Nel palazzo occupato di Casapound a Roma dipendenti di Comune e Regione

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La terrazza sconfinata con vista sui tetti del centro di Roma, con la cupola della basilica di Santa Maria Maggiore che svetta in primo piano. I manifesti colorati alle pareti, le immagini del ventennio fascista e i relativi motti: «Marciare e non marcire», solo per fare un esempio. E poi, la lista degli occupanti: non famiglie in emergenza abitativa - non tutte, almeno - ma anche e soprattutto soggetti che percepiscono un reddito. Anche dal Campidoglio e dalla Regione Lazio. Agli atti dell’inchiesta della Corte dei conti sul mancato sgombero del palazzo sede di CasaPound in via Napoleone III, nel quartiere Esquilino di Roma, ci sono i reportage fotografici effettuati dalla Finanza il giorno del sopralluogo all’interno dell’immobile: immagini di 58 locali, 3 magazzini, 3 stanze di uso comune, 2 sale conferenze. E c’è anche l’elenco degli occupanti - con dichiarazione dei redditi annessa - che evitando di pagare l’affitto per 16 anni hanno provocato un danno erariale alle casse pubbliche da 4,6 milioni di euro. Dagli atti emerge che in via Napoleone III abita anche uno dei fondatori della formazione di estrema destra, Gianluca Iannone. È dipendente della Mag Srl, società di cui la moglie ha il 50 per cento di quote e che «gestisce l’attività di ristorazione denominata Osteria Angelino dal 1899, in via Capo d’Africa», si legge nell’informativa delle Fiamme gialle. Ha la residenza nel palazzo anche Alberto Palladino, detto “Zippo”, che era finito sotto processo per avere aggredito con spranghe e bastoni alcuni militanti del Pd che stavano affiggendo dei manifesti in via dei Prati Fiscali.

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