ROMA

Beffa nel palazzo sgomberato: dopo un anno è già rioccupato

Lunedì 16 Settembre 2019 di Laura Bogliolo
Beffa nel palazzo sgomberato: dopo un anno è già rioccupato

È simbolico, perché è stato il primo sgombero a Roma dopo la svolta impressa dal ministro Salvini che aveva cambiato la circolare sui palazzi occupati da malviventi, fantasmi e disperati. È ricordato anche perché a distanza di 4 mesi (dal 7 settembre del 2018 al 15 gennaio) venne di nuovo occupato, soprattutto dai transfughi dall'ex fabbrica della Penicillina svuotata (o quasi) il 10 dicembre. Siamo all'inizio dell'anno e la nuova normativa prevede che di fronte alle occupazioni si intervenga subito, senza che l'emergenza si trasformi in città fantasma inespugnabili, come quella di via Arrigo Cavaglieri, alla Romanina. A distanza di un anno dal primo sgombero, lo stabile di via di Raffaele Costi, a Tor Cervara, cade sempre più a pezzi, è senza controlli, e soprattutto è di nuovo occupato.

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LO SCENARIO
Stavolta a vivere nel palazzo ci sono soltanto africani, non più rom. «Vengo dal Senegal, non lavoro, vorrei una casa». Affacciato alla finestra, scosta i panni stesi e racconta controvoglia mentre indossa cuffie per sentire la musica. Poco dopo un altro ragazzo africano dai capelli rasta esce dallo stabile: si arrampica sulla rete che il Campidoglio aveva fatto alzare per impedire un'altra occupazione che immancabilmente c'è stata. Su un balcone appare una parabola, su un terrazzo, valigie, sedie e un altro ragazzo si stiracchia. «Qui c'è l'Africa», ripetono i residenti. Vivono nello stabile di via Raffaele Costi di nuovo occupato, nei sottopassi del tronchetto dell'A24 a pochi metri di distanza trasformati in favelas e poi nelle baracche nascoste in un canneto. Per raggiungerlo gli africani attraversano e scavalcano la rampa che porta all'autostrada, creando un pericolo costante per se stessi e per gli automobilisti. Anche ieri. A gennaio ci fu l'ultimo sgombero e anche la decisione della prefettura, su impulso del Viminale, di elaborare una direttiva chiara a tutela degli ex palazzi occupati: agenti di guardia per evitare nuove incursioni. Scattarono anche denunce per invasione di terreni e di edifici nella Capitale così come previsto dal nuovo decreto sicurezza. Le reti metalliche issate sul perimetro, così come le porte di cemento sulle entrate al piano terra non hanno però scoraggiato l'esercito di fantasmi. E nessuna guardiania è presente.

I RESIDENTI
In zona tutti sanno che sono tornati. «Oggi 5 ragazzi mi hanno attraversato la strada sotto l'A24, entrata di Tor Cervara, venivano dai canneti...ma gli insediamenti abusivi non li avevano tolti?», dice Marco, residente. «Nell'area c'è l'intera Africa, rioccupato anche il palazzo di via Costi, il capannone di Tor Cervara, i tunnel sotto la A24», tuona Roberto Torre, storico presidente del comitato di quartiere, ora dimessosi. La mattina li vedi aspettare alle fermate della linea 447 che li porta a Rebibbia. Poi a bordo della metro B raggiungono il Centro per confondersi agli altri fantasmi. Almeno 2mila secondo gli ultimi dati del Viminale che ha calcolato 338 favelas. Ma loro, gli africani a bordo del 447, vengono dal palazzo che era stato sgomberato, schizzato in vetta della black list della Prefettura dopo una sentenza del Tribunale che aveva ordinato lo sgombero non più tardi del 15 settembre. Sul Comune, in tema di occupazione, pesa sempre la giusta procedura attivata dalla Corte dei Conti che procede per danno erariale sugli sfratti in ritardo.
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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