«Sono gay», 16enne picchiata per mesi dai genitori: indagati padre, madre e sorella

«Sono gay», 16enne picchiata per mesi dai genitori: indagati padre, madre e sorella
di Adelaide Pierucci
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Mercoledì 9 Dicembre 2015, 08:18 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 18:09

Cinghiate dal padre perché si era dichiarata gay. Insulti e pugni dalla sorella. Il gelo della madre. È dovuta intervenire la procura per mettere in salvo Fanny (il nome è di fantasia, ndr), sedicenne che aveva avuto il coraggio di dichiararsi innamorata di una compagna di scuola. Per nove mesi, infatti, i genitori e la sorella, liceale e da poco maggiorenne, per tentare di «guarirla» dall'omossessualità le avevano imposto un regime di vita intollerabile fino a spingerla all'autolesionismo. Vietato il telefonino e le uscite da sola. Musi lunghi e botte. A scuola solo sotto scorta. «Sei tu sbagliata», le ripetevano, «Ci hai reso la vita un inferno. Curati». Per padre madre e sorella, cristiani di origine russa da anni trasferitisi a Roma, il gip Valerio Savio ha disposto, di recente, su proposta del pm Antonio Calaresu, il divieto di avvicinamento alla ragazza, nel frattempo affidata a una casa famiglia. Nessun dubbio sul motivo di schiaffi e offese. Nell'ordinanza che vieta ai familiari di avvicinarsi alla ragazza a meno di 400 metri si legge chiaramente che «il movente discendente da stati emotivi e pregiudizi culturali contro l'omosessualità».
L'ESCALATION
Una escalation persecutoria. Il pm Calaresu, del pool antiviolenza, l'ha ricostruita passo passo. Alcuni parenti nell'autunno 2014 informano i genitori di Fanny che ha una relazione con una certa Maria (nome anche questo di fantasia). I primi due giorni padre, madre e sorella non le rivolgeranno la parola. Poi cominceranno gli schiaffi, le minacce anche di morte, le botte con cinghie e cucchiarelle, e le offese a ripetizione: «malata», «puttana». «Sottoponendola - si conclude nell'ordinanza - a una serie di sofferenze fisiche e morali e ad un regime di vita intollerabile».

LE PERSECUZIONI
Padre e madre e sorella così finiscono nel registro degli indagati per maltrattamenti in famiglia. I magistrati quindi decidono di allontanare la minore dalla casa. E optano per la misura del divieto di avvicinamento per l'alto rischio del ripetersi delle aggressioni. «Il pericolo è ricavabile», si conclude, «dall'evidente escalation in atto delle condotte persecutorie che hanno visto gli indagati passare dalle minacce, dalle ingiurie, dalle vessazioni morali e psicologiche alle aggressioni fisiche e per ultimo alle percosse che hanno portato la minore al pronto soccorso».

LA DENUNCIA
La ragazzina, assistita dall'avvocato Cristina Cerrato, esperta nell'assistenza in casi di violenza su donne e minori, sta superando la sofferenza. «Loro mi dicevano che ero io il problema della famiglia. Che ero io sbagliata», si è sfogata la giovane coi magistrati. «A un certo punto ho cominciato a pensare davvero così e allora ho cominciato a tagliarmi. Per fortuna Mary mi è sempre stata vicina». «Mia mamma infatti mi diceva che era colpa mia se stavamo vivendo tutto questo inferno», aveva aggiunto, «tanto che per un paio di mesi mi ha costretto a prendere delle pasticche di un medicinale che aveva fatto arrivare dall'estero. Pensavano che chi era omosessuale era malato. Alla fine ho denunciato».

L'INTERROGATORIO
«Era solo un calmante», ha specificato la mamma davanti ai magistrati, nel corso dell'interrogatorio.. «Noi contro l'omosessualità? Ci preoccupava solo il calo di rendimento a scuola di nostra figlia. Di quella ragazza poi mi aveva detto: "Mi piace ma non sono così sicura”». Per i genitori è stata chiesta la sospensione della potestà genitoriale.