Ipa di Roma, lo scandalo: prestiti di favore, hotel, viaggi. Spariti i documenti di centinaia di debitori

L’ente di previdenza del Campidoglio a un passo dal crac: buco da 51 milioni

Ipa di Roma, lo scandalo: prestiti di favore, hotel, viaggi. Spariti i documenti di centinaia di debitori
di Lorenzo De Cicco
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Venerdì 24 Dicembre 2021, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 09:39

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Un istituto di previdenza pubblico sfruttato per anni come un bancomat. Prestiti da 100mila euro concessi a dipendenti comunali indebitati fino al collo, già protestati dalle banche, che poi naturalmente non saldavano le rate; viaggi all’estero per i parenti dei dirigenti; stipendi raddoppiati agli impiegati interni, che sono arrivati ad accumulare fino a 170 ore di straordinario al mese, pagati anche mille euro per mandare una mail. Centinaia di carte riservate, di cui Il Messaggero è in possesso, rivelano come l’Ipa, l’istituto di previdenza e assistenza del Comune di Roma, sia diventato un pozzo senza fondo per foraggiare dipendenti e sindacalisti. Solo che un fondo c’era. Ora il conto è in profondo rosso: -51 milioni di euro.

Spariti i documenti di centinaia di debitori

Una voragine finanziaria che ha spinto l’ex commissario dell’ente, Fabio Serini a scrivere alla Procura di Roma, poco prima di lasciare l’istituto, che «lo stato di insolvenza è altamente probabile», come rivelato ieri. Risultato: o il Campidoglio rimpingua le casse con 51 milioni, soldi di tutti i contribuenti romani, oppure saltano le pensioni integrative di 23mila tra impiegati, vigili e insegnanti delle scuole comunali. Lo scandalo dei mutui facili distribuiti a pioggia ai dipendenti insolventi, che poi si sono dati alla fuga, spinge le opposizioni a chiedere a Gualtieri una commissione d’inchiesta.

Nei documenti interni dell’Ipa, in parte consegnati alla Procura di Roma, c’è di tutto. A una dipendente già protestata, con quasi 70mila euro di debiti, l’Ipa ha concesso un altro mutuo da 79mila euro perché il figlio «aveva necessità» di andare all’«Hotel Hilton di Sydney». A un’altra impiegata comunale, C. M., sono stati concessi 99mila euro spalmati in 180 rate anche se la donna aveva già 83mila euro di debiti «sia con l’Ipa che con soggetti esterni», scrive il responsabile della pratica. Ma «il prestito risolverebbe molti problemi alla signora». E tanto è bastato: l’Ipa le ha accordato una maxi-rata da 827 euro, anche se l’impiegata aveva uno stipendio di poco più di 1.400 euro.

«NESSUNA RATA PAGATA»

Non stupisce allora che nei file sui debitori dell’Ipa, aggiornati al 2021, accanto ai nomi dei dipendenti compaia una sfilza di «nessuna rata pagata», «nessuna rata pagata», «nessuna rata pagata». In alcuni casi i funzionari dell’istituto non sanno nemmeno dire se il debitore sia vivo o morto: «Pagate solo 3 rate su 24. In vita?», scrivono in una cartella excel. Centinaia di prestiti sono stati concessi per saldare altri prestiti mai estinti. Mutui su mutui. Con la garanzia (teorica) della trattenuta in busta paga erogata dallo stesso Comune e, in caso di pensione, della liquidazione. Ma, come ha scritto in un esposto, l’ex commissario Serini ha scoperto che «in molti casi si è contravvenuto da parte degli organi (dell’Ipa, ndr) all’attivazione della riscossione del Tfr». E così molti dipendenti si sono «licenziati già all’indomani dell’attivazione del prestito». Prendi i soldi e scappa.
Dalle carte segrete dell’Ipa ora emerge «la sparizione di documenti dall’archivio». Così dopo un «probabile furto», è diventato impossibile «ricostruire le pratiche di credito», come ha accertato anche la Polizia. Mancavano le carte perfino nel fascicolo di un ex dirigente, lo stesso che quando era al vertice dell’ente elargiva «la borsa studio a parenti di primo grado, in contraddizione alle norme statutarie». Lui stesso «partecipava ad un soggiorno all’estero, con un rimborso a carico dell’Ipa».

BONUS E TRASFERTE

Il buco milionario nei conti è stato allargato dai bonus «rilevantissimi e immotivati», si legge in alcune carte spedite alla Corte dei Conti, assegnati ai dipendenti interni dell’istituto. In 49 avevano il doppio stipendio: quello del Comune, più quello per le prestazioni extra svolte all’Ipa. C’è chi ha accumulato «161», «168», «171» ore di straordinario al mese. Come se lavorasse 16 ore al giorno, anche se dai cedolini delle buste paga si legge che alcuni dipendenti, come C. C., hanno incassato 800 euro solo per aver mandato, in un giorno, le mail per la «festa della Befana» dei figli degli impiegati. 

Anche se l’istituto era già zavorrato, come si legge in un esposto del 4 ottobre 2021, sempre firmato dall’ex commissario, all’inizio del 2017 l’Ipa ha tagliato i tassi di interessi a tutti i dipendenti. Compresi «quei soggetti morosi che avrebbero dovuto essere sottoposti alla riscossione coattiva». Invece hanno avuto un regalo. E il conto, salatissimo, arriva ora. Sull’«abusiva concessione di credito agli iscritti» sta indagando la Guardia di Finanza. Serini, nominato da Raggi a maggio 2017 e detestato da molti sindacati perché ha bloccato il bancomat Ipa, è stato appena revocato da Gualtieri. Il sindaco ha scelto al suo posto un avvocato esperto di previdenza, Fabio Borgognoni. Apre una cassaforte piena di guai.

 

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