CORONAVIRUS

Il cinema e la crisi post-Covid. Tornatore: «Libertà a rischio»

Giovedì 18 Giugno 2020 di Gloria Satta
Giuseppe Tornatore
«Sono preoccupato: in questa fase post-pandemia, tra protocolli sanitari e contenimento dei costi, il cinema rischia di perdere la libertà di linguaggio», afferma Giuseppe Tornatore. «Spero ci siano ancora i margini per le storie originali. Noi autori dobbiamo stare in guardia perché un film non è un prodotto di laboratorio... senza libertà di ispirazione non c'è cinema e di conseguenza viene a mancare la condivisione delle emozioni». L'intervento appassionato del regista premio Oscar, che ha definito la sala «un'esperienza unica, un valore antropologico di cui non potremo mai fare a meno», è stato un momento-chiave del convegno Superare la crisi, sognare con il cinema organizzato sul web da UniCredit, la banca che sta offrendo anche alle imprese dell'audiovisivo «un'iniezione di liquidità» per ripartire.

Si è parlato dei danni inferti dalla pandemia al settore che genera un fatturato di 4 miliardi all'anno (era in crescita del 6 per cento prima del lockdown), riguarda 2mila aziende e impiega 250mila persone: «Ma a causa del coronavirus», ha spiegato Andrea Casini, Co Ceo Commercial Banking Italy di UniCredit, «il box office è crollato così come gli investimenti pubblicitari tv, la produzione si è bloccata interrompendo la fornitura di contenuti. Ora, alla luce del boom dei servizi streaming, occorre puntare sull'innovazione».

Francesco Rutelli, presidente dell'Anica, ha sottolineato l'importanza del sostegno di UniCredit nel rilancio della «catena del valore» dell'intera filiera.

Laura Torchio, Industry Expert, ha tracciato il primo approfondito bilancio della situazione dopo la pandemia (definita «il cigno nero», cioè un evento catastrofico imprevisto): il cinema rischia di perdere un miliardo di euro «e le sale si sono dimostrate il comparto più vulnerabile». Del rilancio hanno parlato il presidente dei distributori Luigi Lonigro e Francesca Cima, presidente dei produttori, che ha sottolineato «l'importanza delle idee e dei contenuti» mentre Giuseppe Zonno, vicedirettore di RaiCinema, ha auspicato il rafforzamento del tax credit.

Alessandro Usai di Colorado Film ha poi rivendicato la necessità del controllo, da parte dei produttori, sulle strategie delle piattaforme che durante il lockdown hanno garantito la diffusione del prodotto. Giampaolo Letta, ad di Medusa, ha posto l'accento sull'internazionalizzazione del cinema attraverso l'export e gli investimenti stranieri e auspicato lo snellimento della burocrazia. «La legge sul cinema, approvata nel 2016», ha rivelato, «ancora fatica ad entrare in vigore in tutte le sue parti».

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