Rocco, “tigre” italiana della missione Apollo

Domenica 14 Luglio 2019 di Riccardo De Palo
Rocco, “tigre” italiana della missione Apollo
Rocco Anthony Petrone, la tigre di Cape Canaveral, italoamericano di origine lucana, diventò il più fidato collaboratore di Wernher von Braun nella missione Apollo, e arrivò poi a sostituirlo. Il suo ruolo centrale (e poco conosciuto) nell'impresa, è ora al centro di un libro del giornalista lucano Renato Cantore, Dalla Terra alla Luna. I suoi genitori, racconta l'autore, partirono all'inizio del 1921 da Sasso di Castalda, un piccolo paese in provincia di Potenza, che non ha mai smesso di spopolarsi. «Arrivarono in America pochi mesi prima del Quota Act, la legge che pose un freno all'immigrazione: finirono ad Amsterdam, un centro industriale nello Stato di New York; qui il padre di Rocco, Antonio, trovò un lavoro come operaio addetto alla linea ferroviaria. Aveva una casa vicino ai binari, dove aveva creato un piccolo orto». Poi, nel 1926, la tragedia: «Una mattina, passando con la carriola, fu travolto da un treno. Rocco, che era nato in America ed era il terzo di tre figli, aveva solo sei mesi; e sua madre Teresa, ritrovatasi vedova, era tentata di ritornare in Italia».

La Little Italy di questo villaggio adagiato sulle rive del fiume Mohawk accorse però in aiuto della famiglia; e Rocco potè frequentare la scuola, dove «si distinse per la sua straordinaria intelligenza e soprattutto per la memoria. Fu eletto honor student dai suoi docenti». Negli Usa, si sa, studiare ha dei costi molto alti; e Rocco, che avrebbe facilmente superato l'esame di ammissione di qualsiasi college, fu segnalato dai suoi professori per l'Accademia di West Point, dove avrebbe potuto studiare a spese dell'esercito. Vinse il concorso, studiò ingegneria meccanica; da allora, la sua ascesa non ha più conosciuto soste.

LA VIA DI CASA
Durante un breve periodo di servizio militare a Berlino Ovest, sua madre le chiese di tornare a Sasso, per conoscere nonna Rosa, che l'aveva visto soltanto in una vecchia fotografia; lui obbedì e affrontò un viaggio lunghissimo, a bordo delle scomode corriere che percorrevano la penisola nel primissimo dopoguerra e poi a bordo di un'auto pubblica che si avviava a manovella. La nonna apparve sorpresa nel vedere quel soldato in uniforme; il giovane ne capì la ragione soltanto quando vide l'autista (che era anche postino) consegnarle la lettera, spedita due mesi prima, che annunciava il suo arrivo.

«Dopo la specializzazione al Mit, all'inizio degli anni 50 - racconta Cantore - Rocco fu mandato a Huntsville, in Alabama, dove era finito il gruppo di von Braun e di progettisti tedeschi, passati agli americani dopo il nazismo. Lì si specializzò in missili e in rampe di lancio». Quando nacque la Nasa e l'inventore dei V2 fu chiamato «a preparare la squadra che avrebbe tentato di battere i russi nella corsa allo Spazio, il primo ufficiale dell'esercito che scelse fu Rocco Petrone». Le tappe della sua carriera: supervisore dei lanci; dopo l'Apollo 11, responsabile di tutto il programma Apollo; amministratore associato, e quindi numero tre della Nasa.

Petrone, racconta Cantore, era un uomo massiccio, con un passato di campione di football, e aveva fama di uomo rigoroso, le cui sfuriate erano leggendarie, come le sue check-list: quella del Lem consisteva in trentamila operazioni da seguire alla lettera. Era lui a fare i briefing al presidente J. F. Kennedy, che aveva lanciato la corsa allo Spazio, quando veniva a visitare la base. «Era convinto che la Luna fosse la nostra Stele di Rosetta, che studiarla ci avrebbe permesso di capire meglio la Terra; e che andare più lontano, su Marte, era solo questione di volontà, capacità di sognare, e di fondi».

Con quell'aria da contadino del Sud, dava ordini a centinaia di persone; ma era anche un grande appassionato di Storia, e fino al 2006, quando morì, divorava libri sulla guerra civile americana. Era capace di slanci di grande umanità: «Un giorno seppe di un nido di aironi, proprio nella zona della rampa di lancio: bloccò il conto alla rovescia; e lo riprese solo quando gli assicurarono che la zona era libera da volatili». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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