Morricone, gli Oscar mancati e quella statuetta alla carriera:
«Il mio sogno? Un film affidato soltanto a un quintetto d’archi»

Lunedì 6 Luglio 2020 di Leonardo Jattarelli
Il maestro Ennio Morricone scomparso oggi all'età di 91 anni
«....Per i suoi contributi magnifici all'arte della musica da film». Tutto qui. L'America non è mai stata generosa con lui, uno dei più grandi compositori per il cinema di tutti i tempi. Nel 2007, Ennio Morricone riceveva il premio Oscar onorario alla carriera dopo essere stato nominato per 5 volte tra il 1979 e il 2001 senza aver mai ottenuto la statuetta. La avrà nel 2016 per le partiture del film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, vincitore anche del Golden Globe.


Ennio Morricone mostra l'Oscar alla carriera ottenuto nel 2007

Molti degli incontri con il maestro sono legati alla febbre da Oscar. Ma lui non ne voleva sapere, di febbre. Anche nell '87, quando era quasi sicuro di farcela per Mission di Roland Joffé con Robert De Niro e Jeremy Irons, al momento del verdetto infelice, scrollò le spalle e rimase in silenzio. 
In procinto di partire per Los Angeles, nel marzo del 2001, aspettando ancora una volta l’esito delle votazioni sulle sue musiche per Malèna di Giuseppe Tornatore, Morricone tagliò corto, forse per scaramanzia: «Questa non mi sembra proprio la volta buona. Se non mi hanno dato l’Oscar per la colonna sonora di Mission...Il fatto è che lo spartito di Malèna è molto raffinato, non ha toni urlati come quello del Gladiatore, non è musica eclatante, e purtroppo queste cose non vengono troppo notate». No aveva la “febbre” neanche quel giorno. E aggiunse: « Vuole la verità? Un Oscar non mi cambierebbe la vita e non aggiungerebbe troppo al mio lavoro. E poi sono in buona compagnia, insieme a tutti gli illustri ”nominati” mai premiati come Orson Welles e Stanley Kubrick. Magari la statutetta me la daranno quando non scriverò più, insomma un Oscar alla carriera». Quello che avrebbe ottenuto sei anni dopo, ma questa è una storia che ancora era da scrivere.  Al maestro 
non andava comunque tropp a genio il criterio per l’assegnazione delle statutette: «Sulle schede di votazione - spiegava - si può scrivere solo il titolo del film, non quello dell’autore. E alla fine ad essere segnalata è sempre la pellicola di maggiore successo della stagione». 


Ennio Morricone con Sergio Leone per "C'era una volta in America"

E il film va avanti...trascorrono sei anni e dopo vari altri incontri, eccoci di nuovo alla vigilia degli Oscar, del suo oscar alla carriera.  Morricone era a Roma, a Palazzo Valentini a parlare di musica, del concerto che il 3 marzo, dopo i recenti concerti americani e le prime prove con la Roma Sinfonietta, avrebbe diretto all’Auditorium della Conciliazione. La parola Oscar vagava nell’aria durante tutti i discorsi, perché dopo cinque appuntamenti con la statuetta andati a vuoto stavolta il maestro l’Oscar doveva solo aspettare di averlo tra le mani. Era l'anno del riconoscimento alla sua immensa carriera di compositore.


Robert De Niro in "Mission" di Roland Joffe

Gli chiesi come si sentisse alla vigilia di un evento così importante: «Sinceramente da un po’ di tempo non ci pensavo più. L’ultima volta che ero quasi sicuro di poter avere la statuetta fu per le musiche di Mission. Ma adesso ci siamo e sono molto felice. Soprattuto per il fatto che non si tratta dell’Oscar per un’opera singola ma per una intera vita artistica al servizio della musica e del cinema in particolare. E’ la summa del mio lavoro».
I concerti trionfali a New York, prima all’Onu poi al Radio City, sono stati già un grande riconoscimento...
«Cosa posso dire? Sono andati benissimo, troppo bene forse malgrado qualche difficoltà iniziale avuta con il coro americano. Il pubblico è stato superlativo e l’esperienza straordinaria».
Da chi riceverà la statuetta?
«Mi hanno parlato di Monica Bellucci o di De Niro, ma a me piacerebbe averlo da mio figlio Giovanni, vorrei fosse accanto a me in quel momento».
Qual è la perfetta alchimia per il successo?
«Si tratta di un magico accordo da trovare: il gusto dello spettatore, il legame estetico e immaginifico con il regista e l’esigenza del compositore che ha una responsabilità anche verso se stesso».
Lei una volta ha parlato di “musica dignitosa”. Cosa intende esattamente?
«Non certo di banalità compositiva ma di uno spartito che sia plasmabile per un pubblico il più eterogeneo come quello del cinema così come per l’ascoltatore raffinato. Una compensazione che si raggiunge con espressioni di musica tonale».
Ora c’è l’emozione dell’Oscar. Ma ricorda il primo battito di cuore in una sala buia?
«S’intitolava Testimony di Tony Palmer, un ritratto biografico di Dmitri Shostakovich. La musica era in primissimo piano e io mi sentii catapultato dentro le immagini».
L'ultima domanda, quel giorno prima dell'Oscar, riguardò il suo sogno non ancora realizzato. Il maestro sorrise, gli occhi brillarono. Disse: «Il mio sogno sarebbe la colonna sonora di un intero film affidata soltanto a un quintetto d’archi». 









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