Roma, i medici danno l’allarme: «Con i rifiuti lasciati a terra sarà emergenza igienica»

Roma, i medici danno l allarme: «Con i rifiuti lasciati a terra sarà emergenza igienica»
di Camilla Mozzetti
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Mercoledì 22 Luglio 2020, 00:55

Non è solo un problema di cattivo odore che attanaglia e colpisce violentemente l’olfatto di passanti e residenti fino - nei casi più estremi - a provocare veri e propri conati di vomito. L’ordine dei medici non ha dubbi: «Se i rifiuti non verranno raccolti e rimossi dalle strade di Roma, si potrebbe prefigurare un’emergenza igienica», commenta il presidente Antonio Magi

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«AVANZATA DI BATTERI»
«Oltre a essere un ricettacolo per diversi animali - rincara l’analisi Pier Luigi Bartoletti, segretario provinciale della Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale - a partire da mosche, gabbiani e roditori, le sacche non raccolte soprattutto per quelle che contengono l’organico potrebbero dar seguito ai liquami e sviluppare un’alta carica batterica», che nelle situazioni più gravi potrebbero diffondere patologie trasmissibili per via oro-fecale. I principali vettori sono «le mosche - conclude Bartoletti - che concentrandosi su rifiuti ma anche su escrementi animali possono poi trasmettere infezioni. Auspichiamo che i rifiuti vengano raccolti con costanza e nei tempi giusti onde evitare di trovarci poi di fronte all’emergenza igienica».

L’attenzione dei medici di famiglia è molto alta anche perché già l’estate scorsa la Capitale fu colpita dall’emergenza sulla raccolta: interi quartieri dove da tempo vige il porta-a-porta rimasero sommersi dai rifiuti. Addirittura in alcuni casi da sotto i bidoncini negli androni e fuori ai palazzi spuntarono colonie di vermi. E il rischio che anche quest’anno la situazione possa degenerare è dietro l’angolo. L’ordine dei medici promette «Qualsiasi intervento volto a garantire la salute e l’igiene per i romani», prosegue il presidente Magi che già ieri si è messo in contatto con il vertici dell’Ama. Lo sviluppo potenziale di batteri e seguenti cariche virali viene accentuato anche dai “rovistatori” animali dell’immondizia non raccolta. Più sacchi abbandonati in strada richiamano anche un numero crescente di roditori. E se qualcuno - analizzano sempre i medici - venisse morso da un topo?

ALLERTA PER BAR E RISTORANTI
L’aspetto più preoccupante riguarda i rifiuti prodotti dai bar e dai ristoranti per i quali la raccolta - affidata a società esterne all’Ama - ha segnato in questi giorni un rallentamento più ingente rispetto alle utenze domestiche. A tal punto che la Fipe Confcommercio è pronta a presentare un esposto all’Asl se la municipalizzata dei rifiuti non si adopererà per ripristinare correttamente il servizio. Proprio i rifiuti delle attività di somministrazione che non possono di certo restare nei locali contribuiscono ad amplificare i rischi igienici sul suolo pubblico. Non è solo una questione di quantità, legata a un maggior carico di immondizia, ma dirimente è anche la qualità degli scarti che sono ben diversi da quelli prodotti da una famiglia. 

IN PERIFERIA
L’allarme si sta diffondendo, seppur a macchia di leopardo, oltre che nelle strade del centro di Roma anche in zone periferiche che già da tempo fanno i conti con il degrado e l’avanzata di blatte e roditori che oltre all’immondizia trovano rifugi sicuri tra il verde incolto. Dal Tiburtino al Laurentino da San Basilio a Borghesia: non c’è solo il problema della mancata raccolta. A questo si somma il fenomeno della migrazione dei rifiuti: persone che caricano l’auto di ogni genere di immondizia e la vanno a gettare nei quartieri dove ancora non è arrivato il porta-a-porta. A pesare infine il caldo e l’aumento delle temperature, l’assenza di piogge e temporali che rende tutto molto più complicato. In un periodo in cui si fanno ancora i conti con l’emergenza da Covid-19 perché «il virus - conclude il presidente dell’ordine dei medici - non è affatto scomparso e anche all’aperto per quelle situazioni dove si verificano resse o assembramenti sarebbe auspicabile rendere obbligatorio l’uso dei dispositivi di protezione, a partire dalle mascherine».

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