​Paura sul Tevere, ultima follia: sassi sui canottieri dal ponte

Domenica 19 Maggio 2019 di Alessandra Camilletti
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​Paura sul Tevere, ultima follia: sassi sui canottieri dal ponte
«È arrivata una selva di sassi dall’alto, dal ponte ferroviario, una lapidazione. Un sasso mi ha colpito la visiera del cappello, facendolo finire in acqua. È arrivato come una cannonata: se mi avesse preso in testa, oggi non sarei qua. Siamo vivi per miracolo». Pierfrancesco Picone è a bordo di una imbarcazione di canottaggio con tre colleghi, nel primo pomeriggio di venerdì, quando l’uscita di allenamento – sono atleti master agonistici del Circolo Tevere Remo – si trasforma in un incubo. Viene colpito Paolo Ravagnani, al piede destro. Con loro, Paolo Scuriatti e Alberto Costantino. Sono partiti dalla base all’Acqua Acetosa e come sempre prendono verso Nord, cinque chilometri ad andare e cinque a tornare. Superano il primo ponte, quello della tangenziale, e poi accade l’imprevedibile. 

«Al secondo ponte, quello ferroviario della linea Roma Nord – racconta proprio Ravagnani, 58 anni – ci arriva addosso una marea di sassi. È stato Scuriatti ad accorgersene: sta in piedi ed è sopra tutti noi. Urla “Attenzione”, alza lo sguardo e vede tre o quattro ragazzi che subito si nascondono. È stato un attimo». Un tempo però sufficiente a far piovere sassi nella barca. «Uno ha colpito me al piede destro – prosegue Ravagnani – Un altro il cappello di Pierfrancesco. Erano sassi grandi, appuntiti, di quelli utilizzati per le massicciate dei binari ferroviari. E lanciati da un’altezza di una quindicina di metri. Due sassi hanno colpito la barca, danneggiandola. Ci siamo fermati sotto il ponte». E con il cuore in gola. «Abbiamo avuto molta paura, siamo rientrati scossi – aggiunge – Esci in barca anche per distenderti e invece rischi di non tornare a casa. Abbiamo pensato di morire. Allucinante». 

Una ricostruzione finita già nella denuncia contro ignoti presentata nel pomeriggio di venerdì ai carabinieri della stazione Ponte Milvio, dai tre compagni non feriti. Raccontano di aver visto alcuni ragazzini. Uno di loro, si spiega, «sembrava avere carnagione e capelli scuri, ma non di colore». E poi: «Chiediamo che si proceda nei confronti degli autori e un intervento incisivo per evitare che ciò accada di nuovo». Ai militari viene consegnato anche un sasso, «quello che probabilmente ha colpito il nostro amico». Non era presente Ravagnani alla denuncia: «Il dolore è stato tanto. Venerdì pomeriggio non riuscivo ad appoggiare il piede a terra. Non sono andato in ospedale, il colpo per fortuna è stato attutito da scarpa e calzino. Ho tenuto il ghiaccio, ora va meglio». Sul momento i quattro avvisano l’allenatore, Marco Follaro, che chiama il 112. Una pattuglia interviene sul posto. La preoccupazione si allarga, ai molti canottieri che frequentano la zona. «Tra le 14 e le 16 in quel tratto di fiume c’è sempre movimento – spiega Ravagnani – In acqua c’erano una decina di imbarcazioni, una cinquantina di persone. Ci sono le scuole, gli altri circoli. Mi hanno detto che un episodio c’era stato alcuni mesi fa, ma i sassi non avevano colpito nessuno». E ora? «Adesso c’è paura ad uscire in acqua – dice Picone – Abbiamo avvisato tutti i circoli. Poteva davvero finire molto male. Avranno lanciato una quindicina di sassi, ci hanno preso di mira. Non si deve ripetere. Venerdì erano passate barche prima di noi e altre ne seguivano».

Il presidente del circolo Tevere Remo, Giuseppe Toscano, domani farà il punto con i soci e contatterà gli altri circoli. «È un fatto troppo grave, presenterò un esposto – sottolinea Toscano – I sassi dai cavalcavia hanno causato tragedie. Qui c’è una piccola differenza, che il canottaggio è uno sport e c’è l’elemento della passione, della voglia del relax e dello stare insieme. Non si può uscire in barca e avere il timore di essere uccisi. È un problema di sicurezza serissimo. Da quella altezza già un piccolo sasso può provocare danni. Siamo tutti traumatizzati. C’è la preoccupazione che possa accadere di nuovo. Misure di sicurezza vanno attuate. Il canottaggio è uno sport dove sì c’è agonismo, ma dove c’è anche il piacere di uscire per fare sport e respirare. Oggi barche in acqua non ne ho visto, ma comunque era brutto tempo». Si bloccheranno le uscite? «Farsi condizionare non è bello, ma voglio parlare con tutti – dice Toscano – Proibire l’uscita no, condizionarla a un percorso diverso si può ragionare. Stare attenti sicuramente sì. Ora esci, ti avvicini al ponte e pensi: cosa può succedere? Non c’è tranquillità, viene meno lo spirito, che è fondamentale».

Piedi a terra, l’istinto dei quattro è andare a vedere cosa c’è lassù. I canottieri si sintonizzano su Google map. «In prossimità dei binari ci sono una baraccopoli e una discarica – osserva Ravagnani – Sembra la terra di nessuno, sembra di non stare a Roma. Quelle aree andrebbero liberate». Una situazione che va ovviamente al di là di quanto accaduto venerdì. Due volti del biondo fiume. Da una parte gli spazi sportivi e i luoghi di ritrovo, qua e là le baraccopoli di cui il lungotevere è disseminato. Picone sale in scooter e prova a raggiungere il ponte, per vedere se e come ci si arriva: «C’è un viottolo sterrato, piuttosto malmesso, da percorrere per cinquecento metri circa, che porta sotto il ponte della ferrovia, da lì si potrebbe risalire a piedi una scarpata molto ripida». Sotto il ponte, di tutto, materassi compresi.
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