Con “In Her Shoes" il mondo è delle donne, il "corto" di Maria Iovine al Premio Zavattini

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Leonardo Jattarelli
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Immaginate un mondo rovesciato, dove il “potere” sia delle donne e l’uomo venga messo nella condizione di doversi organizzare per rispondere socialmente ad una lotta spesso impari con l’altro sesso. La fotografia di questo “ideale” ribaltamento di ruoli è la base dalla quale prende forma il cortometraggio dal titolo In Her Shoes, firmato da Maria Iovine, che si è aggiudicato l’importante Premio Zavattini. L’ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, con le iniziative online del “Premio Zavattini” per approfondire e far conoscere gli autori e i partner coinvolti, tra passato e presente, nell’iniziativa si svolgerà il 23 luglio alle ore 18 sulla pagina Facebook ufficiale del Premio.

Antonio Medici e Aurora Palandrani incontreranno la regista Maria Iovine per illustrare il suo In her shoes, che immagina, come detto,  una riscrittura della storia di genere ipotizzando gli uomini uniti in un movimento di liberazione e lanciando una sfida con i seguenti interrogativi: cosa avrebbero fatto gli uomini se si fossero trovati nella posizione delle donne? Si sarebbero uniti per far sentire le loro voci? E le donne sarebbero state a guardare o avrebbero preso coscienza del loro privilegio? Maria Iovine è nata a Caserta nel 1984. Laureata all'Università di Salerno, è redattrice per cinema e tv. Da quando aveva 23 anni ha lavorato come assistente e collaboratrice di Marco Spoletini (Gomorra di Matteo Garrone) e Clelio Benevento (Mia madre di Nanni Moretti)
Il ritratto di questo mondo distopico di In Her Shoes sarà raccontato direttamente nei dettagli dalla regista che spiega: «Ho cercato di riportare a una dimensione umana, personale, un concetto che per i più sembra essersi allontanato: la creazione di un mondo a distanza per le donne. La scelta di lavorare con materiale d’archivio mi ha permesso in questo senso di cogliere uno spunto prezioso da un punto di vista narrativo mettendomi di fronte al fatto che la Storia sarebbe potuta andare diversamente cambiando il destino di molti esseri umani: in questo modo essere uomini o donne non fa più differenza».



Entriamo quindi in una discussione sul movimento femminista? La regista prende le distanze in qualche modo da una visione manichea dell’argomento: «Il più grande problema per il Femminismo - dice - è forse che è stato troppo spesso equivocato per la durezza dei toni nei confronti della società da cui prendeva le distanze. Troppe volte abbiamo sentito dire “Io non sono femminista, ma…” e sentire completare la frase con tutto quello che in realtà può essere definito femminista. Nel mio In Her Shoes, attraverso il racconto di una persona qualunque, tento di riportare a una dimensione umana, personale, un concetto che per i più sembra essersene allontanato.L’impianto del racconto che incede in prima persona ci guida facendo prendere alle immagini di repertorio una vita inaspettata e inedita. Così con naturalezza, la voce narrante contribuisce a creare nello spettatore una visione fatta di carne e cuore di questo mondo “rovesciato” ottenendo una sintesi estrema tra l’esperienza del singolo e la prospettiva collettiva nella quale essa si configura».

La realizzazione dell’opera è stata possibile grazie ai materiali che l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) mette a disposizione gratuitamente da sempre per i giovani registi che partecipano al Premio Zavattini e il lavoro è attualmente in concorso al Filming Italy Sardegna Festival 2020, nella sezione Variety Choise e sarà disponibile in visione integrale sul canale Youtube dell’AAMOD a partire dal 26 luglio.

La Fondazione Zavattini svolge attività scientifica e politico-culturale nel campo degli audiovisivi e della multimedialità, per favorire la costruzione di una memoria collettiva della vita sociale, delle lotte democratiche e dei loro protagonisti. Tra le sue finalità istituzionali più importanti, c’è la ricerca, la raccolta, la produzione, la conservazione, la catalogazione e il restauro di documenti cinematografici, videomagnetici, digitali, sonori, grafici e fotografici su ogni tipo di supporto, sia a carattere documentario che di ricostruzione narrativa.
Di uguale importanza è l’attività di studio, analisi, diffusione e riuso di tali documenti, affinché questi ultimi non rimangano «nelle scaffalature in una indeterminata attesa», come diceva Cesare Zavattini, che è stato il primo presidente dell’Archivio audiovisivo, ma divengano un bene culturale condiviso, stimolo di riflessione e conoscenza.








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