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Varianti del virus, allerta in Italia. Ecco quali sono e perché mutano così velocemente

Varianti del virus, incubo in Italia. Ecco quali sono e perché mutano così velocemente
di Michela Allegri
6 Minuti di Lettura
Giovedì 18 Febbraio 2021, 10:48 - Ultimo aggiornamento: 15:02

In Italia e nel mondo è allarme varianti del coronavirus: più veloci nella diffusione, più contagiose e, in alcuni casi, più pericolose. Due incognite preoccupano: per alcuni ceppi mutati di Covid i vaccini potrebbero essere meno efficaci e la stessa cosa potrebbe valere per i test rapidi. Per ora i tamponi antigenici sembrano funzionare, ma è necessario monitorare, perché le mutazioni del virus potrebbero comprometterne l'affidabilità. Lo fa sapere il ministero della Salute in una circolare. E l’allerta arriva quando dagli Stati Uniti arriva la notizia della scoperta di sette nuove possibili varianti del virus, finora sconosciute e che presentano un maggiore livello di contagiosità. Le novità riguardano anche l’Italia: a Napoli, per la prima volta nel nostro Paese, è stata individuata una mutazione molto rara, isolata dall’Istituto Pascale e l'Università Federico II di Napoli hanno infatti isolato un'altra variante di Covid-19, mai individuata prima in Italia.

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Intanto Moderna ha annunciato l'impegno nella realizzazione di vaccini contro le varianti. «La Commissione Europea sta dialogando con noi su come prepararci al 2022, anche per far fronte a potenziali varianti, e la Commissione ha un'opzione per ulteriori 150 milioni di dosi da consegnare nel 2022. Moderna è impegnata a lavorare incessantemente per rendere disponibili boost dei vaccini per le varianti rilevanti per affrontare questa pandemia», ha fatto sapere Stéphane Bancel, CEO di Moderna, in merito alla decisione della Commissione Europea di acquistare 150 milioni di dosi aggiuntive del Covid-19 Vaccine Moderna.

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Ma come funzionano le varianti? In comune hanno tutte quante la mutazione in una specifica area genetica. Le più diffuse presentano diverse mutazioni nella proteina spike. Nella circolare diffusa nei giorni scorsi dal ministero della Salute si legge che «non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N». Tuttavia, avverte il ministero, «è da tenere presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio». Data la sensibilità analitica «non ottimale di diversi test antigenici attualmente disponibili - si legge ancora nel documento - è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di Covid-19».

Il rischio, infatti, è che siano in circolazione varianti virali che presentano mutazioni a carico della proteina N, che è il principale antigene target utilizzato nei test antigenici. In caso di mancata disponibilità di test molecolari o in condizioni d'urgenza, per la conferma si può ricorrere a test antigenici diversi quali i test antigenici non rapidi (di laboratorio), test antigenici rapidi con lettura in fluorescenza e quelli basati su microfluidica con lettura in fluorescenza, che rispondano alle caratteristiche di sensibilità e specificità minime indicate. «L’Istituto superiore di sanità e ministero della Salute stanno rafforzando la sorveglianza sia microbiologica che epidemiologica», ha commentato il direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Ma ecco quali sono le varianti finora conosciute.

 

Variante inglese (B.1.1.7 )

La più nota e anche più pericolosa è la variante inglese, arrivata sul continente alla fine dello scorso anno attraverso la Svizzera. In Italia è la più diffusa: è segnalata ormai in quasi tutte le regioni e circola molto rapidamente. Secondo i risultati dell'indagine rapida condotta il 4 e 5 febbraio da Iss e ministero della Salute, con la collaborazione dei laboratori regionali, la variante inglese, già all’inizio del mese, era presente almeno nell'88% delle regioni. In Campania l'incidenza è salita dal 7 al 20% nel giro di un paio di settimane. In Lombardia, dove si stima che potrebbe raggiungere il 60-80%, la Regione ha deciso di mettere quattro Comuni in zona rossa. La diffusione più drammatica della mutazione di Covid si è però registrata in Umbria. Le ultime proiezioni del ministero della Salute prevedono che nel giro di tre o quattro settimane la B.1.1.7 sarà la forma prevalente di infezione in Italia, come è successo nel Regno Unito. Il motivo? È più contagiosa del 30% rispetto alle altre forme di infezione e colpisce più facilmente i giovanissimi che, pur restando asintomatici nella maggior parte dei casi, si trasformano in portatori del virus.

Variante sudafricana (B.1.351)

Si tratta di un ceppo poco diffuso in Italia. Secondo gli esperti sarebbe la mutazione più aggressiva del virus e quella più pericolosa.  Per il momento sono stati registrati sei casi di mutazione sudafricana in Alto Adige e uno in Liguria. Questa variante deve essere isolata il più rapidamente possibile perché potrebbe essere resistente ai vaccini. 

Variante brasiliana (P1)

In Italia è meno diffusa rispetto alla variante inglese ed è presente soprattutto nelle regioni del Centro: Umbria e Abruzzo. Ieri è stato trovato un focolaio in una scuola nel senese. Si tratta di una mutazione che preoccupa parecchio la comunità scientifica, perché, dai primi studi, sembrerebbe essere quella più resistente alle terapie e ai vaccini. La variante brasiliana si è sviluppata nelle zone di Manaus e di Rio de Janeiro verso dicembre 2020.

 

Variante napoletana, o seconda variante inglese (B.1.525)

Si tratta di una mutazione rara isolata in Italia per la prima volta nell'ambito di una ricerca dell'Istituto Pascale e dell'Università Federico II di Napoli. Finora ne sono stati individuati 32 casi in Gran Bretagna. Sembrerebbe simile a quella inglese originaria. Nel mondo ne sono stati registrati un centinaio di casi, tra Europa, Africa, Usa, Australia e Canada. «La variante napoletana ha delle mutazioni della proteina Spike, che è quella contro cui agiscono i vaccini, quindi bisogna indagare», dice Nicola Normanno, direttore dipartimento ricerca dell'Istituto Pascale.

Variante scozzese (N439K)

Il primo caso italiano della mutazione scoperta in Scozia risale a una settimana fa: il nuovo ceppo è stato isolato a Trieste, mentre altri due casi sono stati individuati in provincia di Varese. Si tratterebbe di una mutazione ulteriore del virus inglese. A Viggiù, località in provincia di Varese, l’Ats Insubria ha rilevato 14 tamponi positivi per variante scozzese di coronavirus, «emersi a seguito di una campagna di testing effettuata su un campione di popolazione di circa 200 persone residenti nel Comune».

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La diffusione delle varianti preoccupa gli esperti. Alcuni, come Walter Ricciardi, hanno chiesto un lockdown di qualche settimana per limitarne la diffusione. «Ha fatto benissimo a sollevare l'allarme», ha replicato Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova. «Siamo tutti d'accordo che vorremmo riaprire, ma io mi ritrovo di nuovo un reparto invaso da nuove varianti e questo riguarda tutta l'Italia: fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri», ha detto invece l'infettivologo Massimo Galli.

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