CORONAVIRUS

Coronavirus Roma, vaccini anti-influenza per gli over 65: gratis in 4mila ambulatori

Martedì 7 Aprile 2020 di Camilla Mozzetti
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Saranno gratuiti e verranno somministrati in oltre 4 mila punti, tra gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e dei centri vaccinali delle Asl, con l’obbligatorietà per i soggetti più fragili - ovvero gli anziani over 65 - ma anche per il personale impiegato negli ospedali e dunque medici e infermieri. Si articolerà in questo modo il piano per la prossima campagna di vaccinazione antinfluenzale prevista in autunno.

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La Regione Lazio punta a raddoppiare le somministrazioni arrivando a coprire 2,5 milioni di persone in tutto il territorio e questo - come ha spiegato l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato - per evitare sovrapposizioni di virus: l’influenza appunto e il Covid-19 con cui dovremmo imparare a convivere nell’attesa di un vaccino specifico. «Se nello stesso periodo - ha detto D’Amato in un’intervista a Il Messaggero - dovessimo avere nei pronto soccorso pazienti con sintomi da Covid-19 e altri con sintomi da influenza stagionale, il sistema non reggerebbe». 
 
Da qui la misura per aumentare gli “stock” delle dosi e rendere obbligatoria la vaccinazione che fino alla scorsa stagione era consigliata. Tra ottobre e novembre dello scorso anno ad oltre un milione di persone è stato somministrato il vaccino antinfluenzale. A garantire le dosi, la Regione Lazio tramite un investimento di quasi 6 milioni di euro (5.966.278,06 per l’esattezza). Le cifre adesso puntano a raddoppiare, sia sul fronte dei beneficiari che su quello delle risorse da mettere in campo. Le dosi saranno gratuite per tutta la popolazione dai 65 anni in su, per quella tra i 6 mesi e i 65 anni affetta da particolari patologie croniche, per i bambini e gli adolescenti che rischiano di sviluppare la sindrome di “Reye”, per le donne in gravidanza, per il personale sanitario e per i soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse oltre che per i donatori di sangue. «Se una parte importante della popolazione sarà vaccinata contro la comune influenza - spiega il Governatore Nicola Zingaretti - i medici potranno riconoscere i sintomi del Covid-19 in maniera più tempestiva per fermare la diffusione. E non ci sarà sovrapposizione di malati negli ospedali».

Qual è la validità del vaccino? L’influenza si conosce da oltre 100 anni e ogni anno per avviare la produzione delle dosi vaccinali si segue un particolare meccanismo perché il virus - diversamente da altri - è altamente mutabile. In sostanza il vaccino ogni anno viene “rigenerato” in funzione dei ceppi che si prevede circoleranno nella stagione invernale. Viene dunque monitorato l’andamento del virus influenzale nell’emisfero boreale e australe, i dati raccolti vengono trasmessi alle industrie farmaceutiche che producono il vaccino. 
Lo scorso anno ad esempio, poiché il virus era mutato rispetto al periodo 2018/2019, il vaccino è diventato “quadrivalente” con due ceppi di tipo A - l’H1N1 e l’H3N2 - sommati a due varianti del tipo B. Le analisi sono già partite su scala mondiale e la notizia di renderlo obbligatorio nel Lazio per anziani e personale sanitario rincuora moltissimi specialisti.

«Quest’obbligo - commenta Massimo Andreoni primario di Malattie infettive al policlinico Tor Vergata e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive - è molto ben accolto». Soprattutto per la compagine sanitaria poiché «Non è finalizzato a salvaguardare solo gli operatori ma i malati all’interno degli ospedali». Ogni anno l’influenza genera dei morti, «Su mille persone infettate - prosegue Andreoni - ce ne sono una o due che mediamente muoiono, di per sé non è un rapporto molto alto ma in termini assoluti diventa rilevante perché poi visti i numeri dell’influenza ogni anno muoiono alcune migliaia di persone». E quindi avere la certezza che il vaccino venga somministrato a più individui oltre a far decresce l’indice dei possibili ricoveri e a non sovrapporli con possibili malati Covid-19 ridurrà anche i decessi specifici.
 
Ovviamente il vaccino antinfluenzale non difende dal coronavirus in termini di immunogenicità poiché i vaccini sono composti ad antigene specifico e quindi offrono un’immunità diretta. Detto questo «C’è una grande discussione in atto su come soggetti che siano stati antigenicamente stimolati in maniera importante abbiamo una capacità di maggiore protezione nei confronti del Covid-19 - conclude Andreoni - Questo è nato soprattutto per spiegare la maggiore resistenza dei bambini all’infezione per cui sono state anche invocate tra le possibili cause di questa resistenza all’infezione le maggiori vaccinazioni mentre altre analisi hanno segnalato come in qualche modo il vaccino per il pneumococco potesse proteggere anche dal coronavirus ma c’è necessità di studi ben condotti per rendere valide queste osservazioni».

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