Tornano in scena «I Promessi Sposi alla prova», regia di Andrée Ruth Shammah

Giovedì 20 Febbraio 2020
Era il 1984 quando Giovanni Testori consegnò a Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah una sua personale riscrittura del capolavoro di Alessandro Manzoni, rinforzando il suo legame con l’allora Salone Pier Lombardo. Ora «I Promessi Sposi alla prova» torna a Milano (fino a domenica 23 febbraio), ancora una volta con la regia di Andrée Ruth Shammah, anima e mente del Teatro Franco Parenti, insignita lo scorso luglio del titolo di «Chevalier de la Légion d’Honneur» dal presidente francese Emmanuel Macron.

Com’è nata l’esigenza di riproporre «I Promessi Sposi alla prova»?

La situazione di oggi, in cui tutto sembra uguale e non c’è il senso del passaggio di esperienza e del sapere, mi ha fatto pensare che il bisogno dei maestri, di coloro che sanno, sia sempre più importante. Ho notato che i giovani, quando si inizia a raccontare, chiedere o pretendere, sono molti ricettivi.

«I Promessi Sposi» sono sicuramente un caposaldo non solo della nostra letteratura, ma anche dei programmi scolastici. Come hanno risposto i ragazzi allo spettacolo?

È successa una cosa rivoluzionaria: un gruppo di giovani che aveva già assistito a «I Promessi Sposi alla prova» ha convinto i docenti a portare la classe allo spettacolo. Il meccanismo si è rovesciato: gli insegnanti avevano paura che il testo fosse pesante e difficile, mentre in realtà scorre con piacevolezza, mantenendo una sorta di leggerezza della profondità. I ragazzi sono pronti: hanno bisogno e voglia di sentire qualcuno che si prende la responsabilità di raccontare qualcosa di importante, di parole che pesino, che facciano riflettere. Sono molto contenta del risultato.

Davvero un successo in un’epoca in cui i giovani sono spesso etichettati come “superficiali” e associati inevitabilmente a un uso smodato della tecnologia.

I giovani sono molto meglio di quanto si continui a descriverli. Arrivano al nostro teatro, si appassionano e rimangono loro stessi stupiti di quanto si stiano appassionando. In questo testo, scritto genialmente per noi da Giovanni Testori, e nel mio adattamento c’è il mio modo di pensare al teatro con la consapevolezza che la cultura è spesso più divertente delle stupidaggini.

Il rapporto con i giovani è infatti presente non solo in questo allestimento, ma in tutta la sua carriera.

Questo spettacolo richiede la freschezza dei giovani, come i due attori Filippo Lai e Nina Pons, e l’esperienza dei grandi, come Luca Lazzareschi e Laura Marinoni. Mi piace molto lavorare con le nuove generazioni, collaboro con la scuola di Firenze e con me hanno debuttato tanti grandi attori, come Giuliana De Sio e Isabella Ferrari. Giovane o no, se ti dai, se regali la tua esperienza, nascono cose bellissime.

Il suo lavoro però non è concentrato solo sul Teatro Franco Parenti, ma su tutto il complesso che comprende anche i Bagni Misteriosi, diventato un centro di punto di riferimento per la città di Milano.

Era il nostro obiettivo. Ci tengo a sottolineare che tutto è stato fatto con denaro privato, compresa la ristrutturazione dell’ex Centro Balneare Caimi, una piscina pubblica, il che ha dell’incredibile. Oltre alla generosa donazione del gruppo Bolton e Joseph Nissim, noi continuiamo a pagare i debiti con la banca che ci ha prestato i soldi: con il prossimo cinquantesimo anniversario del teatro, vorrei lasciarci senza debiti.

Una situazione alquanto insolita.

Ma è quello che fanno i milanesi: ci siamo rimboccati le maniche con grande sforzo privato per lasciare ai cittadini una piscina pubblica. Questo ovviamente non vale per il teatro: lì vado avanti per la mia strada, con fantasia e tutte le mie forze.

Spettacoli, giochi per bambini, nuoto e pattinaggio sul ghiaccio: i suoi sforzi però sono stati premiati e ora l’area di via Pier Lombardo è sempre più frequentata.

Il mio obiettivo era che diventasse una piazza delle possibilità, un luogo familiare ai cittadini, una casa. Credo di esserci riuscita: ho ricevuto una lettera in cui due signore mi dicevano di essermi grate perché «avevo portato loro i Caraibi sotto casa». Non avevano i soldi per andare in vacanza per cui hanno iniziato a frequentare la piscina ogni giorno. Poi abbiamo preparato l’allestimento invernale con neve, pini e pista da pattinaggio e ho ricevuto un’altra lettera. Erano le stesse signore che mi ringraziavano per «avere St. Moritz sotto casa». Ne sono rimasta davvero commossa. Ho seguito e seguo ogni dettaglio affinché tutto sia bello: per me la bellezza del luogo porta la piacevolezza. Spero di esserci riuscita.

È soddisfatta?

Negli ultimi tempi ho ricevuto due regali: dei ragazzi che chiedono agli insegnanti di vedere il mio spettacolo e due signore che mi ringraziano per aver portato i Caraibi e St. Moritz in centro a Milano. Cosa posso volere di più?

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