Covid, farmaci antidepressivi: effetto antinfiammatorio che riduce mortalità e ricoveri

Uu post covid su tre ha ricevuto una diagnosi di un disturbo neuropsichiatrico entro sei mesi dalla malattia

Covid, farmaci antidepressivi: riducono le conseguenze gravi della malattia
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Sabato 29 Gennaio 2022, 18:52 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 08:35

I farmaci antidepressivi sarebbero dei potenti alleati contro il Covid-19. Gli inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina o SSRI stanno dimostrando di poter proteggere almeno in parte contro le conseguenze più gravi del contagio da SARS-CoV-2, come mortalità e ricoveri. Lo rivelano i dati due ampi studi internazionali appena pubblicati su Jama Network Open e The Lancet Global Health, analizzati in queste ore dagli esperti riuniti per il XXIII congresso nazionale virtuale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia. Gli studi hanno indagato soprattutto gli effetti di due principi attivi, fluoxetina e fluvoxetina, ed entrambi si sono rivelati in grado di ridurre fino al 28% la mortalità in pazienti con depressione e Covid-19, fluvoxetina è stata addirittura sperimentata come terapia anti-Covid in pazienti contagiati ma senza la patologia psichiatrica, mostrando una diminuzione del 30% del rischio di ricoveri in ospedale.

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Il segreto di questi antidepressivi potrebbe celarsi nella loro capacità antinfiammatoria: l'uso di SSRI si associa a un calo significativo di marcatori infiammatori a livello sia cerebrale sia periferico e ciò potrebbe impedire la comparsa della tempesta citochinica che è associata a un decorso più grave dell'infezione. Inoltre, per alcuni antidepressivi potrebbero esistere anche effetti antivirali diretti.

«Questi dati sono importanti prima di tutto perché le persone con depressione devono essere considerate soggetti fragili, se contagiati da SARS-CoV-2 - spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore emerito di neuroscienze e salute mentale all'ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano. «Dati molto incoraggianti che potrebbero essere spiegati grazie all'effetto antinfiammatorio che è stato dimostrato per gli SSRI» commenta Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all'Università di Udine.

 

Il quadro: crescono le patologie mentali

«L’attuale pandemia non è rimasta sola, ma ne ha innescate altre, il suo dilagare è divenuto un insieme di patologie pandemiche non solo sanitarie ma anche sociali economiche, psicologiche, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane», questa è stata la premessa del congresso della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia che si è concluso ieri

L’aggregazione dell’infezione da Covid-19 con una delle malattie non trasmissibili (diabete, cancro, cardiovascolare, salute mentale) su un fondo di disparità sociale ed economica ha aggravato gli effetti negativi di ogni patologia. La pandemia di Covid-19 ha amplificato l’impatto su un’altra epidemia in corso da anni come la crescita di patologie mentali, della depressione, dell’ansia, dei disturbi del sonno. «Tanti i fattori socio ambientali che concorrono a questo aumento: la stigmatizzazione, l’emarginazione sociale, la povertà, l’isolamento sociale. Tutti fattori che hanno inciso sulla salute mentale e su altre patologie come quelle cardiovascolari dove si prevede nei prossimi anni, parallelamente ad un aumento della depressione fino al 20% un aumento anche dei disturbi cardiovascolari», prosegue l'analisi affidata a Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri.

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«La pandemia emozionale ha preso fin dall’inizio a mordere sempre più, depressione, ansia, disturbi del sonno, paure, incertezza, rancore emozioni che sono cresciuti di intensità fino a sfociare in disturbi clinicamente significativi e gravi. La ricerca scientifica ha fatto balzi insperati con i nuovi vaccini e l’immunologia con le numerose possibili applicazioni in altri campi primo quello oncologico, ma anche nel campo delle neuroscienze gli studi sulle sequele neuropsichiatriche, un post covid su tre ha ricevuto una diagnosi di un disturbo neuropsichiatrico entro sei mesi dalla malattia, stanno portando verso interessanti studi e cure dei disturbi cognitivi», si legge ancora nel discorso inaugurale.

«Il consumo di psicofarmaci, di integratori, le terapie complementari sono cresciuti a doppia cifra e nuovi farmaci sono in arrivo per il trattamento della depressione, dell’ansia, delle psicosi, dei disturbi bipolari, dei decadimenti cognitivi. La campagna vaccinale sta permettendo il superamento della tempesta sindemica e il ritorno a una nuova normalità… quella del dopo la tempesta», concludono.

 
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