Cerveteri, la Necropoli della Banditaccia resta senza servizi per i turisti. L'agonia del sito Unesco

Mercoledì 15 Maggio 2019 di Laura Larcan
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Che spettacolo la Necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri. Tombe-gioiello di principi e principesse che hanno scritto la storia e la potenza di questa civiltà antagonista di Roma. Oltre 2.500 anni fa. Peccato che l’accoglienza turistica del sito non garantisca un’adeguata dose di suggestione. Il bookshop è chiuso, niente bar ristoro, scarso personale addetto alla biglietteria, persino le tombe parlanti firmate dall’estro multimediale di Piero Angela e Paco Lanciano vanno in scena a singhiozzo. Una fatica, insomma.

Uno stallo che va avanti da quasi sei mesi. E sì che quest’anno ricorrono i 15 anni dalla “promozione” del sito nella lista del patrimonio Unesco, insieme a Tarquinia. E nel Lazio sono solo in tre (con Roma e Tivoli). C’è poco da festeggiare, dunque. Il primo a denunciare la bizzarra situazione di Cerveteri è il sindaco Alessio Pascucci, appena nominato presidente dell’Assemblea dell’associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco: «Faremo un triste compleanno, perché il patrimonio di Cerveteri è senza servizi turistici aggiuntivi. Una cosa vergognosa».

Perché? «La concessione dei servizi è scaduta a fine novembre 2018 e dopo quasi sei mesi non è stata neanche bandita una nuova gara d’appalto», avverte con amarezza il primo cittadino. I riflettori sono puntati sugli uffici del Polo museale del Lazio, istituzione del ministero dei beni culturali che ha in consegna il sito archeologico, e sulla Direzione generale Musei del Mibac. La concessione dei servizi aggiuntivi, secondo la legge Ronchey, era partita nel 2012 (quando il sito rientrava ancora sotto l’egida della Soprintendenza per l’Etruria meridionale): durata di tre anni rinnovati di altri tre.

La concessionaria è stata Etruria Musei. Gestivano tutto il pacchetto Unesco Cerveteri-Tarquinia. Alla scadenza, nessuna nuova gara d’appalto, né un’operazione ponte strategica in attesa dell’iter burocratico. Cosa significa? I numeri aiutano a decifrare il problema. Etruria Musei impiegava complessivamente 18 unità di personale, tra Cerveteri (8) e Tarquinia (10), per i servizi turistici aggiuntivi: biglietteria, bookshop, servizio ristoro, accoglienza e didattica, comprese le visite alle tombe hi-tech del papà di SuperQuark. Tutto questo, ora, è sospeso. Un esempio banale: se durante la visita alla Necropoli si ha sete, non c’è nessun punto ristoro, né distributori automatici.

Ora restano operativi a Cerveteri solo i 16 custodi dipendenti del Mibac, divisi, però, tra Necropoli e Museo archeologico, per coprire - attenzione - tutti i turni, compresi i notturni. Tradotto: circa 4/5 unità a turno. Quanto basta per aprire. Non certo per “accogliere”. E stiamo parlando di ben undici ettari di patrimonio archeologico “offerto”, si fa per dire, al turismo culturale. Proporzioni risibili. «Quando sono diventato sindaco, nel 2012, la Necropoli era abbandonata a se stessa - ricorda Pascucci - Tutto il lavoro amministrativo è stato incentrato sul rilancio di questo patrimonio in sinergia con la Soprintendenza. Oggi siamo in una situazione paradossale». Problema non da poco, quello delle gare d’appalto per i servizi aggiuntivi. Cerveteri e Tarquinia, infatti, non restano un caso isolato, visto che tante sono le concessioni in scadenza tra siti e musei statali italiani: tutti riconducibili, nelle procedure, alla convenzione del Mibac con la Consip (la centrale di committenza della pubblica amministrazione). Che la burocrazia ordinaria pesi sul futuro degli Etruschi?
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