Cammariere: «La mia Pasqua in video aspettando un nuovo Rinascimento»

Sabato 11 Aprile 2020 di Leonardo Jattarelli
Sergio Cammariere
Sergio Cammariere è un fiume in piena. In tempi di "chiusura" forzata, il musicista calabrese, il jazzista dal sound elegante, sofisticato, segnato da una melodia che unisce classico e moderno, improvvisazione e rara conoscenza dei classici, apre la sua mente alla creatività, forse mai come in questo momento in cui la musica ha necessità di lanciare segnali universali. Cammariere sarà il protagonista, nel giorno di Pasqua, del ricco palinsesto di #AuditoriumLives della Fondazione Musica per Roma, visibile sui canali Facebook, Instagram, Twitter, Spotify, Telegram. Alle 18 di domani, con un video in esclusiva dalla sua casa, regalerà una emozionante versione unplugged di Tutto quello che un uomo, uno dei suoi brani più famosi di un vastissimo repertorio; un pezzo con cui si aggiudicò nel 2003 il Premio della critica al Festival di Sanremo. 
Cammariere è entusiasta, ha la voce di un bambino emozionato nel raccontare questi giorni di pura gioia creativa pur nella consapevolezza di un momento doloroso.
Come sta vivendo questi giorni così bui?
«Siamo nel pieno di un mutamento epocale. Nulla sarà più come prima e purtroppo credo che durerà per molto tempo. I live? Ne riparleremo in momenti migliori. Il mio concerto del 20 marzo all'Auditorium è stato spostato al prossimo 11 dicembre ma per fortuna non sono stato e non sono fermo. Mai. Dalla mia casa ho musicato due documentari, un “corto” di Benedicta Boccoli dal titolo La confessione e un film di animazione di Fabio Teriaca con tre miei brani di piano. Sto anche chiudendo un disco di solo pianoforte, il mio secondo, con un cofanetto prodotto dal Parco della Musica Records. Inoltre lavoro al video del brano Con te sarò, tratto dal mio ultimo album, La fine di tutti i guai. Sarà arrichito da un'animazione sempre di Teriaca».


E ha anche promosso un singolo per offrire aiuto a chi ne ha bisogno...
«Sì, si tratta della canzone musicata con Joe Barbieri,  Tu io e domani, scritta per aiutare la Protezione Civile. In pochi giorni abbiamo raccolto più di 10 mila euro grazie ad un team di tecnici, fonici e programmatori che ci ha permesso di unire i vari singoli contributi da casa. Con Fabrizio Bosso, Barbieri appunto e ancora Tosca e Luca Bulgarelli. Nel testo si parla di un grande abbraccio, quello che non ci separerà mai».
Domani per la Pasqua ha scelto di rivisitare un suo pezzo storico, Tutto quello che un uomo. Perchè ha scelto proprio questo brano?
«E' la canzone che mi ha regalato la notorietà, che mi ha cambiato la vita. Una bella manifestazione per la Pasqua nonostante questo periodo così disastrato. Suono da casa e alla mia esibizione si uniranno varie "clip" di altri musicisti».
Come è nata questa canzone?
«Era un pezzo scritto per il Sanremo del 2003. In realtà avrei dovuto portare un altro brano, Sul sentiero, ma Pippo Baudo scoprì che era stato già suonato dal vivo e quindi ho cambiato. Un altro aneddoto? Le prime parole di Tutto quello che un uomo all'inizio erano completamente scombussolate: il verso “Se non fosse per te crollerebbe il mio cielo” era in origine “Interrompo il digiuno con quattro biscotti”. Pensare che con questo disco persone di diverse generazioni si sono innamorate, hanno fatto bambini e sì, magari si sono anche lasciate e ritrovate».
Cammariere, come cambierà la musica dopo il Coronavirus?
«Mi auguro, anzi sono sicuro che ci troveremo davanti ad un nuovo Rinascimento, ad una vera e propria rivoluzione. Noi oggi, abituati a forme “amusicali”, ad una quasi assenza di suono. Perché al di la delle mode di passaggio, ciò che sopravvive sono melodia e armonia. Non basta parlare su un monoaccordo. Spero che si possano rieducare le nuove generazioni anche attraverso l'insegnamento della musica classica nelle scuole superiori».



Ce l'ha con qualche nuova tendenza musicale in particolare? La Trap, l'Indie...?
«Io credo che il cosidetto pubblico di nicchia, l'amante delle canzoni d’autore che rappresenta il 10 per cento del mercato, si rafforzerrà e speriamo di portarci dietro nuovi fruitori. L’Indie? E' assolutamente interessante e conta diversi artisti molto bravi. Io parlo delle tendenze destinate a bruciarsi in fretta, alla musica monotematica. Ognuno pensa di essere un artista ma quando le rime sono ostentate, a lungo andare risultano perdenti. Ora quello che più mi preoccupa, sinceramente, è tormare alla normalità. Credo che ci sarà una scrematura naturale e spero che coinvolgerà anche le nostre radio e le tv». 
Il jazz rimane la sua radice più profonda?
«Il jazz? Pensare che all’inizio, da ragazzino, ascoltavo solo rock, classica e blues. Poi, arrivato a 20 anni, il jazz è stato per me un vero tsunami, un innamoramento completo. L'improvvisazione emozionale, ecco cos'è il jazz  e i miei concerti sono sempre pieni di gente proprio perchè, almeno credo, si avverte sincerità. Ogni volta qualunque mio pezzo è sempre eseguito in modo diverso. Perché la musica deve essere un divenire».
Crede che il settore abbia ancora molto da chiedere a livello di finanziamenti e appoggi statali?
«Oggi, in questi giorni di totale paralisi, ci sta dando un grande aiuto il nuovo Imaie e ringrazio per questo, perché c’è un piccolo fondo anche per noi musicisti. Spero che tutti i compositori e gli autori abbiano il giusto. Insieme potremo abbracciare il nuovo Rinascimento. Io ci credo». 
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