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Foto rubate e pubblicate sul web, i ragazzi danneggiati dai reati social: «Eliminatele presto»

I carabinieri rispondono alle domande dei ragazzi della scuola Calamandrei e del liceo Stendhal: «Per eliminare le immagini serve una rogatoria internazionale»

Foto rubate e pubblicate sul web, i ragazzi danneggiati da cyberbullismo e revenge porn: «Eliminatele presto»
di Laura Bogliolo
4 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Aprile 2022, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 3 Aprile, 01:10

«Perché le forze dell’ordine impiegano così tanto tempo per far cancellare una foto dal web dopo la segnalazione su un abuso?». È la domanda che assilla tanti adolescenti. Perché diventare vittime di cyberbullismo o addirittura di revenge porn è più semplice di quanto si possa pensare. «Accettereste mai un passaggio da uno sconosciuto?». La platea risponde decisa: «No!». «E invece con facilità accettate l’amicizia sui social di gente anonima, che probabilmente ha un profilo fake, senza pensare alle conseguenze». Il maggiore Alberto Pinto, comandante della compagnia dei carabinieri di Roma Trionfale prova con grande destrezza a collegare la leggerezza di un gesto come un touch o un clic con cui si concede la condivisione della propria vita online, con la pesantezza del contraccolpo che si può subire. Un centinaio di studenti attenti nell’aula magna dell’istituto superiore Calamandrei, in via Carlo Emery, fanno un po’ di fatica a non prendere in mano lo smartphone e ogni tanto vengono ripresi dal maggiore che quasi li sfida: «Chi si offre volontario a cedermi il cellulare per collegarlo al pc e vedere cosa c’è dentro?». Il silenzio, ovviamente, è assoluto. Le domande invece piovono quando si chiede come cancellare una foto rubata diffusa sui social. Piccolo inciso: sappiate che per gli adolescenti «è un vecchio» chi usa Facebook (lo sappiamo: il colpo è basso), «un giovane» invece va su Instagram e «un giovanissimo» condivide su TikTok.

La risposta alla domanda sui tempi di cancellazione di una foto, fatta da una studentessa del liceo Stendhal collegato in videoconferenza, arriva subito. «Dovete sapere che i server dei social quasi sempre risiedono in nazioni straniere, quindi è necessaria una rogatoria internazionale» spiega il maggiore nell’incontro di ieri, una tappa di un lungo percorso che il Comando Provinciale dei Carabinieri ha messo in piedi nelle scuole sulla base di un progetto nazionale relativo al rispetto della legalità, al bullismo, a prevaricazioni fisiche e verbale e all’uso di stupefacenti. I social insomma, dovrebbero collaborare di più ed essere più veloci nell’accettare le richieste di rimozione foto. In gioco ci sono vite di minorenni.

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LE PAURE

Prevenzione, consapevolezza, oltre alla repressione sono le parole d’ordine per i carabinieri che da tempo incontrano gli studenti di ogni età spiegando quali sono i rischi dell’uso del si social. E ieri c’era chi chiedeva: «Chi fa qualcosa di brutto sui social, rischia solo la sospensione dalla piattaforma?». Mai prendere con leggerezza quello che si fa sul web, le conseguenze sono anche penali, come accade nella vita reale. Chiede il maggiore: «Che succede se vi fermiamo e vi troviamo in possesso di una canna?». Qualcuno dei ragazzi, con stupore degli altri, cita l’articolo 75. «Segnalazione alla prefettura, la macchia resta per sempre sul vostro curriculum» sottolinea il militare. Tradotto: non si potrà, ad esempio, accedere ad alcuni concorsi, la “macchia”, insomma, resterà sempre. E c’è chi insiste con domande sulla cancellazione delle foto sui social. «Se i server invece risiedono in Italia, i tempi si riducono?». Certo, ma ci vorrà comunque del tempo. Il maggiore Pinto, seduto accanto ad Antonio Fernando Giannini, luogotenente comandante della stazione Tomba di Nerone, spiega anche che alle fermate dei bus o delle stazioni ferroviarie ci sono state baby gang a Monte Mario che hanno fatto vessazioni verbali e fisiche. «Non consideratele goliardate, sono reati penali, dovete esserne consapevoli». Alla fine del convegno c’è chi timidamente si avvicina al maggiore e chiede informazioni sulla droga. Pinto spiega: «L’hashish deriva da una pianta, ma noi sequestriamo panetti solidi e marroni. Sai con cosa la tagliano? Lo sterco». Quindi, se vi fate una canna siete avvertiti: sapete cosa vi state fumando ...

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