Oscar 2021, la lunga notte di Boseman e Pausini: tra poche ore la consegna dei premi

Oscar 2021, la lunga notte di Boseman e Pausini: tra poche ore la consegna dei premi
di Gloria Satta
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Domenica 25 Aprile 2021, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 16:44

Oscar più potente della morte. Alla cerimonia degli Academy Awards numero 93, in programma stanotte in forma diffusa a causa della pandemia (i finalisti saranno collegati dal Dolby Theater e Union Station di Los Angeles, da Londra, da Parigi e altri luoghi del mondo), uno dei candidati più forti è Chadwick Boseman, il travolgente protagonista maschile del film Netflix Ma' Rainey's Black Bottom. Se la statuetta andasse a lui, come martellano da settimane bookmaker e pronostici, sarebbe un premio postumo: l'attore è morto otto mesi fa a soli 43 anni a causa di un tumore dopo aver lasciato il segno nella storia del cinema come eroe di Black Panther, primo blockbuster tutto nero che ha incassato nel mondo un miliardo e 350 milioni di dollari.

Quattro rivali


Ma, si sa, i giochi dell'Oscar possono cambiare all'ultimo minuto e ribaltare tutti i pronostici. Boseman è gigantesco nel ruolo del jazzista Leeve che negli anni Venti suonava il corno con la grande cantante Ma' Rainey (impersonata da Viola Davis, giustamente candidata alla statuetta femminile). Magrissimo e sofferto, l'attore ha eroicamente girato il film mentre era sottoposto alla chemioterapia. Ma ora potrebbe essere sconfitto da uno dei suoi quattro, convincentissimi rivali: Anthony Hopkins anziano senza memoria in The Father, Riz Ahmed batterista sordo in Sound of Metal, Gary Oldman che in Mank è lo sceneggiatore alcolizzato Herman J. Mankiewicz e Steven Yeun, l'agricoltore coreano di Minari. Un fatto è certo: nella sua storia quasi secolare, l'Oscar è stato più bravo a onorare i vivi che a celebrare i morti. Nella sezione ad memoriam della cerimonia, dedicata ai talent scomparsi nell'ultimo anno, sono stati dimenticati tanti grandi nomi tra cui Luke Perry, Francesco Rosi, Stanley Donen, Andy Vajna. Ma statuette e nomination postume non sono mancate. Il primo a vincere dopo aver lasciato questo mondo fu, nel 1939, lo sceneggiatore di Via col vento Sidney Howard. Nel 1992 toccò a Howard Hashman per le canzoni di La Bella e la Bestia e nel 2002 a Conrad Hall per la fotografia di Era mio padre. Tra gli attori, hanno avuto il premio una volta scomparsi Peter Finch per Quinto potere (1977) e nel 2008 Heath Ledger, indimenticabile Joker in Il cavaliere Oscuro. Niente Oscar postumo invece a Massimo Troisi che, tradito dal cuore nel 1994, nel 1996 aveva la nomination sia come interprete sia come sceneggiatore de Il Postino. Sconfitti anche James Dean candidato nel 1956 per La Valle dell'Eden e l'anno dopo per Il Gigante, Spencer Tracy finalista nel 1968 per Indovina chi viene a cena?, Ralph Richardson in lizza nel 1985 per Greystoke, la leggenda di Tarzan, Bernard Hermann per la musica di Taxi Driver (1977).
Oltre all'emozionante interpretazione, a favore di Boseman giocano ora l'impegno di Netflix in corsa con 35 candidature e lo spirito del tempo che prescrive l'inclusione: questa 93ma edizione degli Academy potrebbe entrare nella storia premiando solo attori non bianchi e cioè Viola Davis, Daniel Kaluuya per Judas and the Black Messiah, Steven Yeun, Boseman.


Sogno premonitore


Intanto Laura Pausini, favorita alla statuetta per la migliore canzone con Io sì - Seen, motivo del film La vita davanti a sé (la eseguirà sul palco stasera) ha provato accompagnata al piano da Diane Warren coautrice del brano con lei e con Niccolò Agliardi. Sulla terrazza dell'Academy Museum del Dolby Theater circondata dalle colline di Los Angeles, scintillante in un tuxedo dorato Valentino, chiaro omaggio all'Oscar, Laura era radiosa. Suo padre Fabrizio non ha dubbi: «Vincerà sicuramente», ha detto in collegamento dalla Romagna con Pascal Vicedomini al festival Los Angeles, Italia. Cosa gli dà tanta sicurezza? «Da quando è nata ho previsto ogni evento della sua vita. E questa volta ho sognato l'Oscar».

 

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