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Fregene, crollano le cabine dello stabilimento La Nave a causa dell'erosione

Il cedimento all’alba a La Nave, fu inaugurato nel 1954 dai Platters. Il gestore: «Abbiamo perso il 50% dei clienti»

Fregene, crollano le cabine dello stabilimento Le Vele a causa dell'erosione
di Fabrizio Monaco
4 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 00:35 - Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 08:42

Sono crollate alle cinque del mattino. Le cabine in testa al primo gruppo di sinistra, accanto alla veranda del ristorante. L’erosione colpisce Fregene sud anche a Ferragosto e senza mareggiate o burrasche. Vittima designata lo stabilimento La Nave, tanta storia alle spalle da quando venne inaugurato nel 1954 con il concerto di The Platters e il loro successo planetario “Only You”, cantato sulla rotonda tra le ciminiere del bagno. O dove nel 1961 venne girato il film “Ferragosto in bikini” con uno strepitoso Raimondo Vianello e nel 1988 “Compagni di Scuola” di Carlo Verdone. È bastata un po’ di onda lunga e il mare è salito di altri due metri scavando sotto il cemento e ha fatto venire giù tutto. Perché ormai lo stabilimento, scippato negli ultimi anni di almeno 90 metri di arenile, si ritrova con il ristorante in mezzo all’acqua come una vera nave in navigazione in mare aperto. Una meraviglia per l’aperitivo o la cena al tramonto, un dramma appena i l moto ondoso si avvia, come è successo l’altra notte. 

Un fulmine a ciel sereno. «Non ce l’aspettavamo proprio – commenta amareggiato Cristiano, uno dei tre fratelli Sequi, gestori dello stabilimento – le abbiamo provate tute mettendo delle barriere davanti. Non c’è stato niente da fare, l’acqua si è infilata e alla fine sono crollate le cabine. Un Ferragosto contrassegnato dai nastri bianco e rossi a transennare le macerie e con ancora meno arenile, il simbolo di un’estate veramente complicata».

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Tutto il settore di sinistra dello stabilimento ora non c’è più lo spazio per mettere quell’unica fila di ombrelloni faticosamente allineata, con i lettini piazzati con il calibro tra le cabine e le onde. Non sarà facile ricollocare gli abbonati, la sabbia è veramente finita, basta vedere la postazione del bagnino di salvataggio messa a cento metri dalla struttura e sulla spiaggia rimasta dell’ex stabilimento accanto, La Rivetta, chiuso da 2 anni. La subdola avanzata dell’erosione non ha più bisogno di manifestarsi attraverso il rumore e la forza delle onde, è ormai più una silenziosa alta marea capace di inghiottire dopo il suo passaggio ogni volta un pezzo, lavorando ai fianchi fa più danni di prima.

L’EMERGENZA

Un’emergenza per tutta Fregene Sud dove l’arenile è stato inghiottito negli anni e anche chi è riuscito a trovare fondi personali per mettere le barriere di scogli sulla riva adesso si ritrova con un altro problema: dalla spiaggia non si riesce ad andare a fare il bagno. Perché mentre l’anno scorso il ripascimento aveva coperto con la sabbia quei massi ora sono invece un muro invalicabile.

Il Capri si è inventato un pontile per permettere ai bagnanti di superalo e entrare in mare. Il Tirreno ha aperto un varco nella barriera. La Vela le ha provate tutte tra palizzate e scogli, ma l’emorragia di clienti non si è fermata. Perché senza spiaggia, senza accesso al mare, senza lo spazio vitale alla balneazione è impossibile conservare i clienti. «Quest’anno prima dell’inizio della stagione abbiamo perso 50 abbonati – rivela Cristiano Sequi – adesso dopo questa altra avanzata non sappiamo più che dire agli abbonati. Il problema è anche che non arrivano aiuti dal settore pubblico, né sconti per i canoni». Secondo il Demanio dello Stato La Nave avrebbe ancora 26mila mq di superficie in concessione come prima dell’erosione. In realtà da perizie giurate, certificate da foto satellitari, si è scesi a meno di 16mila, senza tenere conto delle ultime avanzate. Ma il canone è sempre restato invariato. La speranza è che a fine settembre inizino i lavori per la “barriera soffolta”, una scogliera a mezzo metro sotto il livello del mare parallela alla riva con pennelli interni a contenere l’erosione, sempre pregando che nel frattempo il mare non si agiti troppo. I prossimi mesi saranno lunghi in questa parte di litorale, mai come adesso il destino di questi stabilimenti storici sembra appeso a un filo. 

 

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