Roma, un rimandato su 4 nei licei, ma mancano i prof per i recuperi

Domenica 19 Agosto 2018
Matematica, Greco e Latino ma anche Italiano, Storia dell’Arte, Economia, Inglese e Francese. Altro che vacanze all’insegna della spensieratezza, per uno studente liceale su quattro l’estate è passata così: cercando di imparare l’uso del genitivo rispetto al dativo per la prima declinazione della lingua cara ad Ovidio oppure mandare a memoria quei simboli strani dell’alfabeto greco che tanto fanno tribolare i ragazzi alle prime armi. Sono i numeri a dimostrarlo: a Roma c’è un esercito compatto di rimandati a settembre. Studenti, per lo più del primo anno di un corso di scuola superiore di II grado, che dovranno colmare tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre l’insufficienza di una o più materie prima del ritorno in classe per scongiurare la bocciatura.

Per legge ogni scuola superiore è tenuta ad attivare durante la pausa estiva i cosiddetti “corsi di recupero” facendo leva sul proprio corpo docente che tuttavia non lavora gratis ma deve essere retribuito con 50 euro lorde ogni ora extra di lezione. Il problema però è che, complice l’assenza di risorse per pagare i professori, molti istituti non hanno attivato le lezioni di approfondimento o lo hanno fatto con il contagocce. Il risultato? «Solo il 15% delle scuole romane – spiega il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi – è riuscito a garantire tutte le ore di recupero mentre moltissime le famiglie hanno pagato i corsi di tasca propria e in nero, appellandosi a insegnanti privati». Che sono poi i professori in pensione, i precari storici o i neo laureati in cerca di un posto che arrotondano così. Partiamo dai dati, elaborati dal ministero dell’Istruzione.

Nella Capitale sono 101.105 gli studenti iscritti alle classi dalla prima alla quarta di un istituto superiore (licei e istituti tecnico-professionali). Di questi, il 22,6% è stato rimandato in una o più materie. Parliamo di ben 22.849 ragazzi che dovranno ora sostenere una verifica per poter accedere alla classe successiva senza essere costretti – come avviene nel gioco dell’oca – a tornare indietro e ripartire da capo. La parte più considerevole – il 24,4% (5.575 giovani) – ha concluso a giugno il primo anno.

È qui, all’inizio di un nuovo percorso di studio, che si concentrano le maggiori difficoltà. Per quanto riguarda invece gli indirizzi di studio, nei licei il maggior numero di rimandati si è concentrato all’Artistico (25,9% di sospesi in giudizio), segue poi lo Scientifico delle Scienze applicate (24,6% di rimandati), il Linguistico (22,2%), il liceo Scienze umane, opzione Economico-sociale (21,6%), lo Scientifico tradizionale (21,2%) e il classico (20,6%). Tra i professionali, invece, sono stati gli istituti tecnici ad indirizzo economico a segnare il maggior numero di rimandati, ovvero il 25,9%. Tutti questi ragazzi hanno dovuto studiare invece di viaggiare o uscire con gli amici sfruttando al massimo le poche ore di lezione extra garantite dalle scuole. «Il problema dei corsi di recupero è ormai datato – conclude il capo dell’associazione presidi – ogni anno le scuole attivano i corsi perché non possono ometterli ma capita spesso che le risorse siano poche e non tutti i professori si rendano disponibili». E quindi accade che gli istituti riducano al minimo gli approfondimenti mentre quelli più fortunati possono contare su docenti disposti a impartire le lezioni aspettando di essere pagati nei mesi o negli anni successivi. «Dal prossimo 28 agosto e fino a fine mese – spiega la preside del Liceo Albertelli, Antonella Corea – faremo le verifiche per i ragazzi che hanno conseguito un debito formativo, abbiamo attivato 4 corsi di recupero tra giugno e luglio per un totale di 40 ore di lezione extra, molti professori devono ancora essere pagati ma non si sono tirati indietro». E lo stesso è accaduto al liceo Giulio Cesare: «Sei corsi di recupero e le prove fissate nella prima settimana di settembre», spiega la dirigente Paola Senesi. Ma per ogni scuola virtuosa c’è anche quella che il corso lo ha ridotto a poche ore per ragioni puramente finanziarie o per l’assenza di personale.
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