Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Bimbo con allergia grave salvato con il "lavaggio" del sangue: è il primo caso al mondo

Bimbo con allergia grave salvato con il "lavaggio" del sangue: è il primo caso al mondo
di Federica Macagnone
4 Minuti di Lettura
Giovedì 8 Ottobre 2015, 13:16 - Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 19:56

Una procedura che apre nuove strade per curare i bimbi affetti da tutte le forme più gravi di allergia: all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato realizzato per la prima volta al mondo un “lavaggio selettivo” del sangue su un paziente pediatrico iperallergico.

Una tecnica che dà speranza a tutti quei bambini che soffrono della stessa patologia. Chiamato tecnicamente “immunoadsorbimento IgE”, il procedimento viene effettuato con un macchinario in grado di eliminare dal sangue solo gli anticorpi che scatenano le allergie.

Perché di allergie si può anche morire: basta poco per scatenare uno choc anafilattico. E Michele, bimbo di 7 anni, lo sa bene: affetto da una gravissima forma di allergia alimentare associata ad asma, non ha mai potuto condurre una vita come tutti i suoi coetanei. E' stato sempre un “controllato a vista” all’asilo, a casa, nei momenti di svago, per evitargli il rischio di entrare in contatto con qualcuno dei suoi nemici: il latte, le uova, le nocciole, il pesce, la frutta.

La malattia. Una forma di allergia multipla grave che lo ha ha portato negli anni a subire diversi choc: il livello di immunoglobuline E nel sangue (IgE, anticorpi responsabili delle allergie) era talmente elevato da non consentirgli di assumere neanche il farmaco specifico che tiene sotto controllo la malattia, a causa degli effetti collaterali che si manifestano quando viene somministrato al di sopra di una determinata soglia di IgE. Dopo una vita sotto la lente di ingrandimento e innumerevoli tentativi di migliorare la sua condizione, Michele è arrivato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove un team multidisciplinare ha eseguito una serie di test ed esami: escluse soluzioni terapeutiche come la desensibilizzazione specifica ai singoli allergeni o la terapia farmacologica, il piccolo è stato sottoposto a un trattamento innovativo che lo ha guarito dalla grave forma di allergia e gli ha restituito una vita normale.

La plasmaferesi è una procedura di separazione del sangue in globuli rossi e plasma che viene utilizzata comunemente nei pazienti che seguono terapie antirigetto dopo un trapianto o quando sono affetti da malattie autoimmuni gravi. In pratica consiste nel creare una circolazione extracorporea attraverso una macchina che depura il sangue da tutti i tipi di anticorpi nocivi.

«Il vantaggio del nuovo macchinario, utilizzato al Bambino Gesù già da tempo, grazie alla disponibilità dal 2014 di “adsorbitori” specifici, sta nella capacità di essere selettivo - spiega Stefano Ceccarelli, responsabile del Servizio di Aferesi dell'Ospedale - Consente infatti di eliminare dal sangue uno specifico tipo di anticorpi, in questo caso le IgE, mantenendo tutte quelle sostanze che verrebbero invece tolte dal circolo sanguigno con la plasmaferesi generica tradizionale. Inoltre, grazie al ridotto volume di sangue che finisce in circolazione extracorporea (80 ml), è adatto anche per i pazienti di basso peso, quindi per i bambini».

Il caso del piccolo Michele è emblematico: al termine del trattamento, il livello di IgE nel suo sangue si era abbassato tanto da poter iniziare la terapia farmacologica. Dalla plasmaferesi selettiva - effettuata nell’agosto dello scorso anno – a oggi, la soglia di tolleranza agli alimenti che prima rischiavano di procurargli uno choc anafilattico è cresciuta notevolmente. La sua asma è sotto controllo e la sua vita non è più in costante pericolo. Ha potuto iniziare senza impedimenti la scuola elementare, mangia come gli altri bambini e gioca liberamente. Per la sua unicità e complessità, la storia di Michele è stata descritta sulla rivista scientifica Pediatrics e sarà presentata nel corso del XXIV congresso mondiale della World Allergy Organization (WAC 2015) che si terrà a Seoul, in Corea del Sud, dal 14 al 17 ottobre.

Nuove strade. «Questa procedura apre nuove strade alla cura delle allergie ed è indicata per i bambini affetti da tutte le forme più gravi della malattia allergica, anafilassi, dermatite atopica e asma grave che non possono assumere il farmaco specifico - sottolinea Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù - Si tratta di bambini che hanno una ridotta qualità della vita, che hanno difficoltà a frequentare la scuola e a giocare con i compagni. Non riescono a interagire con il loro ambiente e i genitori sviluppano tutta una serie di barriere per preservarli dagli attacchi delle loro allergie».

I numeri. L’allergia alimentare colpisce mediamente l’1,5% della popolazione generale. La prevalenza è più elevata nei primi anni di vita - ne soffre il 2-3% dei bambini entro i primi 24 mesi - mentre tende a diminuire con l’età. In Italia si stima che oltre 250.000 bambini e ragazzi sotto i 18 anni abbiano una allergia a qualche alimento.

Nella forma più grave questo tipo di allergia porta a reazioni anafilattiche che possono essere letali. La prevalenza dell’anafilassi in età pediatrica è compresa tra l’1 e il 3% dei casi di allergia alimentare, con tassi di mortalità tra lo 0,04 e lo 0,07 per milione. In Italia i bambini e i ragazzi al di sotto dei 18 anni con anafilassi sono circa 6.000.

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù vengono trattati ogni anno 10.000 bambini con malattia allergica, quelli con anafilassi sono circa 240.