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Nettuno, sparò al boss e al figlio 15enne: preso il sicario venuto da Foggia. «Una vendetta per un prestito»

L’arrestato è un imprenditore che doveva molti soldi alla vittima. Trovati alcuni pizzini

L arrestato è un imprenditore che doveva molti soldi alla vittima. Trovati alcuni pizzini
di Alessia Marani
5 Minuti di Lettura
Domenica 7 Agosto 2022, 00:49 - Ultimo aggiornamento: 01:29

Il 2 marzo scorso si presentò in via Greccio, a Nettuno, spacciandosi per poliziotto e quando Antonello Francavilla, esponente della spietata “Società foggiana”, organizzazione criminale pugliese, agli arresti domiciliari sul litorale romano, aprì la porta non esitò a sparargli a bruciapelo. Sorpreso dalla presenza inaspettata del figlio di 15 anni, che era in bagno, il killer puntò l’arma anche contro di lui intenzionato a non lasciare testimoni dell’accaduto. Ma l’agguato, meditato per rompere la catena di minacce e pressioni subite per la restituzione di un grosso prestito-investimento, non andò come programmato: sia il padre, 45enne, che il ragazzo, seppure feriti gravemente si salvarono. 

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La ricostruzione

È questa la ricostruzione del duplice tentato omicidio per cui ieri è scattato un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma ed eseguito dal personale della Squadra mobile della Capitale e di Foggia, nei confronti di Antonio Fratianni, imprenditore foggiano di 56 anni, provvedimento ora in attesa di convalida. Da capire se abbia agito da solo o con l’aiuto di uno o più complici. 

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Non era la prima volta che Fratianni si recava a Nettuno. Era stato invitato nell’estate del 2021 e anche pochi giorni prima del 2 marzo attraverso due “pizzini” scritti a mano dal Francavilla e fattigli recapitare da sua moglie Elisabetta Sinesi, figlia di Roberto capostipite della batteria “Sinesi-Francavilla”, attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia. «Ti aspetto vieni qui senza il tuo telefono e con un mezzo tuo», scriveva a penna in uno dei messaggi; in un altro lo definiva «amicone mio» esortandolo a portagli «almeno 50mila euro» per «le necessità non rinviabili», quali le spese per l’avvocato. Durante la prima visita, il 5 agosto 2021, a casa in via Greccio c’era anche il quindicenne che aveva sentito discutere i due uomini degli affari in sospeso, poi la seconda visita il 21 febbraio facendo sempre attenzione, come ammonito anche da Elisabetta, ad andare con un’auto non propria e parzialmente travisato. È in quell’occasione che Francavilla puntò un coltello alla gola di Fratianni imponendogli un ultimatum di 15 giorni per la restituzione del debito. Sarà lo stesso imprenditore a raccontarlo agli investigatori della Dia di Foggia da cui si precipitò il 3 marzo, all’indomani della fallita azione omicidiaria, per denunciare di essere «vittima, da anni, di estorsione da parte del mafioso Antonello Francavilla». Omettendo, ovviamente, qualsiasi sua implicazione nell’attentato. L’obiettivo? Secondo gli inquirenti quello di guadagnarsi una protezione speciale dedicata ai collaboratori di giustizia e alle vittime della mafia visto che ormai, cannato l’agguato, si sentiva un “morto che cammina”. E ne aveva ben ragione perché il fratello di Antonello, Emiliano, uscito dal carcere il 28 marzo ha iniziato subito a progettare la vendetta con il resto del gruppo. Per cui Fratianni era diventato, così è emerso dalle intercettazioni, «un birillo a cui sparare», «un dolore di denti da estirpare» per «togliersi il pensiero» prima di partire per le vacanze: «Lo sistemiamo poi partiamo». 

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Tutto era pronto per uccidere l’imprenditore il 26 giugno scorso. Minacciando un suo dipendente, i Francavilla avevano piazzato un gps sulla sua auto per monitorarne i movimenti esatti. Quella domenica sera l’imprenditore doveva morire crivellato di colpi al casello di Foggia di ritorno da Brindisi, un’azione plateale, tra la gente, «per rafforzare l’egemonia del gruppo e inviare un messaggio univoco a chi intendeva sottrarsi ai debiti come lui», scrive il gip nell’ordinanza di arresto a carico di Emiliano Francavilla e altri sei eseguita il 21 luglio scorso. Solo che il gps lo presero i poliziotti di Foggia sventando l’attentato. Fratianni avrebbe ricevuto dei soldi per acquistare un terreno su cui realizzare delle costruzioni a Foggia. 

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«A quell’epoca avevo un socio poi sparito, è lui che fece l’accordo», aveva detto alla Dia. Fatto sta che i 600mila euro “investiti” dai Sinesi-Francavilla non tornano indietro, né viene rispettato il patto che prevedeva la cessione di un appartamento e il pagamento di un mutuo per un locale. Forse Fratianni è in difficoltà economiche, forse è semplicemente stanco. Ma il 2 marzo, stando alle indagini, deciderebbe di farsi giustizia da sè. Fallendo. Indagini sono in corso per capire se Antonello Francavilla avesse scelto Nettuno per fare nuovi investimenti con il nulla osta delle organizzazioni mafiose locali. Nei giorni scorsi le reti del Coordinamento Antimafia di Anzio e Nettuno avevano lanciato un appello alle autorità chiedendo «un segnale forte che possa servire a invitare i cittadini a rompere il muro di omertà».

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