Azzolina: «Se chiude la scuola allora va chiuso tutto». Regioni, è caos sulla data di riapertura

Scuola, caos sulla data del rientro: Regioni divise. Il Piemonte: superiori in classe il 18
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Martedì 5 Gennaio 2021, 14:26 - Ultimo aggiornamento: 18:58

È caos sulla scuola. Dopo la decisione del governo di posticipare il rientro in presenza per le superiori dal 7 all'11 gennaio, la situazione non è ancora chiara. Dopo Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna e Veneto (orientate sulla data del primo febbario) anche il Piemonte va da sé e annuncia che gli studenti delle superiori non torneranno in classe prima del 18. «Fatico a capire le motivazioni di questo tira e molla continuo tra Regioni e Governo. Come le loro visioni possano essere così distanti se si basano sugli stessi dati. Riprendere la frequenza il 7 o l'11 gennaio non cambia la situazione di contagi, scuole e trasporti», dice il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. 

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Azzolina: «Dal 7 gennaio 5 milioni di studenti in classe»

«Il 7 si ritorna a scuola, la data è confermata e si porta dietro un enorme lavoro fatto con i prefetti e tutti gli attori, ritornano in classe 5 milioni di studenti del primo ciclo mentre l'11 gennaio il governo ha autorizzato l'ingresso anche per le superiori per una percentuale pari al 50%». Così la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina a Rai News24. «Si è deciso l'11 perchè nel fine settimana si attendono i monitoraggi».

«Si è deciso l'11 gennaio» per il rientro dei ragazzi delle superiori in presenza «perchè nel fine settimana si aspettano i monitoraggi rispetto agli indici regionali. Le Regioni hanno la competenza per assumere determinate decisioni, lo devono fare nel pieno della responsabilità», ha proseguito la ministra Azzolina. «I dati dell'Iss sono molto buoni e in linea con la letteratura, gli studi fatti e le ricerche europee e questo ci conforta ed è dovuto anche al grande lavoro fatto con la comunità scolastica e grazie al rigoroso rispetto delle regole da parte dei giovanissimi. È evidente a tutti che la mancata scuola in presenza favorisce certe problematicità non perchè la dad non sia fatta bene ma perchè la didattica in presenza è altro», ha concluso la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina.

«Se si hanno contagi altissimi posso anche capire, ma allora se si chiude la scuola si deve chiudere tutto il resto, anzi la scuola dovrebbe essere l'ultima a chiudere. Se i contagi non sono alti, e ne abbiamo territori così, la scuola deve restare aperta: decisioni diverse non sarebbero comprese; la scuola ha un ruolo fondamentale, parliamo del futuro delle giovani generazioni che devono essere nel cuore delle istituzioni».

«Se le ricerche ci dicono che nella scuola c'è stato solo il 2 per cento dei focolai, forse è anche merito dei nuovi banchi, oltre che delle altre misure, che hanno permesso il distanziamento. Ringrazio il commissario Arcuri per il lavoro fatto: ottenere 2,4 milioni di banchi in pochi mesi è un risultato eccezionale». Lo ha detto la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina rispondendo ad una domanda sulle polemiche di questa estate a proposito del bando riguardante i banchi con monoposto, tradizionali e con le rotelle.

 

Il caso Piemonte

In base alle mediazioni portate avanti in Consiglio dei ministri, le scuole dovrebbero riaprire l'11 gennaio. Ma sulla data le Regioni restano divise. In Piemonte gli studenti delle scuole superiori torneranno il classe il 18 gennaio «compatibilmente con l'andamento dell'epidemia», stabilisce l'ordinanza che il presidente della Regione Alberto Cirio firmerà nelle prossime ore ed è stata condivisa dalla Regione con le Prefetture, i sindaci dei Comuni capoluogo, i presidenti delle Province, i rappresentanti degli Enti locali (Anci, Anpci, Upi, Uncem e Ali-Legautonomie), Elementari e medie riprenderanno invece in presenza il 7 gennaio. 

Già ieri Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna e Veneto si sono formalmente iscritte al fronte anti-aperturista annunciando che per le scuole secondarie ricorreranno alla didattica a distanza fino al prossimo 31 gennaio (fino al 15 per gli studenti sardi). Di tutt’altro avviso, Toscana e Sicilia che ieri, al contrario, hanno annunciato di essere pronte a ripartire il 7, come aveva già fatto sapere anche l’Emilia-Romagna. 

Veneto, Zaia conferma: rientro il 31

«Confermo le scelte sulla scuola. Ribadisco che non è una decisione politica, le indicazioni scientifiche ci dicono questo», ha detto stamani il presidente del Veneto Luca Zaia. «Penso - ha aggiunto - che a quasi 200 mila tra ragazzi e insegnanti delle scuole superiori chiediamo un sacrificio, ma è per il bene della collettività. I ragazzi non hanno colpa né sono il capro espiatorio, ma bisogna evitare qualunque aggregazione. Per me è un fallimento, la scuola è il nostro futuro e pensiamo che non dovrebbe essere appesa al wifi, ma la situazione è pesante», ha concluso.

«Non stiamo parlando - ha aggiunto Zaia - di una messa in colpa della scuola, ma di evitare la circolazione di 200 mila persone. Il vero tema è l'aula. Lasciare in un ambiente confinato 10-15 persone per cinque ore è veicolo di contagio. Vedo comunque che anche altre regioni stanno provvedendo, ma non è un sfida, tifo perché questa scuola si apra».

Il fronte anti-aperturista però, contando anche i territori in forse, è ormai diventato maggioritario. Accanto alle “nuove leve” Veneto, Fvg, Sardegna e Marche, ci sono già schierate non solo la Puglia di Michele Emiliano (che si prepara a riaprire l’11 o il 18 lasciando però decidere ai genitori degli alunni se fare lezione da casa o in aula), ma anche il Lazio (aveva già deciso di posporre la ripartenza all’11 o al 18 gennaio) e soprattutto la Campania. Vincenzo De Luca ha infatti fatto da apripista quando già la settimana scorsa aveva imposto un suo calendario che a partire dall’11 gennaio prevede il rientro in classe degli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della scuola primaria e poi, previa valutazione dei dati, a partire dal 18 gennaio il resto della scuola primaria, e dal 25 gennaio, la secondaria.

Italia Viva attacca: totale improvvisazione

Nel governo c'è dibrillazione, con Italia Viva che accusa l'Esecutivo di essere in balia della più totale improvvisazione. «Italia Viva è sempre rappresentato come il partito che crea problemi al governo ma ieri sera è andato in onda un teatrino imbarazzante non con Iv ma tra il Pd e il M5S», ha detto il ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. «Una discussione infinita - ha proseguito Bellanova - e un consiglio dei ministri che è iniziato alle 21 ed è finito quasi all'una di notte per discutere se aprire le scuole il 7 o l'11 gennaio. Il problema però è molto più serio: cioè se in questi mesi si è lavorato per permettere alla scuola di aprire in sicurezza».

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