Emma Dante dopo i 5 Nastri
"Noi donne siamo fatte per eccellere"

Emma Dante ai Nastri d'argento
di Gloria Satta
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Mercoledì 23 Giugno 2021, 15:07


Con 5 riconoscimenti (miglior film, regia, montaggio, sonoro, produzione) ”Le Sorelle Macaluso” di Emma Dante ha sbancato i Nastri d’argento, i premi attribuiti dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici presieduto da Laura Delli Colli. ”L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” ha avuto 4 riconoscimenti, a cominciare da quello per la migliore commedia. Tra gli attori protagonisti hanno vinto Elio Germano, Kim Rossi Stuart, Teresa Saponagelo, Valentina Lodovini ex aequo con Miriam Leone. Pietro Castellitto è risultato il miglior regista esordiente e in questa edizione dei Nastri si sono imposti 3 film Sky Original: Renato Pozzetto ha avuto il Nastro spciale per ”lei mi parla ancora” di Pupi Avati, Ginevra Francesconi il ”Graziella Bonacchi” per ”Genitori vs Influencer” e Giuliano Sangiorgi il ”Cameo dell’anno” per la sua partecipazione a ”Tutti per 1, 1 per tutti”.
”Le Sorelle Macaluso è ispirato a una pièce teatrale di Emma Dante tuttora rappresentata nel mondo intero. Palermitana, 54 anni, nome prestigiosissimo del teatro italiano, Emma ha portato sullo schermo con potenza sia emotiva sia visiva affetti e lutti, legami di sangue e conflitti, rabbia e tenerezze, sogni, sensi di colpa, ricordi all’interno di una famiglia di sole donne.
Che cosa significano per lei questi Nastri?
«La rinascita dopo la pandemia, un periodo allucinante nella nostra vita, e la spinta ad andare avanti».
Esiste lo sguardo femminile nello spettacolo?
«Certo, e oggi è più vivo che mai perché viene dal letargo. Le donne sono più sveglie e più attente che mai ai dettagli, alla precisione del racconto».
Perché?
«Sono obbligate a raggiungere l’eccellenza. Noi donne discendiamo dalle nostre madri, che ci rifacevano il letto alla perfezione come atto estremo d’amore. A differenza degli uomini, non possiamo permetterci la mediocrità».
Lei se l’è mai permessa?
«Sì, almeno in uno spettacolo teatrale in cui ero in scena anch’io. E mi sono sentita in colpa».
Cinema e teatro danno più spazio alla creatività femminile?
«Qualcosa sta cambiando ma la strada è ancora lunga. Una regista che vince due Nastri non dovrebbe più fare notizia...L’arte è ermafrodita, non è né maschio né femmina: perciò bisognerebbe diffondere film e spettacoli senza precisare il sesso dell’autore».
Pensa di portare uno sguardo diverso nel cinema italiano?
«In teatro cerco di superare le convenzioni ma nel cinema mantengo l’umiltà. Ho girato solo due film (il primo era Via Castellana Bandiera, ndr) mettendoci tutta l’anima e mi sento un insetto piccolo, che vola ancora basso. Ma sono una privilegiata che sta realizzando il suo sogno».
Quanto contano per lei le radici?
«Sono importanti ma non penso di raccontare la Sicilia bensì delle storie universali. La vita degli esseri umani non conosce latitudine».
Progetta altri film?
«Sì, porterò sullo schermo il mio spettacolo Misericordia (che verrà rappresentato ad Avignone, con Pupo di zucchero): protagonisti sono tre prostitute e un ragazzino disabile».
L’esperienza della pandemia cambierà il linguaggio cinematografico?
«Le città deserte e il distanziamento finiranno per condizionare la visione degli autori».
E lei come si sente dopo l’emergenza covid?
«Depressa. A parte la felicità per i Nastri, soffro perché negli ultimi mesi il mio settore è stato messo da parte. Ma senza cinema, musica e teatro non possiamo lasciarci alle spalle la pandemia né elaborare il lutto per la tragedia vissuta».

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