Giallo dell'Olgiata, ritrovato il telefonino
della contessa Filo della Torre

Venerdì 26 Novembre 2010 di Valentina Errante e Cristiana Mangani
Alberica Filo della Torre
ROMA (26 novembre) - Sono misteri che non finiscono mai. Gialli dove la verità sembra un concetto astratto: dall’omicidio di Simonetta Cesaroni a quello di Alberica Filo della Torre. Così non c’è da meravigliarsi se anche nel delitto dell’Olgiata il telefonino della contessa ricompare a venti anni dal giorno in cui è stata uccisa.



Lei fu uccisa nella sua bella villa a Nord di Roma; il suo telefonino è riapparso due giorni fa: un cellulare di primissima generazione, uno di quelli che avevano cominciato a circolare all’inizio degli anni ’90. Un Motorola tacs appartenuto proprio alla Filo della Torre. Lo ha consegnato qualche giorno fa al pm Francesca Loy, Emilia Parisi Halfon, una delle protagoniste di questa vicenda. Il suo nome è stato associato a quello del marito della vittima, Pietro Mattei, con il quale ha avuto una relazione.



La donna ha spiegato al magistrato di aver ricevuto in regalo (o in prestito) il cellulare proprio da Mattei, qualche tempo dopo la morte della contessa. Il pm ha raccolto la sua testimonianza e sta per affidare una perizia ai carabinieri del Ris di Roma per accertare se, nella memoria dell’apparecchio, esistano ancora dei dati utilizzabili. Ad sempio le chiamate ricevute o fatte.



Come mai questo telefono sia riapparso dopo così tanto tempo, la Halfon l’ha spiegato in modo un po’ fumoso, dicendo che non era riuscita a parlare con nessuno della procura prima di questa data. Nei giorni scorsi anche il suo avvocato Marcello Petrelli le ha detto che sarebbe stato importante consegnare in fretta l’apparecchio a piazzale Clodio, e lei così ha fatto. «L’avevo dimenticato in un cassetto - avrebbe spiegato al pm - e quando l’ho ritrovato ho deciso di portarvelo. Magari può essere utile alle indagini».



Viene da chiedersi perché in tutto questo tempo nessuno abbia mai riferito dell’esistenza del cellulare, a cominciare dagli inquirenti che non lo hanno mai cercato. Sebbene il marito della contessa, un paio di anni fa, attraverso l’avvocato Giuseppe Marazzita, abbia chiesto di far riaprire le indagini sull’omicidio.

L’apparecchio appare in buono stato anche se, probabilmente, non sarà facilissimo acquisire informazioni utili dalla sua memoria. Questo “ritrovamento”, però, era assolutamente inaspettato e si va ad aggiungere a un altro dei misteri di questa storia: la scomparsa di qualche gioiello dalla stanza del delitto. Solo poche cose, mentre il grosso dei preziosi non è stato neanche cercato dall’assassino.



Nel 2008, gli investigatori avevano isolato un dna maschile trovato su un fazzoletto di carta repertato sul luogo dell’omicidio, ma il codice genetico non è stato rintracciato, e quello dei due principali indagati il cameriere Manuel Winston e il figlio della governante, Roberto Jacono, dopo la comparazione, è risultato diverso. Da qui la richiesta dei pm di procedere con l’archiviazione. Il gip Cecilia Demma, però, ha respinto la richiesta. «Ci sono ancora molte indagini da fare, troppe cose sono state trascurate nel delitto», ha dichiarato in aula. Il giudice ha fatto anche di più e ha ordinato alla procura di riesaminare completamente il caso analizzando, alla luce delle nuove tecniche di indagine, tutti i reperti acquisiti: a cominciare dallo zoccolo usato come arma del delitto, e ora anche dal cellulare.



Un’ordinanza, quella che aveva emesso la Demma, che è sembrata una censura rispetto all’inchiesta condotta fino a quel momento, anche se in sede di udienza preliminare i pm, facendo marcia indietro rispetto all’originario orientamento, avevano espresso la volontà di poter continuare. Si era opposto all’archiviazione anche il legale di Pietro Mattei, che ha raccolto nuove prove scovando una testimone, un’amica della nobildonna, alla quale Alberica avrebbe confessato di temere per la propria vita e di essere spiata.


Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre, 00:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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