ROMA

Il milite "ignoto" del Re nelle cave di Villa Ada: la scoperta a Roma

Martedì 2 Aprile 2019 di Laura Larcan
Il milite

Entrare nella cava è stato come avventurarsi nel ventre di Villa Ada, a Roma. L'ingresso era sepolto nella fitta boscaglia (e rimarrà top secret per questioni di sicurezza). Gli speleologi si sono spinti in un labirinto vertiginoso di strettoie e cunicoli. Un viaggio sotterraneo per trecento metri. Dovevano fare un sopralluogo tecnico per un progetto di studio con la Sovrintendenza capitolina, ma hanno trovato l'inaspettato. In un piccolo ambiente ipogeo, a terra, c'era una divisa militare. Accanto, sparsi nella polvere, delle mostrine, stellette, bottoni, un fregio, alcuni bossoli di mitra, monete degli anni Quaranta del secolo scorso. Fino al dettaglio più rilevante, una targhetta identificativa, con inciso il nome di Michelangelo Benedetti, con l'anno di nascita 1923. Lo stupore misto a emozione. Le torce hanno aiutato a decifrare quei resti. La divisa apparteneva ad un Regio Carabiniere, ossia ad un carabiniere in servizio presso la scorta del re.

«Erano tutti cimeli risalenti ai momenti cruciali della Seconda guerra mondiale, vissuti in quella che è stata a lungo la residenza privata romana della famiglia reale Savoia», racconta Lorenzo Grassi coordinatore del Gruppo Ipogei bellici del Centro Ricerche Speleo Archeologiche-Sotterranei di Roma, che ha guidato l'esplorazione. «La realtà ha superato la fantasia», commenta Lorenzo Grassi che dopo quel ritrovamento è riuscito, indizio dopo indizio, a mettere insieme tutti i tasselli della storia di quel Regio Carabiniere.

L'elemento chiave è stata la targhetta: «Il colpo di fortuna - svela Grassi - è stato scoprire per caso una corrispondenza con un carabiniere originario di Negrar di Valpolicella, nel veronese, che aveva prestato servizio proprio a Villa Savoia ed è deceduto nel 1989 a 66 anni». L'indagine, a quel punto, è arrivata alla famiglia, la vedova Natalina Degani e i figli Lia e Silvano. Sono loro che hanno aiutato a risolvere l'enigma. Michelangelo Benedetti, con un fratello maggiore carabiniere, era partito per Roma il 18 settembre del 42 per svolgere il servizio di leva. Poi era stato assegnato al servizio di guardia a protezione della residenza reale di Villa Savoia, dove era entrato in confidenza con Vittorio Emanuele III.

«Giocavano a carte, spesso in coppia. Erano imbattibili», raccontano. Nell'estate del 43, i fatti precipitano. Il 25 luglio, Michelangelo è testimone di un momento cruciale, l'arresto di Mussolini a Villa Savoia. «Aveva come superiore diretto un maresciallo - rievoca la vedova, Natalina - che gli aveva detto che il giorno che non lo avesse più visto arrivare al lavoro avrebbe dovuto abbandonare di corsa la Villa».

Cosa che avvenne dopo l'armistizio dell'8 settembre, con la famiglia reale in precipitosa fuga da Roma. È in questo momento che entra in gioco l'oscura cava di Villa Ada. «Enrico d'Assia, figlio di Mafalda di Savoia, ha riportato in un libro la testimonianza della governante di Villa Polissena che sosteneva di aver nascosto nelle catacombe alcuni carabinieri ricercati dalla Gestapo. Il riferimento potrebbe essere proprio a Michelangelo», riflette Grassi. «A noi papà, che non amava parlare del periodo della guerra, aveva raccontato in modo vago di essere stato accolto da una famiglia», precisano i figli Lia e Silvano. E la sua divisa è rimasta misteriosamente nella cava.

«Lui, invece, è stato catturato dai tedeschi e messo su un treno per la Germania - continua la vedova - poco dopo la stazione di Mantova, con l'aiuto di altri militari riuscì a farsi scaraventare giù dal treno fuori dal finestrino e a far perdere le sue tracce». Un viaggio rocambolesco che lo riporterà al paese natio e poi al reintegro nei carabinieri di Cremona (1944), dove rimarrà per tutta la carriera. Il cerchio della memoria si è chiuso. «L'auspicio - aggiunge Lorezo Grassi - è che i cimeli, possano essere riconsegnati ai familiari».

Ultimo aggiornamento: 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Il marito della sindaca e la tv: «L’unico Matteo è nostro figlio»

di Simone Canettieri

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma