La stagione del Teatro dell’Opera apre con i i Dialogues des Carmélites riletto da Emma Dante

Dialogues des Carmélites (I dialoghi delle Carmelitane), regia di Emma Dante al Costanzi dal 27 novembre
di Simona Antonucci
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Sabato 26 Novembre 2022, 21:19 - Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 12:50

Gli abiti raccontano che sono delle combattenti. Le aureole poggiate sui copricapo svelano che sono martiri. I ritratti di donne sensuali, che delimitano la scena, introducono il pubblico alla loro intimità, mentre le grandi grate costruite sul palcoscenico delimitano il loro mondo, fuori dal mondo. A poche ore dal debutto di “Dialogues des Carmélites” (I dialoghi delle Carmelitane), le sedici suore protagoniste del capolavoro di Poulenc, che inaugura il 27 novembre, alle ore 19, la stagione 2022/23 del Teatro dell’Opera, rivelano le loro inquiete personalità.

 

REGIME DEL TERRORE

Figure fragili che fanno una scelta estrema. Hanno paura della morte e della fede, combattono e vacillano: sono le suore che rifiutarono di rinunciare ai loro voti e a luglio del 1794 a Parigi, in pieno regime del Terrore, vennero ghigliottinate. E beatificate dalla Chiesa all’inizio del Novecento. «Donne che hanno creduto nelle loro idee: una convinzione che le ha rese più forti della paura di morire», spiega il maestro Michele Mariotti alla sua prima inaugurazione nel ruolo di direttore musicale, «il loro è un inno alla libertà». Il primo tassello «del nuovo percorso del Costanzi che punta a raccontare la realtà», aggiunge, «perché un teatro deve offrire le chiavi per leggere il presente. E questo spettacolo che affronta il tema degli estremismi e dei fanatismi si lega inesorabilmente ai nostri giorni».

Giornata contro la violenza alle donne

E da queste riflessioni è nata la decisione di legare alla giornata contro la violenza alle donne l’anteprima giovani che si è svolta il 25 novembre. «Vogliamo dedicare questo spettacolo alle martiri che sono state e continuano a essere le donne», spiega la regista Emma Dante, «speriamo che il pubblico possa usare questo teatro e quest’opera per pregare per loro. Quella che durante la Rivoluzione francese era considerata una inutile preghiera oggi dovremmo riprenderla contro questa violenza insopportabile e i femminicidi che purtroppo aumentano».

Francesco Giambrone

Rimandi al passato e al presente, analizzati anche nei nuovi libretti di sala con saggi non solo musicologici, ma dedicati alla storia dei giorni della Rivoluzione, all’arte e al cinema: venne tratto proprio da una sceneggiatura per un film, il libretto di quest’opera, che, a seconda delle interpretazioni, è stata letta come condanna della Rivoluzione francese, o denigrata in quanto reazionaria. «E a gennaio uscirà il primo numero di una vera e propria rivista del nostro teatro, proprio per offrire agli spettatori più spunti di lettura», annuncia il sovrintendente Francesco Giambrone, soddisfatto della voglia del pubblico di tornare a riempire i teatri, confermata dall’aumento del 10 per cento del numero degli abbonati nonostante le difficoltà e le incertezze.

IL CAST

In scena, domenica 27 novembre, («il 27 novembre sarà la data di apertura anche delle prossime stagioni, deve diventare un giorno significativo per i romani», aggiunge Giambrone), nel ruolo di Blanche, il soprano americano Corinne Winters, Anna Caterina Antonacci (Madame de Croissy), Ewa Vesin (Madame Lidoine), Ekaterina Gubanova (Mère Marie de l’Incarnation). E poi, Emöke Baráth (Soeur Constance de Saint-Denis), Jean-François Lapointe (il Marquis de la Force) e Bogdan Volkov (il Chevalier de la Force). Completano il cast Krystian Adam (L’Aumônier du Carmel), Alessio Verna (Le Geôlier e II Commissaire), William Morgan (I Commissaire) e Roberto Accurso (Officier).

Corinne Winters

Tante voci, che nel finale si spengono una alla volta, sotto la lama dei ribelli: il suono finisce con le loro vite. «Impossibile trattenere le lacrime», spiega la protagonista Corinne Winters, «La scena è toccante, senza azione, di un’intensità assoluta». «Uno dei finali più belli di tutta la storia dell’opera», aggiunge il direttore artistico Alessio Vlad, presentando il dramma di Poluenc, che fu tenuto a battesimo nel 1957 alla Scala.

IL PARTERRE

Ad accogliere gli artisti di un allestimento potente, sono attesi tre ministri: Sangiuliano (Cultura), Casellati (Riforme istituzionali) e Abodi (Sport e i Giovani). Il sindaco Gualtieri con l’assessore alla Cultura Gotor, i sovrintendenti Dall’Ongaro, Gasdia, Jouvin, Macciardi e Biscardi, e poi l’ad Rai Carlo Fuortes, Sergio Rubini e il soprano Raina Kabaivanska che lunedì 28 novembre, alle 20, sarà protagonista, sempre al Costanzi, della serata omaggio “Raina Diva-ritratto di un’anima”.

 I dipinti di David

La regia di Emma Dante conduce il pubblico nelle stanze segrete delle protagoniste: «Sono partita dal desiderio di scoprire la loro intimità», racconta «i luoghi dove si nascondono i loro ricordi e i loro desideri». La chiave d’ingresso sono i dipinti di David. Che capovolti diventano le porte delle celle, o, come nella scena finale, le ghigliottine che spengono le loro voci e le loro vite, mentre pregano un Cristo né uomo né donna.

Alla prima del 27 novembre, trasmessa in diretta da Radio3 e alle 21,15 su Rai5, seguiranno quattro repliche fino al 6 dicembre.

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