwangju, hanno visto ragazzi e ragazze in maglietta bianca e pantaloncini azzurri o in tute griffate dal tricolore lasciare nel contenitore qualcosa di prezioso, tra uno smartphone e un portafoglio. Una medaglia non si imbarca, mai. Si sfoggia al collo fino al ritorno in Italia, come hanno fatto i giocatori del Settebello domenica sera, ricevendo l’abbraccio di parenti e tifosi. Quegli stessi tifosi che ieri, in 500, hanno affollato lo scalo di Fiumicino per il ritorno di Simona Quadarella e compagni. È una festa scintillante quella azzurra. Il mondiale ha portato 15 medaglie (4 ori, 6 argenti e 5 bronzi), una marea di record e, fiore all’occhiello, una prestazione complessiva del nuoto in vasca da antologia. 

LA RIVOLUZIONE
L’Italia in piscina non vinceva. E poi ha cominciato a vincere. Poi vinceva sempre con i soliti fuoriclasse. E ora comincia a vincere con tanti talenti e ne porta in finale altri che vinceranno domani. Forse già alle Olimpiadi di Tokyo, alle quali il nuoto azzurro arriva con molte certezze e pochissimi dubbi. Il mondiale coreano per gli azzurri è stato il migliore di sempre, per medaglie conquistate (3 ori, 2 argenti e 3 bronzi), finali ottenute (23, sette in più di Melbourne 2007) e risultati cronometrici con 20 record nazionali cancellati, alcuni dei quali resistevano dall’epoca dei costumoni gommati.

I TRE MOSCHETTIERI
Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti sono le stelle, da sempre, e lo hanno confermato a Gwangju. E se la carriera splendida della Divina con ogni probabilità si chiuderà ai Giochi giapponesi, quella dei due colleghi del mezzofondo (e non solo) è ancora lunga. A loro fianco ci sarà con certezza Simona Quadarella che ha tutto dalla sua: età, testa e classe. A 20 anni si è tolta il lusso di una doppietta pazzesca - oro nei 1500 e argento negli 800 - che è servita a dimostrare al mondo che le future gare con la Ledecky non saranno poi dal pronostico così scontato come si credeva fino a qualche settimana fa. Ma non è tutto. In Sudcorea abbiamo trovato due raniste da podio: Martina Carraro e Benedetta Pilato che - tanto per parlare del nuoto che sarà - ha solo 14 anni e un oro mondiale perso per un manciata di millesimi contro la primatista del mondo Lilly King. Elena Di Liddo nella farfalla e Margherita Panziera nel dorso hanno mancato il podio per dettagli che possono essere messi a posto. Filippo Meglio, Marco De Tullio, Federico Burdisso sono tutti nomi buoni per gli anni a venire. Figli di un movimento che complessivamente è tornato al top, al punto da aver ricompattato le staffette, inesistenti fino a poco tempo fa e in lotta per le medaglie a Gwangju. 

L’UNICA OMBRA
E così, a conti fatti, l’unico neo vero resta il bronzo di Paltrinieri nei 1500. Non per fare gli schizzinosi quando si tratta di medaglie, per carità, ma è indubbio che Greg abbia il potenziale per l’oro e per il record del mondo. I dubbi sono legati al dispendioso progetto fondo più mezzofondo, che ha svuotato l’azzurro nella finale della sua gara. Ma l’oro, in fin dei conti, lo ha vinto Florian Wellbrock, il tedesco che condivide con l’azzurro la doppia ambizione olimpica. Paltrinieri ha sempre detto che preferisce affrontare prima le gare in piscina e poi quelle in mare aperto, per poter abituare il fisico lentamente all’aumentare delle distanze. A Gwangju è stato il contrario. Nella Tokyo olimpica, invece, l’ordine sarà quello voluto da Greg, E allora... Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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