Chi cancella la Brigata ebraica offende la Storia

Lunedì 25 Aprile 2016 di Marco Pasqua
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Un corteo dimezzato. Una manifestazione, quella organizzata dall'Anpi, che rinnega una parte importante della Storia della Resistenza. Dimezzata, perché, di fatto, cancella la memoria di quanti hanno perso la vita nella Brigata Ebraica, al fianco dei partigiani, per la liberazione dal nazifascismo. Come è stato possibile? Due anni fa, rissosi rappresentanti dei movimenti pro-Palestina (e vien da chiedersi quale legame esista tra gli slogan anti-israeliani urlati da quella parte e la lotta al nazifascismo), vennero alle mani con la delegazione della Brigata Ebraica. Motivazioni pretestuose, antisemitismo per nulla velato.

L'anno scorso, invece, il corteo dell'Anpi venne annullato. E oggi la comunità degli ebrei romani e l'Aned hanno scelto di non sfilare dal Colosseo a Porta San Paolo, per ritrovarsi, invece, in sit-in davanti al museo della Resistenza di via Tasso. «Una loro scelta quella di non partecipare», sottolinea l’Anpi. «A quel corteo saranno presenti associazioni e organizzazioni con parole d'ordine e slogan e dichiarate intenzioni – dice l'Aned motivando la sua assenza a Porta San Paolo – che ben poco o nulla hanno a che vedere coi i principi ispiratori della Resistenza». Una decisione che rappresenta un fallimento. Intanto per gli ebrei, “espropriati” di una celebrazione che appartiene di diritto anche a loro. Ma è una sconfitta soprattutto per l'antifascismo grazie al quale è stato possibile costruire la Repubblica italiana. Dimenticare quella Storia, significa offendere la memoria di chi è morto combattendo per la nostra libertà.

marco.pasqua@ilmessaggero.it
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