Coronavirus, ipotesi Maturità: soltanto esame orale

Coronavirus, ipotesi Maturità: soltanto esame orale
di Lorena Loiacono
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Giovedì 5 Marzo 2020, 01:35 - Ultimo aggiornamento: 19:00

ROMA L’allerta coronavirus svuota le aule, ma la didattica così è a rischio: mancano i giorni di lezione e a giugno ci sono gli esami di maturità. Il ministero dell’istruzione sta pensando a un piano straordinario: per ora sembra difficile riuscire a prolungare l’anno scolastico nel periodo estivo, nel tentativo di recuperare i giorni persi. Mentre per gli esami di maturità si sta cercando una nuova strada, qualora l’emergenza dovesse andare avanti. Dieci giorni di stop rappresentano infatti un rischio per il mezzo milione di ragazzi che a giugno avrà gli esami di maturità. 

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Ma, di fronte all’emergenza, non resta che rimboccarsi le maniche. Proprio come accadde per le scuole delle aree terremotate che, a giugno, videro i loro studenti sostenere esami di Stato con solo prove orali. Anche in questo caso potrebbe essere adottata una misura simile o comunque straordinaria. Il problema è che, qualora l’allerta dovesse andare avanti con ulteriori giorni di chiusura delle lezioni, l’anno scolastico sarebbe compromesso sotto l’aspetto della preparazione degli studenti. Si cerca di limitare i disagi per gli studenti. 

Le scuole, che fuori dalla zona rossa resteranno aperte ma senza lezioni in classe, innanzitutto proveranno a lanciarsi nella didattica a distanza. Si tratta però di una prassi poco nota nelle classi italiane adottata per lo più nelle scuole in ospedale: pochi casi ma ben collaudati. Si parte quindi da lì, dalle buone pratiche già sperimentate, per mettere in piedi una rete diffusa: «Mi impegno – ha assicurato al ministra all’istruzione Lucia Azzolina - a far sì che il servizio pubblico essenziale, seppur a distanza, venga fornito a tutti i nostri studenti». Sul sito del Miur sono disponibili webinar di formazione per la didattica a distanza, realizzati in collaborazione con l’Indire. Ma tra le buone pratiche di cui tener conto ci sono, appunto, quelle in collaborazione con gli ospedali: «Utilizziamo Skype – racconta Barbara Riccardi, docente di una scuola romana in collaborazione con il reparto di oncologia dell’Ifo – ma possiamo sfruttare anche la app Zoom, con un costo di 14 euro possiamo connettere fino a 100 ragazzi contemporaneamente». 

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CACCIA ALLE APP
E’ caccia alla app più conveniente, quindi, che possa comunque garantire un numero elevati di partecipanti. Con le conoscenze dei docenti, le lezioni si potranno svolgere ma non sarà semplice: «Ora è più che mai necessario – spiega il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli - che il ministero dell’istruzione sostenga il lavoro delle scuole per potenziare al massimo le iniziative di didattica a distanza, al fine di contenere il disagio prodotto dalla perdita delle lezioni, tenendo conto anche delle possibili difficoltà di accesso a tali metodologie da parte di alunni residenti in aree a bassa connettività, che non dispongano di tecnologia o con difficoltà di altro genere». 

I disagi inevitabilmente ci saranno: innanzitutto sarà necessario trovare nuove date per i test Invalsi. L’Istituto di valutazione si è già reso disponibile a collaborare con le scuole chiuse per mettere a disposizione nuove date per i test previsti per marzo: si tratta delle prove per i ragazzi dell’ultimo anno delle superiori che dovranno sostenere la maturità a giugno. E il test quest’anno è requisito per l’ammissione alla maturità quindi va rigorosamente svolto. Potrebbero arrivare quindi nuove date disponibili, dalla fine di marzo in poi, in accordo con le scuole che non hanno potuto svolgere i test come avevano programmato. Sul fronte università prosegue invece il percorso della didattica a distanza già avviato: da lunedì scorso infatti gli atenei del Nord chiusi comunicano online con i loro studenti, anche per le discussioni delle tesi di laurea. Fuori dalle zone rosse, invece, le università resteranno aperte: senza lezioni frontali ma con la ricerca che andrà avanti così come gli esami. «Le università – ha assicurato il ministro dell’università e della ricerca, Gaetano Manfredi - potranno garantire la formazione con modalità a distanza. Gli Atenei continuano a sviluppare tutte le attività di ricerca». Se per le lezioni non dovrebbero esserci grandi impedimenti, come si andrà avanti con gli esami? L’idea è quella di provvedere con collegamenti online o, dove possibile, di convocare i ragazzi in sede, sfruttando la possibilità di usare strutture comunque aperte, uno per volta o quasi. L’obiettivo è di portare avanti le attività accademiche rispettando le indicazioni del ministero della salute: pochi studenti per volta, quindi, con sessioni d’esame che inevitabilmente si allungheranno. 
 

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