COVID

Lettera al ministro Speranza: «I familiari dei disabili gravi devono poter accedere ai reparti Covid»

Venerdì 4 Dicembre 2020
Lettera al ministro Speranza: «I familiari dei disabili gravi devono poter accedere ai reparti Covid»

Non lasciamo sole le persone non autosufficienti e malate di covid negli ospedali. Una battaglia che va avanti quella di Elena Improta, presidente di Oltre lo sguardo onlus, madre di un  giovane uomo affetto da tetraparesi spastica. Dopo la montagna di adesioni arrivate da tutta Italia ha mandato una nuova lettera, che cancella la precedente e tiene conto di tutti, al ministro Speranza. Il tema è drammatico: l'accesso dei familiari a reparti e strutture covid. E oggi 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, ancor più toccante.  

La lettera

«Egregio Sig. Ministro,  - c'è scritto nella lettera - confidiamo nella sua sensibilità e attenzione verso questo grave problema che affligge le famiglie di tutta Italia. Disabilità e non autosufficienza non sono sinonimi: una persona non autosufficiente è colui che a causa di una condizione patologica presenta gravi limiti o totali impedimenti nelle relazioni e nello svolgere attività essenziali alla propria sopravvivenza. Queste persone hanno difficoltà tali da non essere in grado di restare da sole neanche pochi minuti al giorno, senza correre rischi per la loro incolumità. In caso di malattia e di ricovero in ambito ospedaliero, hanno necessità di un supporto costante fatto di figure di riferimento affettivamente significative, che possano rappresentare un indispensabile “veicolo di facilitazione”, l’unica mediazione tra loro e il contesto sanitario. Nessun trattamento terapeutico sanitario risulta essere efficace se manca il rapporto di fiducia tra il paziente e l’intero sistema sanitario come pure l'indispensabile collaborazione, premessa essenziale per ogni tipo di cura e terapia.

Il caregiver familiare è una figura affettiva che, proprio per il fatto di aver ricoperto a lungo il ruolo di prestatore di cura e, al contempo, di facilitatore tra la persona non autosufficiente e il resto del mondo, rappresenta una risorsa indispensabile e universalmente riconosciuta per qualsiasi approccio terapeutico complesso, a maggior ragione in contesti di emergenza come quelli che occorre affrontare in una pandemia dove la scarsità di risorse umane è costantemente in sovraffaticamento. Per questo motivo appare indispensabile e urgente effettuare un protocollo obbligatorio, non più lasciato al giudizio insindacabile di un direttore/dirigente sanitario, che permetta la presenza del caregiver familiare per le persone non autosufficienti affette da Covid in ospedale sin dalla loro ingresso in pronto soccorso e nei reparti di degenza fino alle aree di terapia sub intensiva. Il protocollo deve garantire al caregiver che ne faccia richiesta di poter assistere il proprio familiare h 24, dotato di tutti i Dispositivi anticontagio previsti e la possibilità di una stanza singola con doppio letto. Nell'eventualità non fosse possibile reperire una stanza singola si potrà prevedere un ambiente separato all’interno di una stanza a più letti, mediante utilizzo di soluzioni mobili tipo separé, in modo da garantire il rispetto alla privacy della persona con disabilità e degli altri ricoverati. Questo per evitare il ricorso a ricoveri impropri, riconoscendo l'indispensabile risorsa dell'assistenza famigliare nel supporto assistenziale del ricovero di persone che non possono essere considerati nelle medesime condizioni degli altri pazienti in grado di segnalare malesseri, chiedere aiuto e collaborare al trattamento medico terapeutico..

«Noi puntiamo ad essere al loro fianco per curarli non per essere solamente presenti al fine vita!», spiega Elena che ha scritto assieme a Loredana Fiorini di Hermes onlus a nome di 86 organizzazioni. «Dopo le tante adesioni arrivate da tutta Italia abbiamo effettuato un secondo invio della lettera al Ministro Speranza, in merito agli accessi dei familiari a reparti e strutture Covid" a nome di "Oltrelosguardoonlus. Il tema è sul tavolo del Governo grazie alla Fish addirittura dallo scorso marzo. Tuttavia Noi con Voi alla luce del silenzio assordante abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere continuare a mantenere "viva" la nostra istanza su questa grave problematica che affligge le famiglie di tutta Italia. Non smetteremo di parlarne, pertanto qualora lo riteniate opportuno fate girare la lettera a tutti coloro che possono e vogliono essere al nostro fianco in maniera fattiva!»

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