Variante napoletana, cos'è e perché preoccupa. «Possibile impatto su test e vaccini»

Variante napoletana, cos'è e perché preoccupa. «Mutazioni sempre più rapide, possibile impatto su test e vaccini»
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Mercoledì 17 Febbraio 2021, 17:58 - Ultimo aggiornamento: 19:54

«La scoperta della nuova variante è partita da un progetto che stiamo sviluppando con l'Università Federico II di Napoli per mettere a punto una tecnica di sequenziamento del genoma virale rapida e che possa rispondere a casi eccezionali, in cui c'è la necessità di effettuare velocemente il sequenziamento». Lo racconta Nicola Normanno, direttore del dipartimento di ricerca dell'Istituto Pascale di Napoli che ha individuato una variante del Sars-CoV-2 che non era mai stata trovata in Italia.. La variante isolata a Napoli registra finora un centinaio di casi nel mondo, ma è la prima volta che viene individuata in Italia, dice Normanno. «La variante scoperta sul test dell'uomo che era stato in Africa è in Italia per la prima volta, ha delle mutazioni della proteina Spike, che è quella contro cui agiscono i vaccini, quindi bisogna sempre indagare le varianti perché potrebbero portare a una resistenza del virus ai vaccini stessi, è questa la lotta del virus». Indagare sulle varianti è necessario, dice ancora Normanno, perché «questo virus muta di continuo. Per questo bisogna avere la capacità di sequenziare velocemente il genoma e su questo stiamo lavorando».

L'esperto aggiunge che «questa variante è stata descritta in un centinaio di casi nel mondo, tra Europa, Africa, Stati Uniti, anche Australia e Canada. È una variante particolare, presenta analogie con la variante inglese, ma ha altre mutazioni il cui significato non è ancora certo». «Nell'ambito di questo progetto - spiega Normanno - abbiamo analizzato il campione di un professionista che aveva viaggiato tra Europa e il continente africano e al ritorno a Napoli aveva riscontrato una positività al tampone, sul suo test abbiamo trovato questa nuova variante che non era mai stata individuata in Italia. Il soggetto è stato del tutto asintomatico per tutto il tempo dell'infezione ed è poi risultato negativo al tampone ed è guarito. I suoi contatti sono risultati tutti negativi e quindi siamo abbastanza tranquilli che questa variante non si è diffusa in Regione o quantomeno non attraverso questo contatto».

Lo scenario è quindi proprio quello di una guerra in natura con l'uomo che risponde al virus e quest'ultimo che controbatte: «È esattamente così - conclude Normanno - ad ogni azione che noi compiamo corrisponde una reazione. Venti anni fa pubblicai io stesso un lavoro di studio su azione e reazione: nei tumori noi interveniamo con un farmaco e la cellula diventa resistente a quel farmaco, noi allora facciamo un farmaco per superarlo. Facendo così molti tumori alla fine sono diventati malattie croniche, con il virus si gioca la stessa, identica partita».

 

«Varianti preoccupano, vanno monitorate»

«La variante di Sars-CoV-2 identificata a Napoli è un mutante nuovo e al momento raro, che mostra alcune caratteristiche tipiche della variante inglese, ma che presenta due punti di mutazione molto critici: uno comune ai mutanti brasiliano e sudafricano, l'altro del tutto nuovo». Lo spiega in un'intervista all'Adnkronos Salute Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv). Quella individuata grazie a una collaborazione tra i laboratori dell'università Federico II e dell'Istituto Pascale di Napoli, «è una variante prevalentemente africana», più precisamente «nigeriana», sottolinea l'esperto, della quale sono già stati identificati oltre 30 casi nel Regno Unito e vari altri in diversi Paesi del mondo.

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«Si tratta di un'ulteriore variante, nuova rispetto a quelle su cui si è concentrata finora l'attenzione» delle autorità sanitarie, puntualizza Caruso, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università degli Studi di Brescia, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'Asst Spedali Civili. Che però avverte come «anche la variante inglese», sempre più diffusa in Italia dove sta soppiantando il virus originario di Wuhan, stia «evolvendo molto velocemente, accumulando su di sé mutazioni tipiche di altre varianti». Mutanti del mutante, che «preoccupano» e che «vanno monitorati con una stretta sorveglianza» per il loro possibile impatto sull'efficacia di test, farmaci e vaccini.

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Variante rara e poco conosciuta

Quella scoperta a Napoli è «una variante abbastanza rara, poco conosciuta, ha alcune mutazioni che sono simili alla variante inglese, più altre che sono state anche descritte nella variante sudafricana, e altre varianti. Da quello che ci dicono i colleghi dell'università Federico II, tutti i contatti di questo soggetto erano negativi e sono rimasti negativi nel tempo. Dunque, siamo di fatto abbastanza confidenti che il contagio sia stato isolato e non c'è stata diffusione nella variante». Lo afferma all'Adnkronos Nicola Normanno, dell'Istituto Pascale, alla guida dell'equipe che ha scoperto una variante di Sars-Cov-2 a Napoli.

«Stiamo svolgendo un progetto di ricerca insieme all'università Federico II di Napoli e al professor Giuseppe Portella - spiega Normanno - per un protocollo di sequenziamento del genoma del virus in modo da essere pronti a individuare nuove varianti. I campioni sono stati selezionati insieme al professor Portella, lui ha indicato questo campione che proveniva da un soggetto di ritorno da un viaggio all'estero ed era risultato positivo. Sequenziando questo campione, ci siamo imbattuti in una sequenza che non era stata ancora trovata in Italia e lo abbiamo subito comunicato alle autorità sanitarie».

Il caso Osimhen

L'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II «smentisce categoricamente la notizia» circolata in città «che sia il calciatore del Napoli Victor Osimhen il professionista proveniente dall'Africa che avrebbe consentito di isolare la variante Covid B.1.525». Lo rende noto l'ateneo partenopeo in una nota in cui precisa, inoltre, che «non si tratta di nessun altro calciatore della SSC Calcio Napoli. Si sottolinea che tutti i dati sanitari sono sempre rigorosamente trattati nel pieno rispetto della tutela della privacy». L'Azienda ospedaliera Federico II stigmatizza il comportamento di chi «diffonde notizie prive di alcun fondamento lesive della professionalità dell'Azienda», conlcude la nota.

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