L'olio di oliva fa bene al cervello, agli anziani di più

Lunedì 17 Febbraio 2020
L'olio d'oliva fa bene al cervello. E sono gli anziani a trarne i maggiori benefici. A confermare il valore nutrizionale di uno dei principali componenti della dieta mediterranea è un team di studiosi, guidati da Felice Tirone in collaborazione con Laura Micheli, Giorgio D'Andrea e Manuela Ceccarelli dell'Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc), che ha dimostrato in un modello animale anziano che l'idrossitirosolo (composto naturalmente presente nell'olio extravergine di oliva) inverte il processo di invecchiamento neurale. Lo studio è pubblicato sul 'Faseb Journal'. Nel cervello dei mammiferi, in particolare nell'ippocampo, vengono prodotti nell'arco di tutta la vita nuovi neuroni.

Questo processo, denominato neurogenesi - si legge in una nota - è indispensabile per la formazione della memoria episodica, come hanno dimostrato recenti ricerche: i nuovi neuroni dell'ippocampo vengono generati a partire da cellule staminali e durante l'invecchiamento ha luogo un calo progressivo di entrambi, che è all'origine di una drastica riduzione della memoria episodica. L'idrossitirosolo, presente nell'olio extravergine di oliva, ha forti capacità antiossidanti e protettive sulle cellule ed è noto che diversi fattori, tra i quali la dieta, sono in grado di stimolare la neurogenesi adulta.

«L'assunzione orale di idrossitisolo per un mese conserva in vita i nuovi neuroni prodotti durante tale periodo, sia nell'adulto che ancor più nell'anziano, nel quale stimola anche la proliferazione delle cellule staminali, dalle quali vengono generati i neuroni», spiega Tirone. «Inoltre l'idrossitirosolo, grazie alla sua attività antiossidante, riesce a 'ripulirè le cellule nervose, perché porta anche a una riduzione di alcuni marcatori dell'invecchiamento come le lipofuscine, che sono accumuli di detriti nelle cellule neuronali».

«Abbiamo poi verificato, grazie a un marcatore di attività neuronale (c-fos) - continua Micheli - che i nuovi neuroni prodotti in eccesso nell'anziano vengono effettivamente inseriti nei circuiti neuronali, indicando così che l'effetto dell'idrossitirosolo si traduce in un aumento di funzionalità dell'ippocampo. La dose assunta quotidianamente durante la sperimentazione equivale alle dosi che un uomo potrebbe assumere con una dieta arricchita e/o con integratori (circa 500 mg/die per persona). Comunque l'assunzione di idrossitirosolo avrebbe un'efficacia anche maggiore se avvenisse mediante consumo di un cibo funzionale qual è l'olio di oliva». 
  Allo studio hanno partecipato ricercatori dell'Università della Tuscia: Carla Caruso del Dipartimento di scienze ecologiche e biologiche e un team del Dipartimento di scienze agrarie e forestali composto da Roberta Bernini, Luca Santi e Mariangela Clemente, che ha sintetizzato l'idrossitirosolo con una nuova procedura brevettata. 
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