Sanità, liste d'attesa ancora più lunghe: situazione critica nel Lazio

Lunedì 19 Marzo 2018 di Carla Massi
4
Si allungano le liste d'attesa per visite mediche ed esami. In tre anni quasi un mese in più. Ma, se si mette mano al portafoglio e si sceglie l'intramoenia (il privato in ospedale), i tempi si accorciano. Meno della metà.
L'italiano-paziente è costretto, in media, ad aspettare 65 giorni prima di poter entrare nell'ambulatorio di uno specialista. Questo significa che, in alcune regioni, l'appuntamento viene dato in una settimana o anche meno, mentre in altre in un paio di mesi. Come sempre, organizzazione, pagamenti e regole, cambiano da zona a zona.
Quei sessantacinque giorni medi diventano sette se si decide per l'intramoenia mentre scendono a sei nell'ambulatorio privato. Come si legge in uno studio commissionato dalla Funzione pubblica Cgil, realizzato dal centro di ricerca C.r.e.a. Sanità. L'indagine ha riguardato il 44% della popolazione, un campione concentrato in Lombardia, Veneto, Lazio e Campania. Parliamo di 26 milioni di persone.

IL CONSULTO
Scendendo nel dettaglio del lavoro si scopre che, dal 2014 ad oggi, l'attesa per un consulto oculistico nel pubblico è salito dai 61 giorni a 88. Se, invece, abbiamo bisogno di un ortopedico non possiamo sperare di vederlo prima di due mesi. Mentre, nel 2014, ce la potevamo fare in poco più di uno.

La ricerca ha preso in considerazione undici cosiddette prestazioni (visita, radiografia o altre indagini per immagini), tutte senza una esplicita indicazione di urgenza. Alcuni esempi bastano per capire: 22,6 giorni per i raggi x ad una mano o ad una caviglia, 96 per una colonscopia (nel 2014 ne bastavano 69). Prendiamo le stesse prestazioni e vediamo quanto si deve aspettare se, invece, le facciamo in intramoenia. Per la mano scendiamo, in intramoenia, a 4,4 e 6,7 per la caviglia. In una struttura privata, tre e dieci giorni. «La sanità non privata e non convenzionata - è il commento dei ricercatori - è diventata competitiva anche per i prezzi che devono sostenere i pazienti. In molti casi, infatti, i costi sono pari o inferiori a quelli dell'intramoenia.

Il Veneto ha tempi di attesa, mediamente, bassi. Il Lazio (dopo dieci anni è appena finito il commissariamento della sanità) è quella che li ha più alti. Tanto che proprio alle liste è stata dedicata una delle prime riunioni decise al neo rieletto presidente Zingaretti. Lunedì 12 marzo, a una settimana dal voto, si è incontrato con tutti direttori generali delle Asl e degli ospedali per discutere del piano degli investimenti e di una nuova organizzazione delle prenotazioni di visite ed esami. Su ogni ricetta dovrà essere indicato dal medico di famiglia in «scienza e coscienza» il tempo massimo per effettuare Tac o consulti in base alle esigenze del malato. In pratica, vuol dire, U come urgente, B come breve, D come differibile e P come programmato. Che significa oscillare dall'urgenza di tre giorni all'attesa di 6 mesi- un anno.

LE PROPOSTE
Tutto questo dovrà accadere. Nel frattempo l'opposizione risponde con altri numeri sostenendo che, negli ultimi cinque anni, i tempi medi di attesa sono cresciuti nel 50% dei casi, raddoppiati o triplicati nel 90%. «Lo studio conferma che il Lazio è maglia nera per le liste d'attesa. Abbiamo i tempi più lunghi, estremamente lunghi nel caso di alcune prestazioni. Per una gastroscopia, si aspetta in media 56 giorni in Lombardia, 78 in Campania, 93 in Veneto, 158 nel Lazio. È la situazione disastrosa della sanità laziale che Zingaretti si lascia dietro, che abbiamo denunciato in campagna elettorale, a legittimare l'iniziativa presa dai partiti del Centro destra per una mozione di sfiducia a Zingaretti» scrive in un post Stefano Parisi candidato per il Centro destra alle Regionali del 4 marzo. «Se Zingaretti accetterà le nostre proposte - aggiunge - non faremo una opposizione sterile ma costruttiva. In caso contrario, anche sulla sanità, sottoporremo in Regione a tutti i consiglieri di opposizione la mozione di sfiducia per tornare presto al voto e ridare la parola ai cittadini del Lazio».

LA LEGGE
«Sulle liste di attesa la partita è in mano alle Regioni. Le best practice ci sono, sono quelle emiliane, ci sono le linee guida del ministero, di Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, c'è la legge, che va fatta applicare. Questo è un tema, io non mi stancherò mai di dirlo, tutto di programmazione sanitaria e di organizzazione delle singole regioni» è il commento di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute.
Ultimo aggiornamento: 21 Marzo, 14:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA