Olgiata, morto Pietro Mattei, marito di Alberica Filo della Torre: l'uomo che volle la verità sul delitto

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Cristiana Mangani

«Cara Alberica, venti anni fa una mano assassina ti strappò alla vita, distruggendo quel sogno che tanto avevamo desiderato e poi costruito con amore: la nostra famiglia». Scriveva così Pietro Mattei in una lettera dedicata alla moglie, a venti anni dall’omicidio avvenuto il 10 luglio del ‘91, nella loro villa all’Olgiata.

Delitto Olgiata: morto Pietro Mattei, il marito della contessa Alberica Filo della Torre
Giallo dell'Olgiata, ritrovato il telefonino della contessa Filo della Torre

Un messaggio d’amore pubblicato a pagamento su alcuni quotidiani, mentre ancora si stava giudicando l’assassino. Qualche giorno fa Pietro Mattei è morto a 77 anni, stroncato da un ictus che non gli ha dato scampo. La notizia è trapelata solo a funerali avvenuti.

La sua vita è stata una lunga battaglia per la giustizia, per trovare la verità su quel delitto che tanto dolore ha provocato. Per anni la sua foto - con l’espressione corrucciata, sofferente - è stata pubblicata con grande risalto sui giornali. Nel ruolo che mai avrebbe voluto, quello del vedovo: marito di una donna bellissima, assassinata in un giorno di festa tanto atteso, il decimo anniversario di matrimonio. Tanto si è detto della loro vita, decisamente troppo, ma lui non ha mai fatto un passo indietro, reagendo a colpi di querele agli attacchi, e scrollandosi di dosso il peso di un’opinione pubblica orientata da insinuazioni e sospetti, con 20 cause per diffamazione vinte. E alla fine la battaglia l’ha vinta lui nel 2007, quando le indagini sul delitto sono state riaperte e hanno portato all’arresto e alla successiva condanna del cameriere filippino Winston Manuel Reyes. 

LE TANTE PISTE

Quante carriere sono state costruite sul caso dell’Olgiata, quante presunte rivelazioni hanno invaso la vita dei Mattei-Filo della Torre: da amanti inesistenti a “fondi neri” legati a 007 del Sisde. E invece, sarebbe bastato analizzare gli atti contenuti nel fascicolo, a cominciare dall’esame del Dna, mai effettuato prima del 2011, per individuare il codice genetico dell’assassino: l’ex domestico filippino, che ha confessato l’omicidio della contessa poco dopo essere stato arrestato. Il processo è arrivato nel 2012 e subito dopo la condanna. Anche quel giorno Pietro Mattei era in aula. Una giornata che aveva aspettato per oltre 20 anni ma che, comunque, gli aveva dato soddisfazione solo in parte, perché l’imputato aveva avuto una condanna a 16 anni. Troppo pochi, aveva detto, ammettendo però che quel giorno «era finito l’incubo».

Fino ad allora si era battuto quasi da solo nel chiedere agli inquirenti che il “giallo dell’Olgiata” non rimanesse tale. «Ha passato una vita a lottare - ricorda l’avvocato Iacopo Squillante che, insieme con Giuseppe Marazzita assisteva la famiglia -, da un lato, per preservare il suo nome e soprattutto quello della moglie da insinuazioni e pettegolezzi, e dall’altro, perché fosse trovato il colpevole dell’omicidio. Per la diffamazione da parte dei media che in modo disinvolto infangavano lui e la moglie sono arrivate tantissime condanne. Si arrivò a insinuare che la contessa avesse delle relazioni extraconiugali e ombre furono gettate anche su di lui nonostante non sia mai stato sospettato dagli inquirenti. Al momento dell’omicidio era all’Eur».

GLI ERRORI

Nel 2007 ha chiesto la riapertura dell’indagine appellandosi, soprattutto, alle nuove tecniche investigative a disposizione degli inquirenti. «A seguito di due istanze che lui stesso ha presentato - continua il legale - i carabinieri del Ris trovarono delle macchie evidentissime, che nei primi anni delle indagini non erano mai state analizzate. Così come delle intercettazioni dell’ex domestico nelle quali parlava del furto dei gioielli della vittima. Anche quelle mai tradotte. Le battaglie legali furono fatte, al di là dei risarcimenti, che infatti sono stati tutti devoluti in beneficenza».
Pietro Mattei è morto il 24 gennaio scorso, il funerale si è svolto nella chiesa Cristo re di viale Mazzini. L’ultimo pensiero è stato per la moglie e per i figli. Lo stesso che aveva voluto dedicare nella sua lettera d’amore ad Alberica: «Mi hai dato la forza di proteggere i nostri amati figli e di respingere quanti hanno offeso la tua memoria con assurdi e torbidi teoremi, oggi finalmente crollati - scriveva -. Amore mio, proseguiremo il nostro cammino insieme, pieno di quelle dolci parole che ci siamo sempre detti, e che ci diremo ancora quando ci rincontreremo. Tuo Pietro».
 

Ultimo aggiornamento: 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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