Roma, esce per una visita medica, al ritorno trova la casa occupata: «Da 20 giorni nessuno la libera»

Il blitz in un appartamento di Don Bosco. L'anziano: "Assurdo che la legge non tuteli il proprietario"

Roma, esce per una visita medica, al ritorno trova la casa occupata: «Da 20 giorni nessuno la libera»
di Adelaide Pierucci
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Mercoledì 3 Novembre 2021, 08:03 - Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 12:22

Non si dà pace Ennio Di Lalla, l'ottantaseienne del quartiere Don Bosco letteralmente sfrattato dalla sua casa da una occupante abusiva. Da venti giorni ha trovato ospitalità dal fratello sperando che, quanto prima, il suo appartamento venga liberato dalle autorità. Ma al momento nulla. «Quella donna probabilmente aiutata da altri ha scardinato il portone di casa mia stabilendosi dentro con un bambino e da quel momento non sono potuto rientrare: io sfrattato, loro in mezzo ai miei ricordi. Non ho potuto prendere nemmeno le medicine», racconta il pensionato, ex impiegato dello Stato.

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Come si sente?
«Non bene. Ho problemi di cuore e soffro di insufficienza renale. Non posso avere forti emozioni, altrimenti sto male e provo un forte dolore al petto. E quindi cerco di frenare ogni delusione, ma anche la rabbia. Non ce l'ho con le istituzioni. Però sono tanto meravigliato. Mi hanno spiegato che serve un ordine del magistrato per farmi rientrare nel mio appartamento. Il risultato? Sono passati venti giorni e ancora sto fuori casa. Questo non succede nemmeno in Paesi più poveri e arretrati dell'Italia».


Come fa a saperlo?
«Ho girato tutto il mondo. Altrove vigono leggi severissime. Non credo davvero che un proprietario di casa possa essere sfrattato da un'abusiva».


A occupare è stata una donna, la conosceva?
«Assolutamente no, mai vista in vita mia. L'ho intravista un'unica volta quando i carabinieri su mia richiesta sono venuti a constatare che la porta era stata forzata e la serratura cambiata. I militari hanno suonato il campanello e questa signora con accento straniero ha aperto. Una situazione kafkiana: io sul pianerottolo, lei dentro casa. Non sono potuto entrare nemmeno quando i carabinieri hanno varcato la soglia per identificarla. Dopo mi è stato specificato che senza l'ordine di sfratto di un giudice non sarebbero potuti intervenire. Non c'era una flagranza di un furto. Anche se io, in quei momenti, mi sono sentito derubato non solo della casa, ma di tutta la mia vita».


Cosa ha notato in quei frangenti?
«Che la porta, appunto, era stata forzata, la serratura cambiata, tanto che la mia chiave non è entrata. E poi sul citofono, accanto al portone, al posto del mio nome era stato messo il nome di una donna, come si trattasse di una cittadina dell'Est. Se sia il nome vero o meno io non lo so».

A Don Bosco lei viveva da molti anni?
«Vivevo là dagli anni Cinquanta con i miei genitori. Prima pagavamo la pigione a un ente. In seguito ho riscattato l'alloggio, comprandolo con i miei soldi. Quella casa è piena di ricordi. Ci sono tutte le foto della mia vita. I miei libri, tantissimi, i miei quadri. Le mie collezioni. Ho paura di averli persi per sempre, magari venduti per pochi soldi. Per me invece hanno un valore enorme».


Come e quando ha saputo che la sua casa era stata occupata?
«Nella tarda serata o notte del 13 ottobre. Mi ha avvisato l'amministratore del condominio che era stato allertato da qualche vicino che aveva sentito dei rumori. Lì per lì ho pensato a un tentativo di furto. La mattina dopo, quando sono andato, ho scoperto che era accaduto di peggio».


Da quanto tempo si era assentato?
«Da appena un paio di giorni per effettuare dei controlli medici, in frigo avevo lasciato pure la spesa».


Cosa ha fatto poi?
«Subito una denuncia per occupazione abusiva. Ma il mio legale, l'avvocato Alessandro Olivieri, ritiene che siano stati commessi anche altri reati: oltre al danneggiamento, la violazione di domicilio e, ovviamente, se avranno rubato anche i miei beni ci sarà il furto in appartamento».


E ora?
«So che un magistrato ha aperto un fascicolo, sta indagando. Ripeto, non ce l'ho con nessuno, aspetto. Ma ridatemi la mia casa, tutto ciò è assurdo».

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