Covid, tra i sanitari +600% di casi (non gravi): ipotesi terza dose

Covid, tra i sanitari +600% di casi (non gravi). La copertura del vaccino cala con il tempo, ipotesi terza dose
di Graziella Melina
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Mercoledì 25 Agosto 2021, 08:19 - Ultimo aggiornamento: 14:55

Sulla durata della copertura vaccinale si gioca ora la partita definitiva contro il virus. Mentre gli scienziati continuano ad aggregare dati e mettono a confronto studi e percentuali, per chi lavora tra le corsie degli ospedali il calo del livello di immunizzazione lo osserva ogni giorno. Secondo la Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, il virus sta infatti di nuovo colpendo a grande velocità, per fortuna senza troppi danni. I numeri dell'Istituto Superiore di Sanità, del resto, non fanno altro che confermare l'osservazione sul campo. «I contagi tra gli operatori sanitari - ha rimarcato la presidente della Fnopi Barbara Mangiacavalli - sono andati via via calando nei mesi a partire dal vax day di dicembre 2020, quando su base mensile si registravano tra i 16mila e i 19mila casi, fino alla cifra più bassa di soli 265 operatori sanitari infettati in un mese». Dai dati aggiornati a lunedì, invece, sono aumentati in poco più di un solo mese quasi del 600 per cento fino ad arrivare a 1.835. «Di questi - rimarca Mangiacavalli - l'82-84% circa sono infermieri che da inizio pandemia si sono contagiati in circa 115mila».

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GLI ALTRI PAESI
La questione della durata della immunizzazione è ora sul tavolo di tutti i governi, non solo europei. E così, mentre in Italia si comincia a pensare di programmare una terza dose di richiamo entro il 2021, c'è chi, senza aspettare le raccomandazioni delle agenzie regolatorie, ha già iniziato a inoculare un'altra dose di vaccino. In Israele, la terza iniezione di richiamo potrà essere somministrata anche a chi ha più di 30 anni e ha già ricevuto le prime due dosi almeno cinque mesi fa. Il ministero della Salute ha dunque allargato ulteriormente la platea dei soggetti che vogliono fare il cosiddetto booster. E per promuovere la profilassi a più soggetti possibili, lunedì scorso il ministro della sanità Nitzan Horovitz ha lanciato una campagna di vaccinazione nelle zone periferiche di Israele. Obiettivo dichiarato: completare entro un mese l'immunizzazione di 3 milioni di persone (dalla fine di luglio sono già 1,6 milioni).

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In Inghilterra, invece, in attesa di dati certi e robusti gli esperti non sembrano avere una linea comune. Tanto che, nonostante all'inizio della campagna vaccinale gli inglesi abbiano premuto sull'acceleratore estendendo la prima dose a più persone possibile, ora il governo Johnson si riserva ufficiosamente di indicare la terza inoculazione almeno per vulnerabili e over 50. Ma dietro le quinte il dissenso di molti esperti si fa sentire. Adam Finn, pediatra e vaccinologo all'università di Bristol, oltre che consulente del governo, lo ha spiegato anche pubblicamene: «sovraesporre» i cittadini a troppe dosi senza avere la sicurezza del risultato migliore e soprattutto senza dei limiti di tempo non appare consigliabile in questa fase.

In Francia, invece, si va avanti con la terza dose con maggiore convinzione e senza badare troppo alle decisioni prese dagli altri governi. L'alta autorità per la salute (Has) ha infatti raccomandato una terza dose di richiamo di vaccino a tutte le persone che abbiano un'età pari o superiore a 65 anni oltre che ai soggetti fragili. E per semplificare il percorso vaccinale, i francesi si stanno già attrezzando per l'inoculazione della terza dose in concomitanza con la somministrazione del vaccino contro l'influenza, quindi da fine ottobre. Intanto, da oltre oceano sembra arrivare qualche spiraglio in più di ottimismo. Il virologo italo americano Anthony Fauci ha provato a rassicurare: l'ulteriore dose di vaccino, che negli Stati Uniti dovrebbe scattare a partire dal prossimo mese, sarà l'ultima a cui dovrà sottoporsi la popolazione: «La terza dose di vaccino - è in sostanza la previsione di Fauci - può bastare».

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