Covid, Rezza: «Presto per dire se scuole riapriranno il 7 gennaio»

Covid, Cts al governo: «Inasprire stretta e controlli». Rezza: presto per dire se scuole riapriranno dopo il 6 gennaio
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Martedì 15 Dicembre 2020, 18:26 - Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 01:15

Scuola, Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha affermato che «è presto per dire se le scuole riapriranno dopo il 6 gennaio». Queste le parole di Rezza alla presentazione dell'analisi della situazione epidemiologica: «Credo che sia ancora presto per dire se potremo o no riaprire completamente le scuole, anche le superiori» dopo le feste natalizie, ciò perché «l'incidenza dei casi è ancora molto elevata e finchè non abbassiamo l'incidenza è difficile parlare di riapertura delle attività».

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Rezza: «Troppi decessi»

«Oggi abbiamo dei dati contrastanti - ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute -, piu di 14 mila positivi e rapporto di positività sotto il 10% con un meno 92 di ricoveri in terapia intensiva, tuttavia il dato dei morti a 846 è davvero molto elevato e ciò indica che in questi 2-3 mesi il numero delle persone infettatesi è grande con una ripresa dell'epidemia imponente».

Vaccino prima a operatori sanitari, poi Rsa e anziani

 

«Nella prima fase è previsto che si vaccinino gli operatori sanitari e credo che in questo caso l'adesione sarà più elevata e il problema sarà avere tanto vaccino a disposizione - ha detto Rezza -. Oltre a loro verrà vaccinato anche il personale delle Rsa e si inizierà a vaccinare anche la popolazione anziana nelle Rsa. Poi la campagna procederà vaccinando prima gli anziani». Lo ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, alla conferenza stampa sull'analisi della situazione epidemiologica.

Rezza: «Sena provvedimenti alla fine costretti al lockdown»

 

«Ricevo mail un po' minacciose e rinfacciano alla sanità di rallentare l'economia - dice il direttore della Prevenzione del ministero della Salute -, ma a rallentare è il virus non le misure: anzi le misure parzialmente restrittive come ora hanno tenuto bassa la circolazione del virus e hanno permesso delle attività. Se non si prende alcun provvedimento alla fine saremo costretti a fare il lockdown generale, che è quello che si vuole evitare».

Da zona rossa a zona arancione per decongestionare

 

Le Regioni «non passano subito dalla fascia rossa a quella gialla, ma è previsto un transito nella fascia arancione per un paio di settimane, perché ciò aiuta a decongestionare anche per la pressione sui servizi ospedalieri», ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, alla conferenza stampa sull'analisi della situazione epidemiologica.

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«Inasprire le misure e aumentare i controlli secondo le indicazioni contenute nel Dpcm del 3 dicembre, modulandole come si ritiene opportuno». Sono queste le principali indicazioni che il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha messo nero su bianco al termine della seconda riunione fiume di oggi, che ha sostanzialmente confermato la necessità di potenziare il dispositivo di controllo degli assembramenti nelle piazze, strade e vie dello shopping in questi giorni che precedono il Natale.

Rischio assembramenti

Nel verbale redatto dal Comitato si riferimento al rischio assembramenti ma non alle chiusure possibili o eventuali delle regioni né tantomeno delle zone rossearancioni o gialle. A destare la preoccupazione degli esperti sono soprattutto i luoghi al chiuso e quelli in cui ci si può togliere la mascherina. Sugli spostamenti, che saranno bloccati già dal 21 dicembre, il Comitato non si è espresso, lasciando di fatto la decisione al governo su come e dove chiudere in base ai dati in possesso. La riunione, che secondo quanto trapela pare sia stata piuttosto accesa, si è conclusa dunque con un verbale incentrato in particolare su controlli e assembramenti. Sarà ora Palazzo Chigi a decidere eventuali nuove strette nei prossimi giorni.

 

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