Ama e i furti di gasolio dei dipendenti a Roma. Le telefonate tra furbetti: «Io così ci pago il mutuo»

Le intercettazioni nell’inchiesta: «Rubo tutti i giorni, mi è venuta la tachicardia»

Ama e i furti di gasolio dei dipendenti a Roma. Le telefonate tra furbetti: «Io così ci pago il mutuo»
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Sabato 6 Maggio 2023, 06:53 - Ultimo aggiornamento: 07:13

Non c'era solo la pratica - diffusissima - di utilizzare per scopi personali le carte di rifornimento carburante aziendali. Diversi dipendenti dell'Ama, per anni, sono riusciti ad arrotondare - di molto - lo stipendio con un escamotage illegale: con quella che, nelle intercettazioni, chiamano «la bevuta» e che consiste nello svuotare i serbatoi dei mezzi di servizio con la tecnica del risucchio, per poi vendere sottobanco il gasolio sottratto. «Sto rubando tutti i giorni, ecco perché ho la tachicardia», dice uno di loro intercettato, il 14 aprile 2021. Una vicenda per la quale in 7 hanno già patteggiato pene che vanno da un anno e 11 mesi a 2 anni e 3 mesi di reclusione. A incastrarli, le i dialoghi captati dagli investigatori.

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I DIALOGHI
Il più spregiudicato è Simone Daniele che, addirittura, parlando al telefono con la compagna, arriva a lamentarsi per i troppi impegni: «Sta diventando come quando pagavo tanto di mutuo ed ero obbligato a fare il doppio lavoro». È però consapevole dei guadagni: «Con i lavori del gasolio pago i prestiti e il mantenimento di mia figlia».

Era il 13 aprile 2021. In un'altra intercettazione, pochi giorni dopo, Emiliano Fedeli parla mentre sta effettuando un'operazione di travaso: «Cento cartucce le avremo messe». In sottofondo - annota la Finanza in un'informativa - si sentono rumori metallici e, all'improvviso, il netturbino inizia a imprecare: «Che danno che ho fatto... ho chiuso la pompa, l'ho girata e mi ha spruzzato tutto, mi sono fatto la doccia». È preoccupato perché deve riuscire a cambiarsi prima di rientrare in deposito e deve lavarsi di nascosto dai colleghi. Era successo anche a Daniele: «Mi sono dovuto togliere il giacchetto - racconta alla compagna - mi sono sporcato». Pure lui teme di venire scoperto: «Posso pure andare via alle otto, basta che non vedo nessuno, perché la gente poi comincia a sentire la puzza e a parlare». Dopo quella disavventura inizia a prendere provvedimenti: «Ora ho imparato... metto i guanti, un pezzo di carta per pulire il tubo, che mi fa schifo».

 


IL DANNEGGIAMENTO
Gli inquirenti sottolineano che i netturbini arrivavano a danneggiare i furgoncini per sviare eventuali indagini. Programmavano «i guasti» - si legge negli atti - per assicurarsi «la bevuta». Ancora una volta le intercettazioni sono eloquenti. Danile parla ancora con la compagna, dice «che manometterà l'impianto frenante del mezzo per renderlo inefficiente e per evitare di perdere il carico», scrivono in finanzieri. Ecco le sue parole: «Ho messo 90 litri... quanto ho fatto? Dieci chilometri? Se non lo rompo è buono stasera per chi attacca alle 9». E aggiunge: «Stiamo tagliando i fili dei freni... in modo che dico che sono rientrato e si è accesa la spia». È sempre lui a dare consigli ai complici. «Stai già facendo l'opera d'arte?», chiede a Cristian Argeni e poi gli suggerisce come posizionarsi per scaricare il carburante: «Se fai il cancello è meglio, non ti si vede, c'è il casale che ti copre».
 

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