Donatella Rettore domani a Roma: «Resto un'icona punk, non siederò mai su uno sgabello con la chitarrina»

Donatella Rettore domani a Roma: «Resto un'icona punk, non siederò mai su uno sgabello con la chitarrina»
di Mattia Marzi
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Giovedì 5 Agosto 2021, 15:09

Arriverà un momento in cui il pubblico e la comunità musicale daranno a Donatella quel che è di Donatella. Punk è dir poco. Tra gli Anni ‘70 e ‘80, quando in pochi nel pop sfidavano i tabù temendo i giudizi di un pubblico ancora troppo bacchettone (e le donne erano criticate sempre di più rispetto ai colleghi uomini), Rettore non si risparmiò. Nel ‘79 in Splendido splendente cantò di chirurgia estetica sui suoni della dance: anni dopo al botox sarebbe ricorsa anche lei, ritoccandosi le labbra. Nell’80 nel testo di Kobra infilò uno dietro l’altro una serie di doppi sensi a sfondo sessuale, suscitando un’ondata di proteste. Nel brano-manifesto Donatella, un anno dopo, si immaginò “impiccata sul bidet” e al tema del suicidio avrebbe dedicato nell’’82 l’iconica Lamette. Trash per molti, rivoluzionaria per altri. A 66 anni l’artista veneta quelle canzoni le canta ancora dal vivo: «Non sono stata mai capita. E non a caso sono ancora in giro, alla mia età», dice lei, che domani si esibirà a Villa Ada - Roma Incontra il Mondo.

Perché dice di non essere stata capita?

«Intanto quando si parla di me, mi si considera una cantante. Non c’è niente di più sbagliato: io sono cantautrice, quei brani portano anche la mia firma. E non provocavo tanto per o perché speravo di finire al centro dell’attenzione».

Per cosa, allora?

«Mi battevo per il cambiamento della figura femminile nella musica: pretendevo che le artiste fossero meno cinguettanti e più taglienti, intelligenti. Quelle gonnelline avevano stufato: era arrivato il momento di indossare giacche e pantaloni di pelle. Rivendicavo una volitività femminile, spingevo le donne a farsi valere in mezzo ai colleghi e ai direttori artistici, tutti uomini. All’epoca eravamo solo io e la Nannini».

Oggi provocazioni del genere dove si possono trovare, tra le cantanti di nuova generazione?

«Non saprei. Il fatto è che in giro si ascoltano solo canzonette leggere: è una gara di spensieratezza. Invece io sono sempre stata dell’idea che le canzoni debbano suscitare dei sentimenti in chi l’ascolta, smuovere le coscienze, far riflettere».

Chi le piace, delle nuove realtà musicali?

«La Rappresentante di Lista. Non a caso quando all’inizio dell’anno mi hanno proposto di accompagnarli al Festival di Sanremo nella serata dei duetti sulle note di Splendido splendente ho detto subito sì. Sono bravi anche i Maneskin: il successo internazionale che stanno avendo è tutto meritato».

A Sanremo mancava da 17 anni per sua scelta o per quelle dei vari direttori artistici che si sono susseguiti all’Ariston?

«Per mia scelta. Ci andai l’ultima volta nel ‘94, poi dopo quattro partecipazioni decisi di dire basta, non mi divertivo più».

Oggi si sente esclusa da certi circuiti?

«No. Di tv ne ho fatta, anche recentemente (nel 2019 ha partecipato al talent Ora o mai più insieme ad altre vecchie glorie della musica italiana, ndr). Il fatto è che i programmi guardano tutti al passato, io vorrei una tv più progressista».

Però non pubblica un nuovo album dal 2011: l’ispirazione è finita?

«Macché. In questi anni scritto anche uno spettacolo teatrale, Rettore Rockopera: contavo di portarlo in scena l’anno scorso, poi hanno chiuso i teatri. Nel frattempo c’è questo tour estivo».

Non suonerà mica in acustico come tanti suoi colleghi?

«Non finirò mai su uno sgabello a suonare le canzoni con la chitarrina. Il concerto è rock, energico. Oltre alle hit c’è spazio anche per i 40 anni di Estasi clamorosa, il disco di Donatella: vinsi il Festivalbar».

A Roma gioca in casa, non è vero?

«In parte. Arrivai nella Capitale a 19 anni e ci ho vissuto per oltre trent’anni. Con un romano mi sono pure sposata (il manager Claudio Rego, ndr)».

La battaglia contro il tumore al seno è ufficialmente vinta?

«Sì: oggi ne parlo al passato».

Si è vaccinata?

«Eccome. È urgente che tutti lo facciano. Sono arrabbiata con i no vax perché stanno rallentando la voglia di ripresa. Io sono una contestatrice nata, ma adesso non è proprio il momento di esserlo».

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