Un “extraterrestre” a Londra, 50 anni fa moriva Jimi Hendrix

Venerdì 18 Settembre 2020 di Enzo Vitale
JImi Hendrix

Era il 18 settembre 1970, mezzo secolo preciso, e a Londra se ne andava uno dei più grandi musicisti rock del pianeta. Un nome semplice ma leggendario: Jimi Hendrix.
Una vita, breve, difficile dai trionfi di Monterey e di Woodstock alla solitudine degli ultimi giorni. 
Il musicista, nato a Seattle il 27 novembre del 1942, ha rivoluzionato l'approccio alla chitarra elettrica. 
Parlare di Hendrix ci appare superfluo, basta andare sul web per avere una bibliografia sconfinata, noi abbiamo preferito far parlare i suoi colleghi. Un extraterrestre a Londra, così diversi musicisti lo definirono quando arrivò nella capitale inglese.

JOHNNY BLACK
«Quando nel 1966 Jimi Hendrix arrivò a Londra, mandò fuori di testa tutti, a cominciare dalla sacra trimurti dei chitarristi inglesi: Clapton, Beck e Page. Ben presto, anche loro avrebbero seguito il suo esempio sviluppando una nuova esplosiva forma di blues elettrico».

JOHN MAYALL
«Quando Jimi venne a Londra per la prima volta, Chas Chandler aveva sparso la voce di aver trovato a New York questo fenomenale chitarrista, che sapeva suonare la chitarra dietro la schiena, con i denti e in altri modi assurdi. Questi aneddoti giravano ancora prima che Jimi si fosse mai visto qui, quindi non vedevamo l’ora di assistere a un suo concerto; e lui confermò alla grande le nostre aspettative».

JOE SATRIANI
« Fu il più intenso dei musicisti blues. Suonò le cose più tristi e quelle più divertenti. Suonò la roba più anticonvenzionale, ma in realtà gli veniva dal profondo. Si allontanò dal modo tradizionale di suonare il blues, ma comunque riuscì a incorporare i lamenti e le urla in fraseggi completamente fedeli al blues».

RITCHIE BLACKMORE
«Hendrix mi impressionò. Non tanto per la tecnica, quanto per la mentalità. Non era un chitarrista eccezionale, ma tutto il resto che lo riguardava era geniale. Anche la sua maniera di camminare era sorprendente».

JEFF BECK
«La cosa che notai non fu solo il suo blues sorprendente, ma anche il suo approccio fisico alla chitarra. Agiva sempre su un unico accordo, era un insieme esplosivo. Io, Eric e Jimmy eravamo tutti maledetti, perché venivamo dal Surrey. Sembravamo usciti fuori da una vetrina di un negozio Burton. Quando arrivò lui, mi scosse come un terremoto. Dovetti pensare a lungo e seriamente a quello che avrei fatto dopo».

MARK KNOPFLER
«La prima volta che sentii Hey Joe alla radio, andai completamente fuori di testa e schizzai fuori per comprare il 45 giri. Non avevo nemmeno un giradischi».

ERIC CLAPTON
«Senza dubbio, sfilò il tappeto da sotto i piedi dei Cream. Raccontavo di lui a persone come Pete Townshend e andavamo a sentirlo insieme».

PETE TOWNSHEND
«La cosa che sbalordì sul serio me e Eric fu il modo in cui prese tutto quello che facevamo e lo migliorò. Fu allora che iniziai davvero a provare a suonare. Pensai che non sarei mai stato grande come lui, ma che non c’era nessuna ragione per cui non dovessi provarci. Mi ricordo che dissi ad Eric, “Un giorno riuscirò a tirarlo giù dal palco”. Ma quello che fece Eric fu anche più singolare. Disse, “Be’, io farò finta di essere Jimi Hendrix!»”.

JOE BONAMASSA
«Non credo esista musica trasmessa oggi dalle radio che sarebbe stata possibile senza Jimi Hendrix».

JIMI HENDRIX
«Sono stato imitato talmente bene che ho sentito gente copiare i miei errori».

LE INIZIATIVE
Proprio in questi giorni sono in uscita diverse iniziative per ricordare il grande chitarrista statunitense come quella di Classic Rock che presenta una monografia dal titolo Jimi Hendrix Collector’s Edition, 116 pagine a colori, uno speciale straordinario proptio per ricordare per il 50° anniversario della sua morte. Discografia (capolavori, album postumi, live, box e legacy edition), interviste, concerti, collaborazioni, film, libri, artisti hendrixiani e mille altre storie.

Dalla rivista ai libri per parlare di  “The story of life", gli ultimi giorni di Jimi Hendrix, a cura del giornalista e critico musicale Enzo Gentile insieme a Roberto Crema.
Il libro racconta l’ultimo mese di vita di Jimi Hendrix e contiene la prefazione firmata da Leon Hendrix, fratello minore del leggendario chitarrista. 
Attraverso la ricostruzione del contesto storico degli anni ‘70 il libro ripercorre la battaglia legale per l'eredità, concludendo con una serie di contributi e testimonianze di personaggi che hanno da raccontare, in esclusiva, il loro punto di vista “hendrixiano”: George Benson, Eric Burdon, Paolo Fresu, Pat Metheny, Franco Mussida, Beppe Severgnini, Fabio Treves e Carlo Verdone.

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