Il cimitero Laurentino bloccato da 8 anni tra vincoli e lavori mai partiti

Il cimitero Laurentino bloccato tra 8 anni tra vincoli e lavori mai partiti
di Lorenzo De Cicco
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Martedì 1 Settembre 2020, 00:53 - Ultimo aggiornamento: 02:25

La storiaccia del cimitero Laurentino, che si ritrova ora senza più spazi per le salme, ragione per cui chi abita in zona dovrà seppellire i propri cari a 45 chilometri di distanza, a Prima Porta, dalla parte opposta della Capitale, è un mix d’indolenza amministrativa del Campidoglio, soldi pubblici che slittano di manovra in manovra, vincoli archeologici che spuntano e che nessuno rimuove perché appunto il Comune non indaga. Nessuno, letteralmente, scava più a fondo. Nonostante gli allarmi in successione lanciati da chi vive in questa parte di Roma tra l’Eur, il Torrino, Mostacciano, che si allunga fino alla riserva naturale di Decima e oltre, fino al mare, gente che vorrebbe, a buon diritto, pregare per i propri famigliari scomparsi senza consumare ogni volta un pieno di benzina, senza l’esigenza di percorrere il Grande raccordo anulare da un capo all’altro, andata e ritorno. Si sarebbe potuto evitare? Certamente sì, sarebbe bastato con buona probabilità muoversi per tempo.

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TERRENI INUTILIZZATI
Il paradosso è che di spazio per le sepolture, formalmente esaurito, in realtà ce ne sarebbe abbastanza. E per parecchi anni ancora. Il Laurentino, terzo cimitero di Roma, consacrato diciotto anni fa, a marzo del 2002, si protende in un’area verde di 21 ettari. Ventiquattro campi da calcio. Meno conosciuto del Verano e di Prima Porta - e di più recente realizzazione - come spiegano i depliant dell’Ama è pur sempre il «cimitero di competenza» di tre municipi che, messi insieme, sono più popolosi di Bologna o Firenze: l’VIII, il distretto della Garbatella, il IX dell’Eur-Torrino e l’XI municipio, quello del Portuense e di viale Marconi. A questo camposanto fanno riferimento anche migliaia di famiglie del VII municipio, quelle residenti nella ex X circoscrizione, e gli abitanti di Ostia e Acilia, «nel caso in cui non vi siano disponibilità nel cimitero di Ostia Antica», spiega la municipalizzata ambientale, che si occupa anche della gestione dei cimiteri.

PROGETTI E RIMANDI

Il problema dei terreni che scarseggiano inizia ad essere discusso almeno a partire dal 2017. I residenti pongono la questione al Campidoglio e ad agosto 2017, l’allora assessore all’Ambiente del Comune, Pinuccia Montanari presenta il «piano Cimiteri 2017-2021». Tra i capisaldi, c’è proprio «l’ampliamento del Laurentino». Montanari si dimette a febbraio 2019, nel frattempo poco o nulla si muove. Virginia Raggi tiene per sé la delega per quasi sette mesi, fino a quando a settembre dell’anno scorso viene nominata la nuova assessora, Laura Fiorini: assume, per volere della sindaca, le deleghe al Verde pubblico e ai Servizi funebri e cimiteriali. La gestione della questione, spinosa, passa a lei. Che fare? Le opzioni sono due: la prima pista, scartata quasi subito perché «con maggiori costi per l’amministrazione», passerebbe dall’«esproprio di terreni vicini», non di proprietà dell’amministrazione capitolina. Si cerca quindi di battere la via economicamente più vantaggiosa: toccherebbe destinare alle nuove sepolture un’area che fa già parte del cimitero, ma inutilizzata. La proprietà è del Comune, la gestione è dell’Ama. Il problema? È vincolata. Non tanto perché, come tutto il cimitero, la zona fa parte della riserva naturale di Decima Malafede, ma perché alla fine del 2012, durante alcuni scavi, è stata scoperta una vasca romana. I lavori terminano nel 2014. Da quel momento in poi, nessun passo avanti. Incredibilmente, perché come è ovvio, nel frattempo, le aree per le salme continuano a ridursi col passare del tempo. 

Non è il vincolo sull’area in sé ad essere d’ostacolo. Quanto l’assenza, finora, di un’indagine archeologica che permetta di capire quanto e se sia vasta l’area da interdire. Un’indagine che può partire solo quando l’Ama, col Comune, consegnerà il progetto. I soldi per finanziare l’operazione sono stati stanziati solo con l’ultima manovra di bilancio, a luglio, spiegano dall’assessorato al Verde del Campidoglio: 130 mila euro. Dovrà gestirli l’Ama, «che è stata scelta come stazione appaltante». La gara ancora deve partire: la municipalizzata, dice sempre il Comune, «sta procedendo alla predisposizione del progetto per la valorizzazione della vasca, come richiesto dalla Soprintendenza statale, ed i sondaggi archeologici utili per ottenere lo svincolo del terreno e la sua destinazione a campo di inumazione». I tempi? Ancora indecifrabili. «Dal 2015 al 2019 è stato tutto paralizzato per l’inchiesta sul mondo di Mezzo, tra i dirigenti nessuno voleva firmare - racconta Stefano Zaghis, amministratore unico di Ama da dieci mesi - Noi ci stiamo muovendo da marzo, entro settembre manderemo i progetti alla Soprintendenza nazionale».

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