STASERA IN TV

Alessio Vassallo, da Montalbano a Borsellino: «Quando Camilleri mi chiese di recitare davanti a lui»

Venerdì 17 Luglio 2020 di Katia Ippaso

«Ho avuto l’onore di leggere le motivazioni il giorno in cui la città di Agrigento conferì ad Andrea Camilleri la cittadinanza onoraria: era il 4 febbraio del 2016. Dal momento che lui non si poteva muovere da Roma, la cerimonia ebbe luogo in Campidoglio. Camilleri allora era già quasi completamente cieco. "Maestro, sono il suo Mimì, quello giovane” gli dissi mentre gli consegnavo la pergamena. Allora lui fece un gesto che non dimenticherò mai: mise le sue mani sul mio viso e con una tenerezza infinita disse: “Mimì, il mio Mimì, ti stai facendo grande!”». È il ricordo di Alessio Vassallo, 37 anni, l’attore palermitano che interpreta il personaggio di Mimì Augello ne “Il giovane Montalbano”, di cui stasera, nel primo anniversario della morte del grande scrittore siciliano, Rai1 manda in onda il secondo episodio, “La stanza numero 2”. Subito dopo, alle 22.30, su Rai2, sullo stesso volto di Vassallo, senza trucchi d’invecchiamento, aderirà la personalità di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992, attraverso le immagini e i dialoghi di “Io Paolo”.

Due anniversari di questo rilievo per la storia italiana sarebbero di per sé già materia su cui riflettere a lungo, ma il caso ha voluto che fosse sempre Alessio Vassallo, in apertura della XXXIX edizione del festival delle Orestiadi di Gibellina, a riavvolgere il nastro della memoria attorno a una terza figura, quella di Ennio Morricone, alla quale dedicherà domani sera il monologo ispirato a “Giù la testa”, preparato quando il Maestro era ancora in vita.

Come si sente a restituire il ricordo di queste tre figure che hanno fatto la storia e la cultura dell'Italia?
«Sinceramente non mi aspettavo queste coincidenze. In tutti e tre i casi, ho cercato di fare del mio meglio».

Come descriverebbe Camilleri?
«Camilleri è il più moderno di tutti, perché non ha mai avuto paura di dire quello che pensava. Per me lui è un po’ come Omero, e la sua sapienza va tramandata anche oralmente, di generazione in generazione».

Quando lo vide la prima volta?
«Arrivò senza avvisare sul set de “Il giovane Montalbano” e con quella sua voce roca, prima di sedersi, ci disse: “E adesso mi fate vedere una bella scena!”. Michele Riondino (il giovane Montalbano) e tutti noi eravamo terrorizzati. È come se Pirandello ti chiedesse di recitare un brano dei "Sei personaggi in cerca d’autore"».

Da quale punto del tempo ci parlerà stasera il suo Paolo Borsellino?
«“Io Paolo" è scritto in forma teatrale, e lo rifaremo dal vivo la sera del 19 luglio a Palermo nell’atrio di Casa Professa, dove Borsellino fece l’ultimo discorso. Francesco Vitale, giornalista del Tg2, mi fa una intervista “marziana” attraverso la quale esce fuori il ritratto inedito di un uomo che seguiva Bartali e Coppi, che andava pazzo per i film di Bud Spencer e Terence Hill, orgoglioso dell’amore che i suoi figli nutrivano per il suo amico Giovanni Falcone, "lo zio". Sulla scrivania c’è un’agenda rossa da cui attingo. Lì dentro ci sono le domande che Manfredi avrebbe voluto porre a suo padre, e le risposte ricostruite montando brani dei suoi scritti».

Ricorda qualcosa della strage di via d'Amelio?
«Anche se avevo solo 9 anni, ero a Palermo, in macchina con mio padre. Ricordo le persiane chiuse, le persone che si rifugiavano in casa. L'idea che a due passi fosse saltato un palazzo gettava nel terrore. Ma ricordo anche il fiume di gente che per protesta, dopo i funerali, invase le strade di Palermo. Da quel momento anche a scuola si cominciò finalmente a parlare di mafia. Prima era un tabù».

Alle Orestiadi di Gibellina racconterà il suo amore per “Giù la testa”. Perché proprio quel film?
«Il progetto, che è stato voluto da Alfio Scuderi, direttore del festival, parte dall’idea di un racconto autobiografico. “Quel film sono io” perché è un film che si esprime contro ogni forma di dittatura. Quel film sono io perché ha cambiato il mio modo di vedere il mondo, insegnandomi che il coraggio si può mostrare anche senza l’offesa e l’urlo».

Tra le 500 musiche per film create da Morricone quale ama di più?
«Le colonne sonore di Morricone che sono nel mio dna sono due: “Nuovo cinema paradiso” e “Mission”».

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