Golf, con il Major di Agusta scatta l'ora dei maestri

Golf, con il Major di Agusta scatta l'ora dei maestri
di Stefano Cazzetta
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Mercoledì 7 Aprile 2021, 07:30

Di taglio discutibile e colore improbabile, non può essere certo presa a modello di stile. Eppure rappresenta il sogno confessato di ogni giocatore di golf. È la giacca verde che spetta al vincitore del Masters, il primo dei 4 major stagionali, il più affascinante, l’unico che ha una sede fissa in quel tempio inaccessibile chiamato Augusta National che riaprirà le sue porte da domani a domenica 11 aprile. 
LANA TROPICALE
Realizzata in lana tropicale, è un monopetto a tre bottoni, con logo del club sul taschino. Bruttina finché non la indossi. Per dire: il campione spagnolo Sergio Garcia, trionfatore nel 2017, lo ha trasformato nel capo più prezioso del suo guardaroba: l’ha sfoggiata con orgoglio in varie occasioni: dalla tribuna di Wimbledon al calcio d’inizio di un Real Madrid-Barcellona e perfino nel giorno del suo matrimonio. La Giacca Verde, istituita nel 1937 per i soci, dal 1949 identifica anche i vincitori. Il primo fu Sam Snead, e da allora sono tanti i campioni ad averla indossata: primo fra tutti, Jack Nicklaus, con le sue 6 vittorie. Tiger Woods lo incalza con 5, ma non sarà al via in questa edizione a causa del pauroso incidente automobilistico che lo ha visto protagonista lo scorso 23 febbraio e che ha posto un enorme punto interrogativo sul suo futuro agonistico. In realtà, la Giacca Verde va restituita l’anno successivo per essere esposta nella sale del circolo, ma qualcuno, in passato, deve averlo dimenticato, facendo la fortuna di un signore canadese che, nel 1994, la comprò in un mercatino di Toronto per 5 dollari e la rivendette all’asta per 135.000. Difficile dire chi la indosserà domenica, mettendo in tasca un assegno da 2 milioni e 70 mila dollari. Il golf non ama pronostici, soprattutto su un campo che mette i brividi. A cominciare dal famoso Amen Corner, che si snoda dalla buca 11 alla 13: qui sono state registrate grandi imprese, ma anche naufragi clamorosi, come quello di Jordan Spieth che nel 2016 mancò il bis con un brutto 7 al par 3 della 12, o quello, per noi più doloroso, di Francesco Molinari che sempre alla 12, nel 2019, vide affogare i sogni di vittoria a vantaggio di uno scaltro Tiger Woods che andò a vincere il suo quinto Masters, 15° major di una carriera inimitabile. Da quel momento è cominciata una fase molto delicata per il campione italiano. A conferma di quanto l’aspetto psicologico sia determinante nel golf. Il vero Molinari è quello che, tra l’altro, ha vinto l’Open Championship e ha annientato i sogni americani vincendo 5 sfide su 5 alla Ryder Cup del 2018 a Parigi. Ed è quello che speriamo di vedere tra due anni alla Ryder di Roma. La medicina è soprattutto una: dimenticare il brutto incidente del 2019. Il ritorno all’Augusta National nel 2020 non è stato felice: ha mancato il taglio. Domani parte alle 18,24 italiane con il mito Fred Couples e l’amateur Charles Osborne. Di sicuro non è tra i favoriti e può essere un vantaggio. 
FAVORITI
Per il resto, sorprese a parte, occhio ai soliti nomi: Jordan Spieth (fresco vincitore domenica scorsa in Texas, dopo 3 anni di digiuno), il campione in carica Dustin Johnson, Justin Thomas, lo spagnolo Jon Rahm, il bombardiere-scienziato Bryson DeChambeau e magari il nordirlandese Rory McIlroy, già vincitore degli altri major, ma che al Masters finisce sempre per cacciarsi nei guai. Per tutti vale la regola che con una vittoria ad Augusta si entra nella storia, ma è con due o più che si diventa leggenda.

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