Montalbano amato da Nord a Sud: un eroe popolare, mito consolatorio

Giovedì 18 Luglio 2019 di Mario Ajello
Montalbano, quell'eroe popolare mito consolatorio
Forse, insieme a Pinocchio, Montalbano è l'unico personaggio letterario italiano che è diventato un eroe popolare. Ha contribuito molto la tivvù, naturalmente. Ma il genio di Andrea Camilleri sta alla base, e sulla cima, di questo miracolo sapientemente costruito. Montalbano, con ironia e schiettezza, ha risposto al bisogno di legalità degli italiani. E lo ha incarnato senza moralismi ideologici, al netto di quel senso trombone di superiorità etica che indispone e allontana, e viceversa attraverso la leggerezza dei grandi e la forza semplificatrice del nazional-popolare. L'assenza di un eroe nazionale di provenienza letteraria è stata colmata - e lo sarà ancora perché l'autore non c'è più ma il suo personaggio è vivo e vegeto - da Montalbano sono. E siccome l'eroe nazionale, in questo caso non un titano ma un commissario a portata di mano, una sorta di figlio di una qualsiasi vicina di casa che con abnegazione serve la patria e incarna valori che sono patrimonio di tutti, Montalbano che pure a suo modo è di sinistra e riesce a piacere di qua e di là, al Nord come al Sud, a chi si ritiene appartenente alla cultura alta (non a tutti in verità, in questa categoria piena di schizzinosi) e a chi chiede solo intrattenimento ma ha anche bisogno di un mito in cui riconoscersi. In cui vedere - magari in bella copia, dato che non è facile essere buoni e virtuosi come Salvo - un'immagine di se stesso. Letteratura, immaginario e Paese hanno trovato insomma nel personaggio di Camilleri la loro interazione perfetta.
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht, e l'Italia di Montalbano sia pur descritta soavemente è piena di piccoli e grandi mali. Il commissario si muove in questa realtà come una persona comune, o meglio come un superuomo di massa, uguale e superiore al suo pubblico. Del quale condivide gusti, ambienti (la Vigàta è un po' immaginaria ma un po' anche no) e principi in una lotta non altisonante ma cocciuta in favore del bene e contro il male. E si fa strada così il valore consolatorio della formula Montalbano: confortati dall'idea che la giustizia può trionfare grazie all'azione salvifica dell'eroe della porta accanto, i lettori (e telespettatori) si sentiranno tranquillizzati e potranno continuare a sognare un mondo migliore, senza il bisogno di impegnarsi a costruirlo.
LA DEFINIZIONE
Umberto Eco avrebbe potuto applicare la definizione coniata a suo tempo per Mike Bongiorno, l'everyman e non il superman, anche per il personaggio creato da Camilleri. Il quale in Un Paese senza eroi, per citare il titolo di un bel libro di Stefano Jossa per Laterza, si propone come modello edificante. Senza essere troppo cheap ma neanche troppo elitista. La medietà che Camilleri ha dato a Montalbano, un tipo da commedia all'italiana reinventata, è proprio il suo forte. Vuole cambiare il mondo ma con la media tranquillità di un uomo come altri, con la tenacia del suo comportamento quotidiano e non tramite pose da romantico ribelle o da commissario antisistema come quelle del suo collega spagnolo, comunistissimo, inventato da Montalbán (da cui discende nominalmente l'eroe di Camilleri con l'aggiunta di una o). Non disdegna i piaceri il nostro caro Salvo, quelli del cibo, della bellezza, del paesaggio (e di une certaine idée di Sicilie che manda in sollucchero il pubblico), ma in modica quantità o comunque in maniera non altisonante. Gli piace bere ma non è un beone come tante altre star del filone poliziesco (a proposito: una colpa dell'incolpevole Camilleri è quella di aver generato miglia di imitatori e l'inflazione del giallo). Ama le donne ma non è un puttaniere. Quindi può suscitare l'ammirazione e l'identificazione dell'immenso ceto medio, che aspira al buon gusto e non apprezza le smodatezze comportamentali né quelle politiche o ideologiche.
MONDI OPPOSTI
Altra caratteristica di successo, che lo ha reso superiore perfino a don Camillo e Peppone, è che se quei due rappresentavano mondi opposti e ci si poteva riconoscere nell'uno e nell'altro per poi ricomporre fingendo di litigare l'unità nazionale tra carissimi nemici, con Montalbano si arriva direttamente all'obiettivo senza passaggi intermedi. Salvo è la quintessenza dell'unitarietà. La grandezza di Camilleri, straordinario novelliere, un cuntastorie, è stata anche in questo: nel dimostrare che in un Paese sempre lacerato su tutto ci possono essere figure non divisive affatto.
E la mafia esiste nel miracolo Montalbano ma più che altro come sentore, in una maniera sfumata e non eccitata, come un problema tra i tanti problemi che l'eroe normale come tanti normali cittadini siciliani, ma anche al di qua dello Stretto, si trovano a dover fronteggiare. Tantomeno esiste l'antimafia e la sua retorica. Il tutto è molto rassicurante, e mai troppo vero e mai troppo falso, ed è bello perdersi in questo incantesimo. Nel quale ogni buon democratico dell'Italia di oggi, senza grilli nella testa, trova in Salvo il proprio Io collettivo. E ancora per molto non riuscirà a farne a meno. Perché se Albertone fu bonariamente definito l'eroe di tutti i nostri difetti, Montalbano resta l'eroe di tutti i nostri (potenziali) pregi. Anche se il suo inventore non c'è più.
Mario Ajello
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 09:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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